Intervista al giovane artista toscano

Abbiamo intervistato per voi Filippo Checchi, in arte Bouvet, per parlare con lui della sua musica e in modo particolare di “Notte Blu”, nuovo singolo uscito venerdì 28 giugno. Bouvet è un giovane artista toscano, nello specifico di Pietrasanta, che a livello musicale nasce dal rap e su cui oggi costruisce un tipo di scrittura e di musicalità molto particolare. Per quanto concerne “Notte Blu” ci troviamo di fronte ad una canzone che fotografa insicurezze e fragilità che di notte, momento in cui c’è silenzio e si è soli, fanno sentire tutta la loro presenza e il loro peso: un testo autobiografico che racconta il rapporto delicato del soggetto protagonista con i propri demoni che, piaccia o no, sono comunque parte del suo carattere e di tutte le notti passate insonni. Da sottolineare, inoltre, che alla chiacchierata ha partecipato anche Mirko Mangano, parte integrante del progetto, produttore artistico genovese e arrangiatore di un brano che presenta un buon ritmo costellato da sonorità molto interessanti al servizio di un altrettanto interessante timbro vocale.

Ciao Bouvet, ciao Mirko. Benvenuti su RecensiamoMusica. In primo luogo, Filippo, ci racconti chi è Bouvet e quale percorso ti ha portato a fare musica oggi?

Ciao a tutti e grazie. Ho iniziato dal rap, quello classico, perché i primi passi nella musica rap li ho mossi tredici anni fa e logicamente stiamo parlando di tempi diversi da quelli che oggi viviamo. Era un genere che dovevi ricercare e vivere, sicuramente un rap molto vero su cui ho lavorato tanto prima di questo nuovo percorso in cui ho sentito l’esigenza di approdare a nuove esperienze. Queste esigenze sono dovute al fatto di aver lavorato nello studio di Mirko Mangano come tecnico del suono, ruolo che mi ha dato la possibilità di assorbire consigli, nozioni e metodi da tanti musicisti rappresentanti di generi diversi. Sono così entrato in contatto con molte realtà anche distanti dal rap che però rimane comunque il mio genere musicale di riferimento”.

Invece il tuo nome d’arte, Bouvet, assume un significato particolare?

Si, esatto. Ho deciso di chiamarmi Bouvet perché ho trovato forti similitudini tra il mio lato caratteriale e alcuni tratti peculiari dell’isola Bouvet, un’isola situata nel sud dell’Oceano Atlantico, luogo completamente disabitato eccetto che per la presenza di qualche animale o specie vegetale. Quest’isola sembra slegata dal resto del pianeta, come se fosse dimenticata ed è molto difficile da raggiungere dato che è ricoperta di ghiaccio. Il mio carattere è un po’ così, imperscrutabile e misterioso”.

“Notte Blu” è la tua canzone uscita il 28 giugno. In un testo molto efficace si parla di insicurezza e fragilità: a cosa fanno riferimento questi demoni che “non conoscono domeniche” di cui parli dall’inizio alla fine del brano?

“’Notte Blu’ tratta il tema dell’insonnia e io soffro di insonnia da parecchio tempo. Il testo sottolinea, come dici tu, le insicurezze che durante la notte, quando siamo soli con noi stessi, emergono con prepotenza. Molto importante però è l’atteggiamento con cui si vivono questi momenti essendo tutta una questione caratteriale. Se sei infatti una persona emotivamente fragile è naturale che di notte vengano fuori con chiarezza tutti i sentimenti. È una canzone che parla di me e nella mia musica non mi allontanerò mai dal mio punto di vista proprio per poter essere sincero in quello che racconto”.

Di solito nelle canzoni in cui si fotografano aspetti caratteriali vengono anche indicate delle direzioni da seguire per trovare un equilibrio e poter stare meglio. Nella prima parte di ‘Notte blu’ affermi “la scrittura, almeno lei, sa creare mura invalicabili”, è questa la via che suggerisci?

Nel mio caso si, la scrittura rappresenta la mia direzione, il mio rifugio. Per molte persone tuttavia potrebbe essere altro. Voglio solo dire che bisogna cercare di trovare una via di fuga dal proprio malessere e nel mio caso la valvola di sfogo è la scrittura. Bisogna esprimere le proprie paure e non tenerle dentro”.

Entrando ora nel tecnico del discorso, Filippo e Mirko, come definireste la canzone? È un rap che si mischia con che cosa?

Sicuramente la struttura del brano è una struttura rap proprio per come è stato scritto e nel rapporto tra strofe e ritornello. Tuttavia non lo definirei un pezzo rap ma qualcosa che mischia varie influenze musicali”.

Mirko Mangano: “Per quanto riguarda il genere ‘Notte blu’ di rap avrebbe anche ben poco. E’ fuori dubbio che il rap si veda nella metrica e nella scrittura, elementi che contraddistinguono lo stile di Filippo. Ci sono tante parole e non è semplice farle confluire in un ritmo che non si mantenga sempre identico per tutta la durata della canzone e quindi ritengo che questo risultato nel nostro caso sia un valore aggiunto. A livello musicale invece di rap non ha praticamente nulla”.

C’è allora, Mirko, un genere a cui si avvicina di più?

Non mi piace catalogare la musica all’interno di generi fissi anche perché a volte è molto difficile farlo. Con il tempo la musica cambia e non è possibile usare sempre contenitori concettuali. Il nostro è un brano pop nel senso di disco popolare dal momento che le persone riescono ad identificarsi nella tematica proposta, mentre è rap, come già evidenziato, nella sua struttura in fase di scrittura. Siamo entrambi molto precisi e il risultato è una canzone interamente suonata, elemento non scontato nel mondo musicale di oggi”.

Come avete lavorato nel creare il pezzo?

Bouvet: “Abbiamo lavorato molto insieme, ci confrontiamo di continuo. Io ho scritto il testo e la linea melodica”.

Mirko: “Personalmente mi sono occupato dell’arrangiamento naturalmente insieme ai musicisti, curando il dettaglio sonoro e le complessità della base musicale. In ogni caso, dal testo all’arrangiamento tutto è curato nei particolari in vista del miglior risultato possibile”.

Per concludere, quali sono Filippo i tuoi progetti futuri?

Ti parlo delle certezze e non delle idee ancora campate per aria. Il prossimo passo sarà il nuovo singolo nel corso del mese di settembre con annesso videoclip e da lì in poi partirà un bel percorso ma purtroppo non vi posso anticipare troppo“.

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Riccardo Castiglioni

Conduttore radiofonico e presentatore di eventi. Terminato il liceo classico, sto al momento frequentando la facoltà di giurisprudenza all’università; il fortissimo interesse per il mondo della comunicazione mi ha portato ad entrare in un primo momento a contatto con il mondo delle presentazioni e, in un secondo, con quello radiofonico; realtà della comunicazione che si intreccia e va di pari passo con la passione per la musica, centro di molti miei discorsi.

By Riccardo Castiglioni

Conduttore radiofonico e presentatore di eventi. Terminato il liceo classico, sto al momento frequentando la facoltà di giurisprudenza all’università; il fortissimo interesse per il mondo della comunicazione mi ha portato ad entrare in un primo momento a contatto con il mondo delle presentazioni e, in un secondo, con quello radiofonico; realtà della comunicazione che si intreccia e va di pari passo con la passione per la musica, centro di molti miei discorsi.

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