A tu per tu con la giovane cantautrice piemontese, in uscita con l’EP d’esordio intitolato “Frammenti

Si intitolano “Frammenti”, “Basta”, “Stata mai”, “Mi sveglio col caffè”, “Davvero” e “Non me ne frega se non ci vedo bene” le sei tracce contenute all’interno del primo lavoro discografico di Benedetta Raina, artista classe 2001 di Alessandria, originale nell’approccio all’interpretazione e alla scrittura. Approfondiamo la sua conoscenza.

Ciao Benedetta, benvenuta. Partiamo dal tuo EP d’esordio intitolato “Frammenti”. Cosa hai voluto inserire in questo lavoro che, di fatto, rappresenta il tuo biglietto da visita musicale?

«Tante varie sfaccettature, infatti, ho deciso di chiamarlo così proprio perché ogni canzone è stata scritta in un momento unico, della mia adolescenza in particolare e della mia vita in generale. Ciascuna traccia è riferita ad un periodo della mia crescita che, magari, adesso non condivido più o comunque non mi rappresenta più, proprio perché nell’adolescenza si cambia velocemente, questi pezzi rappresentano attimi dello stesso caos, come delle fotografie rubate».

Quali sonorità e quali tematiche hai voluto abbracciare in questi sei brani?

«Tematiche molte, si parla di crescita personale, dal fatto di non trovarsi bene in determinati ambienti e di voler scappare, passando per l’amicizia, la difficoltà di gestire le parole, accettare i commenti degli altri e tanti altri argomenti. A livello di sonorità, invece, le mie canzoni nascono acustiche, da un ukulele o una chitarra, poi in studio facciamo molti esperimenti diversi. In questo EP ci siamo ispirati molto al synth pop anni ’80, con varie influenze elettroniche, quindi abbastanza moderne».

C’è stato un momento preciso in cui hai capito che la musica per te era qualcosa di più di un semplice passatempo?

«In realtà credo di averlo sempre saputo, perché era l’unica cosa che mi dava tanta gioia, però il momento in cui l’ho capito è stato più o meno verso la terza media, ispirata dalla storia di Ed Sheeran che aveva lasciato tutto, abbandonato la sua città, trasferendosi a Londra, cominciando a cantare e suonare per strada. Lì ho capito che se hai un sogno devi portarlo avanti, a tutti i costi, così ho comprato la tastiera ed è cominciato un po’ tutto».

Per concludere, a chi si rivolge oggi la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare in futuro?

«In futuro spero di arrivare un po’ a tutti, mi piace quando qualcuno più grande di me si immedesima in quello che faccio. Ho iniziato a fare questo per un semplice e grande motivo, il fatto che in molti momenti della mia vita ho avuto solo come accompagnamento la musica, che mi ha dato la forza per crescere e superare ostacoli. Pensare, magari, di poter essere un giorno anch’io la stessa cosa per qualcuno, per me sarebbe bellissimo, un po’ come la chiusura di un cerchio».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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