Entriamo dentro il testo di una canzone per comprenderne il significato

Nuovo appuntamento con Canzone per te, la rubrica che ogni mese ti porta alla scoperta di una canzone, con l’obiettivo di comprenderne il significato e il messaggio che vuole trasmettere. La canzone protagonista di questo mese è L’allenatore di Gianni Morandi.

In questo brano l’artista bolognese non punta i riflettori sui grandi fuoriclasse e i goleador, bensì sulla figura dell’allenatore, ovvero colui a cui spetta l’arduo compito di gestire e motivare l’intera squadra.

Dalle scale ai riflettori

«E adesso vi accompagno dalle scale ai riflettori. C’è gente sugli spalti che ci vuole campioni. Ma a vincere non è che sono sempre i migliori. Noi prima siamo uomini e dopo giocatori»: sono queste le parole con cui si apre il brano.

La partita sta per cominciare. Le squadre sono nel tunnel, pronte per fare il loro ingresso in campo. Gli spalti sono pieni di tifosi festanti e pieni di aspettative. La tensione è alle stelle. Ma si sa, il calcio è imprevedibile, un po’ come la vita. Un detto ormai celebre recita che “la palla è rotonda”; talvolta, infatti, gli schemi, le tattiche e le previsioni non bastano per vincere una partita.

Sebbene la preparazione fisica e mentale siano fondamentali, bisogna tenere anche conto degli eventi imprevedibili, in grado di mutare profondamente il corso del match. In estrema sintesi, a vincere non sono sempre i migliori: «a questo aggiungi pure che la palla è rotonda. A volte soffia il vento in poppa ed altre volte ti affonda. Ci sono leggi e schemi, verticalizzazioni e poi traverse e pali e poi sviste arbitrali».

E guardalo l’allenatore

In tutto questo disordine l’autore punta i riflettori sulla figura dell’allenatore. Egli è a bordo campo, pronto a cominciare, conscio del fatto che quella partita possa valere una conferma o un imminente esonero. Perché si sa, gli allenatori siedono da sempre su panchine calde come il sole. La storia del calcio ci insegna che l’allenatore è sempre la figura più esposta, a rischio. Egli passa spesso in secondo piano quando le cose vanno bene e diventa il capro espiatorio perfetto quando invece vanno male: «e guardalo l’allenatore, da cinquant’anni appresso ad un pallone sulla panchina calda come il sole e un freddo gelido quasi polare. E guardalo l’allenatore a bordo campo pronto a cominciare, determinato nel voler cercare una vittoria che lo può salvare».

Ma quest’uomo sa che dai piedi dei suoi giocatori passa il suo futuro su quella panchina. Egli grida, motiva gli undici in campo, segue con attenzione ogni singola azione ma, a bordo campo, sembra sempre di vederlo solo: «con la sua grinta irrompe come un tuono. Chiudi gli spazi e segui sempre l’uomo, ma non ti sembra di vederlo solo».

Braccia al cielo

Il successo talvolta, alla fine, arriva. Ma quanto costa il successo? Quanto sudore e quanti sacrifici comporta? Sicuramente innumerevoli. Prima di alzare finalmente le braccia al cielo l’allenatore avrà dovuto superare diversi ostacoli e difficoltà. E, soprattutto, i suoi meriti non gli verranno sempre riconosciuti: «e guardalo l’allenatore. Ha dato tanto e ha avuto molto meno. Ma quanti ostacoli, quanto veleno prima di alzare le sue braccia al cielo». Ma lui lo sa. In fondo funziona così quando si vive in un mondo dove contano solo i vincitori.

L’allenatore | Testo

E adesso vi accompagno dalle scale ai riflettori
C’è gente sugli spalti che ci vuole campioni
Ma a vincere non è che sono sempre i migliori
Noi prima siamo uomini e dopo giocatori

A questo aggiungi pure che la palla è rotonda
A volte soffia il vento in poppa ed altre volte ti affonda
Ci sono leggi e schemi, verticalizzazioni
E poi traverse e pali e poi sviste arbitrali

E guardalo l’allenatore
Da cinquant’anni appresso ad un pallone
Sulla panchina calda come il sole
E un freddo gelido quasi polare

E guardalo l’allenatore
A bordo campo pronto a cominciare
Determinato nel voler cercare
Una vittoria che lo può salvare

Con la sua grinta irrompe come un tuono
Chiudi gli spazi e segui sempre l’uomo
Ma non ti sembra di vederlo solo

Che differenza c’è fra una partita e la vita
Se ci si trova soli ad affrontare una sfida
Per vincere non è che basta solo lottare
Bisogna dare tutto e potrebbe non bastare

A questo aggiungi pure che la sorte ti inganna
All’ultimo minuto può tradirti una palla
Ci sono scontri duri e calci di rigore
Dove non puoi sbagliare e poi trasferte amare

E guardalo l’allenatore
Da cinquant’anni appresso ad un pallone
Sulla panchina calda come il sole
È un freddo gelido, quasi polare

E guardalo l’allenatore
Ha dato tanto e ha avuto molto meno
Ma quanti ostacoli, quanto veleno
Prima di alzare le sue braccia al cielo

In questo mondo privo di valori
Dove chi conta sono i vincitori
E dei perdenti cancelliamo i nomi

E adesso vi accompagno dalle scale ai riflettori
C’è gente sugli spalti che ci vuole campioni

The following two tabs change content below.

Luca Buson

Presentatore e conduttore radiofonico. Il microfono e il palcoscenico sono la mia vita. Grande appassionato di musica, in particolare italiana. Il mio motto è "break your limits".

By Luca Buson

Presentatore e conduttore radiofonico. Il microfono e il palcoscenico sono la mia vita. Grande appassionato di musica, in particolare italiana. Il mio motto è "break your limits".

Commenta qui...

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.