Caro Ultimo ti scrivo e ti dico tutta la verità su Sanremo 2019

Lettera aperta al cantautore su quanto è successo a Sanremo 2019 (e in seguito)

Caro Ultimo,

son passati ben 4 giorni dalla tua non-vittoria del Festival di Sanremo 2019 e tutti, anche i meno titolati per farlo, si sono permessi di dire la loro su di te, sulla tua canzone, sulla tua persona, sulle tue parole e sul tuo comportamento. Lo ha fatto chi di musica si occupa tutto l’anno, lo ha fatto l’anziana signora che il pomeriggio passa il tempo guardando le trasmissioni d’intrattenimento e lo ha fatto il classico italiano che di musica non sa nulla ma che quando arriva Sanremo sembra il massimo esperto del settore. Io no, io me ne sono stato zitto ed ho preferito riflettere, far funzionare la testa prima di dire ciò che realmente pensavo, e penso tutt’ora, di te.

Ho scelto di pensare perchè credo, e sono fermamente convinto, che l’errore commesso in questi ultimi 4 giorni sia stato proprio quello di non pensare, di voler dire tutti delle cose pur senza riflettere davvero su ciò che è accaduto e su ciò che sta continuando ad accadere.

E’ vero te l’hanno tirata. Anzi, mi ci metto in mezzo e dico te l’abbiamo tirata (anche se stare qui a parlare di superstizione  e di sfortuna mi sembra alquanto fuori luogo per chi, come me, nel cuore ha Mia Martini e la sua storia) perchè, in effetti, tutti, ma proprio tutti eravamo assolutamente convinti che questo Festival avesse davvero un vincitore annunciato che, non per forza, corrisponde ad una cosa negativa. Il fatto che tutti t’incoronassero vincitore ancor prima di sentire le canzoni, forse, era semplicemente un segno di riconoscimento e di apprezzamento di quel straordinario lavoro che sei riuscito a fare, tu ed il tuo staff, negli ultimi 12 mesi grazie al tuo immenso talento. Hai fatto parlare le canzoni, hai conquistato il pubblico con la tua faccia pulita, con il tuo messaggio di quotidianità, semplicità e vicinanza. Forse anche per questo tutti erano davvero pronti ad incoronarti vincitore: tutti erano d’accordo nel riconoscerti lo straordinario dono della normalità in questo mondo di lupi ed apparenze.

Vedi, probabilmente tu non ti ricorderai di me ma io mi ricordo perfettamente di te. Ricordo di come ti ho “scoperto” quando ancora nessuno sapeva chi tu fossi, quando la stampa (quella che conta, come amano dire tra loro le eminenze grige di quella sala che non ha capito tante cose nelle ultime ore) ignorava completamente il tuo messaggio e la tua esistenza. Era l’inizio di giugno del 2017 e dopo aver ascoltato per puro caso una delle decine di cartoline digitali che affollano quotidianamente la mia mail redazionale rimasi folgorato da Ovunque tu sia, uno dei tuoi primi (ignoti) singoli radiofonici. Ero all’università e uscii di corsa dall’aula per chiamare il tuo ufficio stampa di allora chiedendo quanto prima di poter parlare con te. Facemmo una lunga chiacchierata su Skype, grazie a James e Daniela, malgrado una risoluzione bassissima della videocamera ed un tuo intenso pomeriggio di prove in studio. Da lì a qualche mese avresti pubblicato Pianeti, esordito a Sanremo con Il ballo delle incertezze, riempito decine di palazzetti dello sport, spopolato in radio, frequentato gli studi televisivi e concesso decine di dichiarazioni ai “giornaloni”. Malgrado tutto ciò, e questo ti va riconosciuto, non ti sei montato la testa, hai continuato a far parlare esclusivamente la musica, non ti sei messo a fare il giudice nel primo talent che ti proponessero, non hai sbattuto le tue chiappe sulla copertina di una qualsiasi settimanale per parrucchiere e non hai sconfessato la tua vita pre-successo. Personalmente ho scelto di non disturbarti più, di non richiedere mai più un’intervista con te. Lo hanno fatto dei miei collaboratori ma io di te ho voluto conservare soltanto quel messaggio di evasione che con tanto impegno avevi tentato di spiegarmi e trasmettermi. Lo ammetto, mi avevi conquistato così: non avevo bisogno di altro anche se avrei potuto guadagnare un bel po’ di clic da una chiacchierata con te subito dopo i successi di Sanremo 2018 e dei sold-out al Pala Lottomatica. Ho preferito, però, starti accanto in un modo diverso, continuando ad ascoltare soltanto la tua musica. Nel mio sito ci sei stato sempre e ci sei stato con le parole migliori del vocabolario. Noi siamo stati affianco a te in ogni tappa del tuo percorso pur senza sventolare primati vari: eravamo al tuo primo concerto a Milano il 19 gennaio 2018 con qualche centinaia di persone come in quello al Mediolanum Forum del 4 novembre 2018 con qualche migliaia di persone.

