Beppe Carletti festeggia ottant’anni, una vita vissuta con e per i Nomadi
Dal 1963 a oggi, Beppe Carletti è l’anima e la memoria dei Nomadi: ottant’anni di musica, incontri, impegno e una storia ancora tutta da cantare
Ottant’anni e una sola band nel cuore. Anzi, nella vita. Beppe Carletti compie oggi, 12 agosto 2026, ottant’anni e festeggia un traguardo che, nel suo caso, non è soltanto anagrafico. È la fotografia di un’esistenza interamente attraversata dalla musica e, soprattutto, dalla storia dei Nomadi, il gruppo che ha fondato quando aveva appena sedici anni e di cui è ancora oggi leader e unico membro della formazione originaria.
Nato a Novi di Modena il 12 agosto 1946, Carletti ha trasformato una passione adolescenziale in una delle avventure più longeve della musica italiana. Era il 1963 quando, insieme ad Augusto Daolio, Franco Midili, Leonardo Manfredini, Gualberto Gelmini e Antonio Campari, diede vita ai Nomadi, partendo dall’esperienza precedente dei Monelli. Da allora sono trascorsi più di sessant’anni, ma il viaggio non si è mai realmente fermato.
Dietro quella tastiera che è diventata una sorta di seconda casa ci sono una storia, una voce e una memoria collettiva. Beppe Carletti è infatti il tastierista e polistrumentista dei Nomadi, ma nel corso della sua carriera ha messo le mani anche su pianoforte, fisarmonica, organo Hammond e sintetizzatore. Una versatilità che gli ha permesso di accompagnare le diverse stagioni del gruppo, mantenendo sempre riconoscibile quella particolare identità che ha fatto dei Nomadi una presenza unica nel panorama italiano.
Una storia cominciata quando la musica beat stava cambiando il volto della canzone e che ha attraversato generazioni, mode, rivoluzioni culturali e trasformazioni dell’industria discografica. Ma il suo percorso non si è limitato alla band. Nel 2011 arriva infatti anche il suo primo progetto solista, “L’altra metà dell’anima”, un album interamente strumentale nel quale emerge una sensibilità cinematografica ispirata, tra gli altri, al mondo di Ennio Morricone. Una parentesi personale che racconta un artista curioso, capace di esplorare linguaggi differenti senza rinnegare la propria identità.
Il filo conduttore, però, è sempre rimasto lo stesso: la musica come strumento per stare insieme. E forse è proprio questo uno dei segreti della straordinaria longevità dei Nomadi. Una band che non ha soltanto attraversato il tempo, ma ha saputo trasformare il tempo in memoria, portando sul palco canzoni che continuano a parlare a pubblici di età diverse.
Nel caso di Beppe Carletti, alla musica si è aggiunto negli anni un forte impegno sociale e umanitario. Tra le iniziative sostenute c’è anche la costruzione di case di accoglienza in Cambogia e Vietnam, dedicate in particolare a ragazze vittime della prostituzione minorile. Un impegno concreto che si è affiancato a numerosi concerti benefici. Tra questi, il Concerto per Viareggio, organizzato nel 2009 dopo il disastro ferroviario che colpì la città toscana, e il Concerto per l’Emilia, promosso nel 2012 dopo i terremoti che devastarono la sua terra. Iniziative nelle quali la musica è tornata alla sua funzione più essenziale: non soltanto intrattenere, ma creare una comunità e provare, concretamente, a dare una mano.
Per il suo impegno e per il ruolo ricoperto nella cultura musicale italiana, nel 2005 Beppe Carletti è stato nominato Cavaliere della Repubblica Italiana dal presidente Carlo Azeglio Ciampi.
Ottant’anni, dunque, ma senza l’aria di chi abbia intenzione di mettere il punto. Perché la storia di Carletti è una di quelle in cui il concetto di traguardo rischia di essere fuori posto. La sua vicenda personale coincide quasi perfettamente con quella dei Nomadi: dal gruppo di ragazzi che negli anni Sessanta iniziava a muovere i primi passi fino alla formazione che ancora oggi porta sui palchi italiani una storia lunga oltre sei decenni.