“Barabba” di Fabrizio Moro: te la ricordi questa?
Viaggio quotidiano nella colonna sonora della nostra memoria, tra melodie sospese nel tempo pronte a farci emozionare ancora. Oggi parliamo di “Barabba” di Fabrizio Moro
La musica è la nostra macchina del tempo: basta una nota, un ritornello, ed eccoci di nuovo lì, in una stagione vicina o lontana, in un’auto con i finestrini abbassati o nella cameretta della nostra infanzia. “Te la ricordi questa?” è il nostro appuntamento quotidiano per riavvolgere il nastro delle emozioni, proprio come si faceva una volta con una semplice penna e una musicassetta. Oggi l’orologio del tempo ci riporta al 2009 con “Barabba” di Fabrizio Moro.
Ogni giorno, alle 13:00, vi accompagneremo in un viaggio musicale alla riscoperta di queste gemme nascoste: canzoni che hanno detto tanto e che hanno ancora tanto da dire, pronte a sbloccare ricordi, evocare immagini, restituirci pezzi di passato con la potenza che solo la musica sa avere. Brani che forse oggi non passano più in radio, pezzi di artisti affermati lasciati in un angolo, o successi di nomi che il tempo ha sbiadito ma che, appena tornano nelle nostre orecchie, sanno ancora farci vibrare. Perché la musica non invecchia, si nasconde soltanto tra le pieghe del tempo, aspettando il momento giusto per colpire nel segno e farci esclamare sorpresi un: “Te la ricordi questa?”.
Ti sblocco un ricordo: “Barabba” di Fabrizio Moro
Title track dell’EP pubblicato nel 2009, “Barabba” è uno dei brani più irriverenti e sarcastici di Fabrizio Moro. Una canzone che sceglie il tono provocatorio per raccontare un’Italia attraversata da privilegi, scandali e doppi standard, giocando con un’ironia amara che non lascia spazio a equivoci.
Il titolo è già un manifesto. Barabba, figura biblica liberata al posto di Gesù, diventa simbolo di un sistema che premia chi dovrebbe pagare e assolve chi dovrebbe rispondere delle proprie azioni. Moro utilizza questa immagine per denunciare un meccanismo di impunità percepita, dove “non si può” vale per i comuni cittadini, ma non per chi occupa posizioni di potere.
Il testo è costruito su una lunga serie di negazioni: “Non si può andare in giro in volo e mai con il metrò”, “Non si può mandare a quel paese chi non è cortese”, “Non si può avere le foto scandalistiche sui giornali”. È un elenco volutamente esagerato, che mescola desideri quotidiani e comportamenti sopra le righe, fino a toccare allusioni esplicite a scandali politici e mediatici.
Il ritornello scioglie l’equivoco: tutto “non si può”… “a meno che tu non sia il presidente del consiglio o sua figlia o suo figlio, il ministro degli interni o sua moglie e tutti i suoi fratelli, l’allenatore della nazionale o meglio ancora il cardinale”. L’elenco è martellante, quasi caricaturale. Moro non fa nomi, ma il riferimento al clima politico e sociale dell’epoca è evidente. Il potere diventa sinonimo di eccezione permanente alla regola.
La ripetizione ossessiva di “Barabba” trasforma il nome in uno slogan, un coro da stadio che suona come un’accusa collettiva. E quando arriva l’ironia finale – “viva la democrazia”, “viva la libertà” – il tono si fa ancora più tagliente. Non è un’esaltazione, ma una domanda implicita: che tipo di democrazia è quella in cui le regole sembrano valere solo per alcuni?
“Barabba” è una canzone che non cerca metafore complesse. È frontale, esplicita, volutamente sopra le righe. Nel panorama della produzione di Fabrizio Moro, rappresenta il lato più polemico e civile della sua scrittura, quello che usa la musica come strumento di denuncia. Un brano figlio del suo tempo, ma ancora capace di suonare attuale ogni volta che il senso di ingiustizia torna a farsi sentire.
Il testo di “Barabba” di Fabrizio Moro
Non si può
Andare in giro in volo e mai con il metrò
Avere un bel conto in banca per rilassarsi un po’
Comprare dieci case sparse in tutto il mondo no, no
Non si può
Non si può mandare a quel paese chi non è cortese
E andare a cena fuori più di una volta al mese
E non badare a spese non si può, no
A meno che tu non sia
Il presidente del consiglio o sua figlia o suo figlio
Il ministro degli interni o sua moglie e tutti i suoi fratelli
L’allenatore della nazionale o meglio ancora il cardinale
Barabba
Barabba
Barabba
Barabba
Barabba
Barabba
Non si può
Avere le foto scandalistiche sui giornali
Le tette di tua moglie al vento proprio non si può
Portarsi a letto le ventenni quando hai settant’anni e fare i danni
Non si può fare colazione in camera ogni mattina
E per curarsi bene avere una sola medicina
Di marca colombiana non si può, no
A meno che tu non sia
Il presidente del consiglio o sua figlia o suo figlio
Il ministro degli interni o sua moglie e tutti i suoi fratelli
L’allenatore della nazionale o meglio ancora il cardinale
Barabba
Barabba
Barabba
Barabba
Barabba
Barabba
Barabba
Barabba
Barabba
Barabba
Barabba
No
Lalala lalalalarala
Il presidente del consiglio o sua figlia o suo figlio
Il ministro degli interni o sua moglie e tutti i suoi fratelli
L’allenatore della nazionale o meglio ancora il cardinale
Il presidente del consiglio o sua figlia o suo figlio
Il ministro degli interni o sua moglie e tutti i suoi fratelli
L’allenatore della nazionale o meglio ancora il cardinale
Barabba
Barabba
Barabba
Barabba
Barabba
Barabba
Barabba
Barabba
Barabba (viva la democrazia)
Barabba
Barabba (viva la libertà)
Barabba, se
Lavoreremo per voi
Va tutto bene, va tutto bene