Quest’anno al Festival ho tifato per te, l’ho scritto: ho incoronato la tua canzone come quella che più meritatamente avrebbe potuto (e dovuto) vincere Sanremo 2019 e non perchè fosse necessariamente la più bella ma per il messaggio che avrebbe portato. Un messaggio di pulizia, di evasione, di giovinezza ma contemporaneamente di ribellione, di semplicità, di fragilità e di amore. Un amore che, fa strano a dirsi, sembra poter essere vero e sincero anche a 23 anni.

Anch’io ho 23 anni, siamo nati a nemmeno 10 giorni di distanza. Anch’io, come te, mi sono fatto da solo, ho trovato il modo di poter fare ciò che mi piaceva e l’ho fatto anche contro chi, in quasi 7 anni ha provato, e prova tutt’ora, a mettermi i bastoni tra le ruote e a far valere un potere fittizio e “mafioso” che, ahimè, nel mondo della musica è tutt’altro che assente. Anch’io, come te, sono giovane ed istintivo e quando sabato notte ho seguito dalla Sala Stampa Lucio Dalla i pochi minuti della tua ultima conferenza stampa (la sola che mi sia stato permesso di seguire durante quest’ultima settimana) mi sono sentito nuovamente vicino a te. Ho capito il tuo messaggio ancora una volta. Ho capito che ad un ragazzo di 23 anni che ama soltanto la musica è stato messo sulle spalle un peso che non poteva sopportare un momento di più e che non era giusto sopportasse. Non ho apprezzato i tuoi modi ma li ho capiti e ancora oggi li difendo a spada tratta perchè, come ripeto ormai da giorni a chi mi chiede che cosa pensi dell’intera questione, erano gli unici che avrebbero finalmente consentito una riflessione vera su determinati meccanismi del Festival, della musica e della discografia nel suo complesso generale.

Già immagino che le motivazioni che ti sono state fornite in queste ultime ore riguardino un ostracismo della carta stampata, una chiara direzionalità politica della giuria d’onore che ha voluto premiare un ragazzo italo-egiziano per dimostrare l’apertura culturale di un’Italia che, diciamocelo, in larga parte non esiste, che fa buon viso a cattivo gioco. Credi a me, sono tutte frottole che ci si è inventati, anzi, che si è inventato chi, proprio in questo momento, te le sta ripetendo per l’ennesima volta. La verità, caro Niccolò, è che gli artisti vanno protetti, tutelati e messi in luce per la propria arte, per il proprio talento, per la propria scrittura o per la propria voce. Tutto ciò va fatto, a maggior ragione, con chi, come te, nelle canzoni trasmette una innata fragilità, un immenso bisogno di protezione e introspezione. Ricordi? Evasione…

Ecco, forse, invece di parlare di motivazioni politiche chi ti sta attorno dovrebbe avere il coraggio di parlare di colpe personali: colpe che hanno nomi, cognomi e motivazioni ben chiare ed evidenti. Perchè nessuno ti ha difeso durante quel massacro in conferenza stampa? Perchè nessuno ha sentito la necessità di prendere in mano un microfono e ricordare a tutti che si stava parlando di un ragazzo di 23 anni che, con i modi che caratterizzano la delusione più cocente, stava cercando di esprimere tutta la sua tensione, la sua rabbia, la sua stanchezza? Dov’erano quelle persone che avrebbero dovuto proteggerti e che invece ti hanno consegnato per 8 giorni alla gogna mediatica perchè, forse non lo sai, ma gli scontenti si registravano già ben prima di sabato notte. Dov’era chi ha raccolto applausi e gloria quando andava tutto bene atteggiandosi da star? Perchè, proprio nel momento del bisogno, è tornato ad essere soltanto un umile dipendente?

Il problema, caro Niccolò, non è il televoto, la giuria della sala stampa, Salvini, i falsi esperti, questo Paese o la presa in giro di un Festival verso il suo pubblico. Il problema, e qui concludo, è che occorre ricordarsi che un artista è come una piccola pianta: se esposta al vento burrascoso si spezza e muore, per sopravvivere ha bisogno di un sostegno, di un clima favorevole, dei giusti momenti che non possono essere riconosciuti tutti in prima persona ma che deve essere abilità delle persone incaricate segnalare. Ecco, forse queste segnalazioni non ti sono arrivate e, dall’altra parte, sono state fatte arrivare delle cose parecchio urticanti.

Ecco tutto. Spero che qualcuno abbia davvero il coraggio di dirti come sono andate le cose, di assumersi le proprie colpe e di capire che non tutti gli artisti sono uguali, che non tutti hanno le stesse convinzioni e che non tutti poggiano sulle medesime certezze e fragilità. Scrivo perchè ho voluto guardare da fuori non perchè da giorni mi sento frustrato per non essere riuscito ad estorcerti una mezza frase copia-incollata su di una canzone: quello lo lascio fare ad altri a chi, per l’appunto, la musica la ascolta solo a Sanremo.

In bocca al lupo Niccolò e ricordati perchè sei Ultimo!

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

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