Betty Curtis, il ricordo di una delle grandi voci della musica italiana
Il 15 giugno 2006 si spegneva a 70 anni una delle interpreti più amate della musica leggera italiana. Un talento capace di innovare stile e vocalità. Il nostro omaggio a Betty Curtis
Oggi ricordiamo il talento di Betty Curtis, una delle interpreti più rappresentative della musica leggera italiana. A vent’anni dalla sua scomparsa, il ricordo della cantante milanese resta legato a una carriera ricca di successi e a una vocalità che contribuì a rinnovare il panorama musicale del nostro Paese.
Nata a Milano il 22 marzo 1936 con il nome di Roberta Corti, si avvicinò alla musica nella prima metà degli anni Cinquanta esibendosi nei locali del capoluogo lombardo come cantante jazz. Fu Teddy Reno a intuirne il talento, offrendole l’opportunità di entrare nel mondo discografico grazie a un contratto con la CGD.
Le sue prime incisioni furono adattamenti italiani di grandi successi internazionali, tra cui “Con tutto il cuore” e “La pioggia cadrà”. Fin da subito colpì pubblico e addetti ai lavori per l’ampia estensione vocale e per uno stile interpretativo moderno, distante dai canoni tradizionali della canzone melodica italiana e più vicino alle influenze musicali provenienti dall’estero.
La consacrazione arrivò nel 1959 con la partecipazione al Festival di Sanremo. In quell’edizione interpretò tre brani finalisti, tra cui “Nessuno” insieme a Wilma De Angelis. Una canzone destinata a diventare celebre anche grazie alla successiva interpretazione di Mina, ma che contribuì a far conoscere ulteriormente la personalità artistica di Betty Curtis.
Negli stessi anni la cantante partecipò anche al cinema, prendendo parte al film “I ragazzi del Juke-Box” diretto da Lucio Fulci, accanto a Tony Dallara. Il suo legame con Sanremo proseguì negli anni successivi fino al trionfo del 1961, quando vinse il Festival con “Al di là”, interpretata insieme a Luciano Tajoli. Il brano rappresentò l’Italia anche all’Eurovision Song Contest di Cannes, conquistando il quinto posto.
Il 1961 fu probabilmente il momento più importante della sua carriera. Oltre al successo sanremese, Betty Curtis vinse anche il Festival di Napoli e ottenne ottimi risultati in classifica con diversi 45 giri, tra cui il celebre “Soldi soldi soldi”.
L’anno successivo arrivò quello che sarebbe diventato il più grande successo discografico della sua carriera: “Chariot (Sul mio carro)”, versione italiana della celebre canzone francese resa popolare da Petula Clark. Il brano conquistò il pubblico e consolidò definitivamente la sua popolarità.
Nel corso degli anni Sessanta Betty Curtis continuò a essere protagonista delle principali manifestazioni musicali italiane, partecipando al Cantagiro, a Un disco per l’estate e a numerose edizioni del Festival di Sanremo. La sua ultima apparizione in gara all’Ariston risale al 1967 con “È più forte di me”, presentata insieme al suo autore Tony Del Monaco.
Anche quando il mercato discografico cambiò profondamente, la cantante riuscì a mantenere vivo il rapporto con il pubblico grazie alle partecipazioni televisive e a una continua attività artistica. Negli anni Settanta si dedicò anche alla riscoperta della tradizione popolare italiana con l’album “Folk”, mentre nel 1978 prestò la sua voce alla versione italiana di “Candle on the Water”, colonna sonora del film Disney “Elliot il drago invisibile”.
Gli anni Novanta la videro tornare in studio con il progetto “Aquiloni al vento” e partecipare a numerose trasmissioni televisive dedicate alla grande musica italiana, spesso accanto all’amica Wilma De Angelis. Nel 2004 arrivò anche una prestigiosa apparizione come ospite d’onore nello show di Fiorello “Stasera pago io”, insieme a Carla Boni e alla stessa Wilma De Angelis.
Betty Curtis ci ha lasciato nel 2006, ma il suo contributo alla musica italiana resta indelebile. Con la sua voce potente ed elegante, la sua capacità interpretativa e il coraggio di sperimentare nuove sonorità, ha contribuito a scrivere una pagina importante della storia della canzone italiana.
A vent’anni dalla sua scomparsa, le sue interpretazioni continuano a raccontare un’epoca irripetibile e a ricordare il talento di un’artista che ha saputo attraversare decenni di musica senza mai perdere la propria identità.