Basta dire che la musica fa “il suo” quando fa beneficenza: non è il suo compito

Premetto che sarà un articolo divisivo attorno ad un tema spinoso e ricco d’insidie dialettiche per cui, se la comprensione del testo scritto non è il vostro forte, meglio che abbandoniate chi la lettura di quanto segue. Il mondo non cambierà di certo grazie a quest’articolo, voi non perderete alcuna informazione vitale ed io, soprattutto, avrò modo di non inacidirmi ulteriormente in una giornata di primavera che già è abbastanza irritante visto tutto questo proliferare di pollini che non fanno che aggravare ancor di più questa condizione estenuante di quarantena forzata. Fine della premessa.

Veniamo al dunque. Il tema è il ruolo dell’arte e della musica in particolare, d’altronde di questo si dovrebbe parlare qui, nelle situazioni d’emergenza sociale. Come dovrebbe reagire l’arte di fronte a calamità naturali del tutto eccezionali? Fino a dove si spinge il suo reale ruolo istituzionale e dove, invece, inizia quello personale e privato delle singole scelte legate all’essere uomo (o donna) prima che un artista?

Me lo sono chiesto qualche notte fa quando, prima di addormentarmi, ho dato una veloce occhiata alla home page Twitter trovandovi un tweet di un noto politico italiano che ringraziava l’arte e la musica in particolare per aver “fatto il loro”. Un’espressione piuttosto chiara, mi sono detto. Non sembra anche a voi? Se la risposta è no, fate un ritorno alla premessa: la comprensione del testo scritto non fa per voi, ergo… abbandonate la lettura ora fin che siete in tempo.

Ora, non è mio obiettivo trasformare tutto ciò in una discussione politica in base ai colori di chi ha scritto quel tweet che ha attirato la mia attenzione ma non posso nemmeno esimermi dal fare il nome di chi l’ha postato. Tanto, comunque sia, lo potreste scoprire benissimo da soli: basta una banale ricerca sul web. Ad ogni modo, ve lo dico io, l’autore del tweet in questione è Matteo Salvini, leader e capo politico del partito della Lega. Fine del paragrafo pericoloso ed inizio delle minacce di morte che sicuramente mi saranno recapitate tra 3, 2, 1…

Ora, mettiamo da parte, almeno per il momento, il credo politico e proviamo a ragionare insieme: davvero l’arte, la musica, lo spettacolo e la televisione hanno il dovere morale ed etico di sostenere la società attivamente nei momenti in cui questa viene colpita da delle calamità di qualche genere? Oppure, se lo fa è soltanto perchè in quanto uomini e donne sensibili ritiene giusto che chi ha dia a chi non ha? La questione, per quel che mi riguarda, è tutta lì: l’arte non è dovuta a dare nulla, nessuno ha il dovere istituzionale di organizzare raccolte fondi, costruire terapie intensive, realizzare serate televisive di beneficenza, mettere all’asta oggetti o ricordi particolari per raccogliere utili da devolvere per sostenere gli aiuti alle popolazioni colpite da questa o quella emergenza.

Certo, la musica è intervenuta più e più volte: lo ha fatto e lo sta facendo per l’attuale situazione sanitaria del Coronavirus ma, in passato, c’è stata per il terremoto de L’Aquila con ‘Amiche per l’Abruzzo’ o la realizzazione del brano ‘Domani’, o per quello in Emilia-Romagna con la realizzazione del concerto-evento ‘Italia loves Emilia’ o ancora per sensibilizzare la lotta alle violenze sulle donne con campagna, eventi come quelli di Loredana Bertè di ‘Amiche in Arena’ o il prossimo ‘Una nessuna centomila’. Ma tutto questo non sta scritto nei contratti, non ci sono leggi che lo impongono, nè tanto meno obblighi morali di alcun genere che legano la beneficenza e l’impegno sociale alle figure degli artisti. Che, poi, è giusto ricordarlo sono quegli stessi artisti che ora vengono attaccati, derisi ed ignorati quando osano chiedere alla politica di avere risposte per tutelare migliaia di lavoratori che in questo momento sono costretti a rimanere senza lavoro e senza alcun tipo di tutela.

Allora, caro Matteo Salvini, cara politica tutta, l’arte e la musica ancora una volta sono scese in campo e lo hanno fatto non perchè è “il loro” ma perchè la sensibilità dell’essere artista comporta anche la responsabilità morale di provare a fare qualcosa per aiutare chi tende la mano chiedendo che qualcuno lo afferri. Non è “il loro”, è qualcosa che liberamente scelgono di fare senza essere obbligati a farlo. Tu, invece, cara politica hai tutti gli obblighi di farlo e se lo Stato non sa proteggere ed aiutare da solo i propri cittadini è un po’ perchè anche tu lo hai privato di quella capacità in un modo o in un altro a prescindere da quale sia il tuo colore o la posizione della tua poltrona in parlamento perchè tanto, chi prima chi dopo, tutti avete avuto la possibilità di fare quello che non avete fatto. La musica continuerà ad aiutare, ne sono certo, ma ora tocca anche a te ad aiutare l’Italia e gli artisti italiani affinchè domani, quando avrai ancora bisogno di loro, ci siano e non si trovino senza risorse da investire perchè tu li hai costretti alla fame. #Sei Con Noi?

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Di Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

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