Recensione del terzo estratto dall’ultimo album del cantautore

Cristian Bugatti (che funge anche da omonimo titolo del suo ultimo album) ne ha combinata un’ altra delle sue. Il nuovo singolo di Bugo, dopo la sanremese “Sincero” e “Mi manca” è “Quando impazzirò“. Finalmente Bugo lascia a casa le collaborazioni e decide di camminare con le proprie gambe, anche se attualmente sembrano un po’ corte, come le bugie, o come le impalcature per la piramide di Giza.

Non sembra onesto parlare di Bugo ancora come “quello che…”, visto che di mesi ne sono passati e visto che ha ampiamente dimostrato di essere un artista aldilà dei fenomeni televisivi. Eppure la sua musica non riesce ancora ad avere tutta la forza che servirebbe per smentire i falsi miti e dimostrare che c’è davvero dell’altro oltre alle chiacchiere.

Il nuovo singolo che sbarca in radio ha un riff di chitarre orecchiabile che ci porta in medias res dentro alla strofa e alla voce o meglio alla testa di Bugo. Tutto il testo del brano potrebbe essere descritto come un viaggio dentro la mente dell’artista (anche il videoclip lo dimostra) che vive un delirio da innamoramento. Peccato, solo, che tra i versi non si afferri granché: manca quell’emozione tangibile, quel momento memorabile da attenzionare, a parte l’immagine riportata in musica del matrimonio in macchina, unica cosa vagamente riconoscibile.

Ne esce un brano dal sound rock solo negli strumenti che ne compongono il genere ma mai nella sostanza che resta talmente tanto in superficie che sembra quasi facile e si potrebbe azzardare l’accostamento musicale a brani come “Boy band“, brano del 2001 dei Velvet, una band italiana d’ispirazione pop/rock britannico.

L’esperimento artistico in realtà non è un esperimento, ma forse solo un modo per far uscire in rotazione qualcosa di fruibile al grande pubblico in vista del prossimo Festival di Sanremo, in cui Bugo gareggerà nuovamente tra i big (qui per l’articolo con le dichiarazioni di tutti i partecipanti). Sebbene nella produzione artistica ci si voglia avvicinare al mondo indie tutto resta nel limbo della superficie con una voce “non voce”, parole che stimolano curiosità di andare oltre e senso discorsivo più simile ad un “flusso di coscienza” che ad una canzone. Resta purtroppo in superficie questo tentativo di originalità, di arroganza musicale, quella che si permette chi non teme il giudizio viste, concedetemelo, “le palle” per affrontare giudizio di critica e pubblico.

Bugo 2020

In “Quando impazzirò” Bugo non “buga”, se non per l’irriverenza, l’unico elemento interessante dal punto di vista artistico di questo nuovo estratto. Seppur buona sia l’intuizione alla base viene a mancare  la genialità necessaria per spiazzare e tutto appare all’ascolto fin troppo studiato anche nella provocazione che si vorrebbe suscitare: Vasco Rossi provocava eccome quando cantava “Bollicine” a Sanremo, eppure la provocazione celava la genialità di una mossa musicale che “schiaffeggiava” il pubblico. Appunto, le provocazioni vere lasciamole a Vasco.

Piacerebbe eccome godere di un artista totalmente controcorrente rispetto al panorama musicale attuale, a patto che si premesse l’acceleratore sulla costante che ha reso Bugo noto, cioè l’imprevedibilità, cosa che questo singolo, purtroppo, non riesce a dare.

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Quando impazzirò | Testo

Quando impazzirò
Dirò la verità
Ad esempio che
Che tua madre è satana
Quando impazzirò
Non mi dispiacerà
Di uscire con gli slip
In piazza di domenica
E canterò canzoni fuori moda
Come l’educazione
E il giorno del tuo compleanno verrò a dire
Che ti voglio bene
Tanto bene
Troppo bene
Ma tu non vali niente
Come una birra analcolica
Però ti voglio bene
Tanto bene
Che nemmeno un cane
E io ti avrei sposato io
L’altra sera in macchina
Da Taranto da I tuoi citofono
Per farmi dire di no!
Quando impazzirò
So già come si fa
Farò senza di te
Basta togliersi una costola
Quando impazzirò
Più dirlo pure lui
Che vive di cugini di De André
Tu che fai
Lo sai nessuno prega per d avvero
Fino a che l’aereo è dritto
E certe cose si fanno per dispetto
E io ti voglio bene
Tanto bene
Troppo bene
Ma tu non vali niente
Come una birra analcolica
Però ti voglio bene
Tanto bene
Che nemmeno un cane
E io ti avrei sposato io
L’altra sera in macchina
Da Taranto da I tuoi citofono
Per farmi dire di no!
Come Giovanna d’arco
Fammi un electroshock
Scemo pure genio
Merito un bel premio
Sono in manicomio
Però ti voglio bene
Tanto bene
Anche più del pane
E io ti avrei sposato io
L’altra sera in macchina
E invece di star qui al citofono
Potevo dire di no
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Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

Di Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

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