A tu per tu con il cantautore napoletano, fuori dallo scorso 22 giugno con il singolo intitolato “Soul Cafè

Tempo di nuova musica per Carlo Mey Famularo, artista partenopeo noto per essere l’interprete maschile della sigla della di “Un posto al sole”, celebre soap-opera in onda da ben ventiquattro anni. “Soul Cafè” è il titolo del singolo che segna il suo ritorno discografico, un brano prodotto e arrangiato da Max Marcolini, disponibile sulle piattaforme streaming e negli store digitali dallo scorso 22 giugno.

Ciao Carlo, benvenuto. Partiamo dal tuo nuovo singolo “Soul Cafè”, cosa racconta?

«”Soul Cafè” nasce durante il duro periodo di lockdown… Il rapporto avuto con questa magica bevanda è stato essenziale, quotidiano e fondamentale. Da napoletano ho riscoperto la sana abitudine di preparare il caffè con la macchinetta tradizionale, avendo tutto il tempo necessario per la sua preparazione. Ho capito che quello che avvilisce l’essere umano è la mancanza di tempo, anche nei rapporti con gli altri, troppo veloci e superficiali (cosi come il caffè preparato con le capsule, che non amo!). Questa cosa mi ha ispirato la canzone: serve più tempo per il caffè, così come occorre più tempo per una storia d’amore. Oggi si consuma tutto in fretta…il rito del caffè richiede tempo, attenzione, cura e amore».

Dal punto di vista musicale, quali sonorità hai voluto abbracciare?

«Da sempre amo la musica soul, in questa canzone ho cercato di fondere sonorità caraibiche al soul americano. In questo mi ha aiutato molto la collaborazione con il mio produttore Max Marcolini (producer di Zucchero). Il caffè nasce nel sud del mondo e passando per Cuba e Napoli ha conquistato il pianeta, influenzando gusti e cultura anche nordamericani».

C’è una frase che, secondo te, rappresenta e sintetizza al meglio il senso della canzone?

«”Amo le donne, amo le donne ed il caffè/se freddo non sto più con te /che adesso pensi solo a te”. Le donne e la passione sono come il caffè bollente, il caffè raffreddato è invece simbolo di una storia d’amore che volge alla fine».

Chi ha collaborato con te alla realizzazione di “Soul Cafè” e come ti sei trovato a lavorare con questo team?

«Il mio produttore è Max Marcolini, che ho avuto la fortuna di conoscere alla presentazione dell’ultimo disco di Zucchero “DOC” a Milano. Insieme abbiamo realizzato il singolo Soul Cafe’, il primo estratto dell’album Cuba Cafe’ che uscirà a fine anno».

Facciamo un salto indietro nel tempo, c’è stato un momento preciso in cui hai capito che tu e la musica eravate fatti l’uno per l’altro?

«Suono le tastiere e canto da quando ero ragazzino, avevo 12 anni quando misi su il mio primo gruppo. Suonavamo alle feste private ed anche piccole esperienze su navi da crociera. Ma ho capito veramente di poter fare il musicista quando fui invitato da Billy Preston (il quinto Beatles) e Sam Moore a suonare le tastiere e cantare con loro. Era una data della loro Tournee Mondiale a Napoli ed erano gli anni 90. Da quel giorno è partito tutto, ho capito che musica e palco erano la mia vita vera».

Lungo il tuo percorso hai collaborato con numerosi importanti colleghi, c’è un incontro che ti ha particolarmente colpito sia a livello umano che artistico?

«Il più bello è quello con Massimo Riva, storico chitarrista di Vasco Rossi, che nel 1998 produsse il mio brano “Cercami qui”, inserito poi nel mio album “Konfusione” distribuito da Sony. Di quella produzione ricordo il suo grandissimo talento ed anche la grande opportunità di conoscere Vasco, che per l’occasione mise a disposizione il suo studio Le Furie di Bologna. Una sera siamo stati a cena con Vasco ed in quella occasione ho ricevuto anche i suoi complimenti per il brano che avevamo realizzato. Questo è stato il mio incontro umano ed artistico più bello».

Sei noto per essere l’interprete maschile della sigla di “Un posto al sole” che, da ben ventiquattro anni, entra ogni sera nelle case degli italiani. Quali sono le soddisfazioni più importanti che ti ha dato questa esperienza?

«Da poco ho scoperto che questa sigla non è solo famosa in Italia (quasi 2 milioni di spettatori a sera) ma in tutto il mondo, dove viene ascoltata da quasi 20 milioni di italiani che vivono all’estero. La soddisfazione più grande l’ho avuta l’anno scorso in ottobre. Sono stato invitato da Rai Italia al Master Theatre di New York al Festival Italiano come ospite in rappresentanza della sigla di Un Posto al Sole. Con mio stupore tutto il pubblico cantava con me ed era felice finalmente di vedere la faccia dell’interprete che da 24 anni entra nelle loro case con la sigla. Un programma televisivo diventa famoso anche grazie alla sua sigla, che attraverso note e parole lo rende riconoscibile in maniera veloce».

Quanto e come influiscono le radici napoletane nella tua musica?

«Mi piace molto la musica napoletana nei suoi classici, ed ho sempre amato Pino Daniele e anche i primi album di Enzo Avitabile. Inoltre ascolto ancora Mario Musella, grandissimo cantante degli Showman. Musica nera / soul e blues fuse con la melodia napoletana ed italiana sono state la mia più grande passione. Amo la musica soul e il blues ma non dimentico di essere Italiano. La nostra vera tradizione è la melodia e il melodramma. Mi piace scrivere note e parole semplici che possano essere immediatamente ricordate, entrando nel cuore e nella mente della gente. In poche parole: musica popolare con forti influenze soul e blues».

Quali sono i tuoi prossimi progetti in cantiere e obiettivi per il futuro?

«Un disco di inediti prodotto con Max Marcolini, in uscita a fine anno. Si chiamerà “Cuba Cafe'”. Vorrei poi ritornare a suonare live nei concerti, la musica live è da sempre la mia grande passione».

Per concludere, qual è la lezione più importante che senti di aver appreso dalla musica in questi anni di attività?

«La musica per me è come una bellissima donna, la ami senza condizioni, qualche volta ti corrisponde e qualche volta ti fa soffrire, ma non smetti mai di corteggiarla, perché anche solo uno sguardo della donna che ami veramente ti rende felice. La musica per me è amore eterno, nasce con me e continuerà anche senza di me. Le canzoni scritte parleranno di me e del mio amore per la musica per sempre».

© foto di Amy Eoukich

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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