Canzone per te: dentro il testo di “Fiume Sand Creek” di Fabrizio De André

Entriamo dentro il testo di una canzone per comprenderla

Nuovo appuntamento con “Canzone per te”, la rubrica che ogni settimana ti porta alla scoperta di una canzone diversa, cercando di capire il significato e il messaggio che vuole trasmettere attraverso la sua musica e le sue parole.

La canzone protagonista di questa settimana è “Fiume Sand Creek” di Fabrizio De André: si tratta del singolo facente parte dell’album “Fabrizio De André”, pubblicato nel luglio 1981 e certificato con ben tre dischi di platino per le oltre 300 mila copie vendute.

In “Fiume Sand Creek” il cantautore genovese racconta una storia vera, ossia quella del massacro di Sand Creek del 29 novembre 1864, dove un accampamento di più di 600 nativi americani appartenenti alle tribù Cheyenne e Arapaho fu attaccato da parte del 3° Reggimento dei volontari del Colorado, guidato dal colonnello John Chivington. Il bilancio delle vittime fu incerto; probabilmente i morti furono più di 150, di cui ben due terzi donne e bambini.

Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura. Sotto una Luna morta piccola dormivamo senza paura”: sono queste le parole con cui si apre il testo. La vicenda è raccontata attraverso gli occhi di un bambino indiano coinvolto in questo brutale massacro. L’aspetto interessante è che il brano si apre esponendo l’epilogo della vicenda, utilizzando parole strazianti che mettono in luce in maniera chiara ed evidente l’atrocità e l’efferatezza di questo evento.

Fu un generale di vent’anni, occhi turchini e giacca uguale. Fu un generale di vent’anni, figlio d’un temporale”: subito dopo l’apertura viene individuato il principale artefice di questo massacro, ovvero il colonnello John Chivington. In realtà, a quell’epoca egli aveva 43 anni; pertanto, probabilmente, “il generale di vent’anni” sarebbe George Armstrong Custer, ufficiale dell’esercito statunitense e comandante del 7° Reggimento di cavalleria che, il 27 novembre 1868, si rese protagonista di un massacro simile a quello del Sand Creek (il massacro del Washita, in cui attaccò un accampamento Cheyenne).

Successivamente il narratore racconta i momenti antecedenti all’attacco: “i nostri guerrieri troppo lontani sulla pista del bisonte e quella musica distante diventò sempre più forte”. La maggior parte degli uomini indiani adulti era lontana dall’accampamento, poiché impegnata nella caccia ai bisonti, vera e propria fonte di sostentamento per l’intera tribù; nel frattempo, però, l’esercito guidato dal colonnello Chivington era sempre più vicino.

Successivamente, pertanto, il giovane protagonista chiude gli occhi e, spaventato, si rivolge al nonno per ricevere rassicurazioni: “chiusi gli occhi per tre volte, mi ritrovai ancora lì. Chiesi a mio nonno: è solo un sogno? Mio nonno disse sì”. Da queste parole emerge, da un lato, la saggezza del nonno, che è in grado di rassicurare il nipote, nonostante ci si trovi di fronte a un’imminente tragedia; dall’altro lato, invece, la fiducia sconfinata del nipote nei confronti del nonno stesso.

Ma, purtroppo, non si tratta di un semplice sogno, bensì di una vera e propria realtà: “sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso. Il lampo in un orecchio, nell’altro il paradiso. Le lacrime più piccole, le lacrime più grosse. Quando l’albero della neve fiorì di stelle rosse”. Il giovane indiano continua a credere alle parole del nonno, immaginando che si tratti solamente di un brutto sogno. Il sangue dei compagni che schizza ovunque, nell’immaginario del bambino, si trasforma in un albero della neve fiorito di stelle rosse.

Nella strofa successiva l’artista pone l’attenzione sui momenti conseguenti al massacro: “quando il Sole alzò la testa tra le spalle della notte c’erano solo cani e fumo e tende capovolte. Tirai una freccia in cielo per farlo respirare. Tirai una freccia al vento per farlo sanguinare. La terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek”. Quando il Sole prende il posto della Luna e inizia un nuovo giorno, il giovane protagonista vede cani, fumo e tende capovolte. Il villaggio è ormai completamente distrutto e devastato. A questo punto, il bambino scaglia una freccia in cielo e una al vento. Un’altra freccia, invece, va cercata sul fondo del fiume Sand Creek, dove riposano diverse vittime di questo brutale massacro, soprattutto donne e bambini.

La frase con cui si chiude il brano riassume in poche parole la brutalità e l’efferatezza di questa carneficina: “ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek”. Il protagonista, infatti, immagina che i suoi amici e compagni riposino sul fondo del fiume. In queste brevi e semplici parole Fabrizio De André è riuscito a mescolare sentimenti ed emozioni contrapposti tra loro: da una parte si percepisce un’atmosfera terribile e sofferente, dall’altra, invece, si percepisce un’atmosfera quasi soave e delicata, in cui le vittime, dopo aver subito una violenza inaudita, finalmente, possono riposare in tranquillità sul letto del fiume.

Fiume Sand Creek”, nel corso del tempo, è stata interpretata da diversi altri artisti, tra cui Luciano Ligabue, che scelse proprio questo brano per ricordare l’artista genovese in occasione del concerto “Faber, amico fragile”, tenutosi presso il Teatro Carlo Felice di Genova il 12 marzo del 2000, a poco più di un anno dalla sua scomparsa. A questo concerto, presentato da Fabio Fazio, parteciparono diversi artisti di grande rilievo, come Vasco Rossi, Adriano Celentano, Franco Battiato, Roberto Vecchioni, Fiorella Mannoia, Ornella Vanoni, Zucchero, Jovanotti e, appunto, Luciano Ligabue. Ancora oggi, a più di vent’anni dalla scomparsa di Fabrizio De André, la sua musica e le sue poesie sono più vive che mai. E la terribile vicenda del fiume Sand Creek, grazie anche al suo brano, non viene dimenticata.

Testo |

Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura
Sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
Fu un generale di vent’anni
Occhi turchini e giacca uguale
Fu un generale di vent’anni
Figlio d’un temporale
See’è un dollaro d’argento sul fondo del Sand Creek.
I nostri guerrieri troppo lontani sulla pista del bisonte
E quella musica distante diventò sempre più forte
Chiusi gli occhi per tre volte
Mi ritrovai ancora lì
Chiesi a mio nonno è solo un sogno
Mio nonno disse sì
A volte I pesci cantano sul fondo del Sand Creek
Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso
Il lampo in un orecchio nell’altro il paradiso
Le lacrime più piccole
Le lacrime più grosse
Quando l’albero della neve
Fiorì di stelle rosse
Ora I bambini dormono nel letto del Sand Creek
Quando il sole alzò la testa tra le spalle della notte
See’erano solo cani e fumo e tende capovolte
Tirai una freccia in cielo
Per farlo respirare
Tirai una freccia al vento
Per farlo sanguinare
La terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek
Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura
Sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
Fu un generale di vent’anni
Occhi turchini e giacca uguale
Fu un generale di vent’anni
Figlio d’un temporale
Ora I bambini dormono sul fondo del Sand Creek

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Luca Buson

Presentatore e conduttore radiofonico. Il microfono e il palcoscenico sono la mia vita. Grande appassionato di musica, in particolare italiana. Il mio motto è "break your limits".

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