A tu per tu con la giovane cantautrice trentina, in uscita con il suo omonimo album d’esordio

Si intitola semplicemente “Caterina” il progetto che segna il debutto discografico di Caterina Cropelli,  artista che abbiamo conosciuto e apprezzato durante la decima edizione di X Factor. A circa un anno e mezzo dalla nostra precedente chiacchierata, ritroviamo con piacere la giovane cantautrice trentina per parlare di questo suo primo lavoro anticipato dal singolo “Duemilacredici”.

Ciao Caterina, bentrovata. Inaugurerei questa nostra chiacchierata partendo dal tuo omonimo album d’esordio. Cosa hai voluto inserire in questo tuo biglietto da visita musicale?

«All’interno di questo lavoro ci sono racchiusi tre anni della mia vita, questi pezzi non sono altro che i ricordi di quello che ho vissuto, c’è chi fà fotografie e chi scrive canzoni (sorride, ndr). Ho inserito un sacco di cose, anche perché fino a tre anni fa non scrivevo, quindi è stato un percorso mio personale, c’è dentro molto di più che delle semplici canzoni».

Attraverso queste dieci tracce, credi di aver raggiunto una tua identità artistica o più semplicemente pensi di esserne ancora alla ricerca?

«Rispetto alle prime canzoni che ho scritto, sicuramente c’è stato un percorso per arrivare a questo tipo di scrittura e di sonorità. Personalmente mi ritengo continuamente alla ricerca di una forma d’espressione che sia sempre più mia, riconoscibile, credo che non smetterò mai di sperimentare e di provare a cercare di migliorarmi».

“Duemilacredici” è il titolo del singolo scelto per accompagnare l’uscita di questo progetto, cosa hai voluto raccontare attraverso le parole, le note e le immagini piuttosto casalinghe del videoclip di questa canzone?

«”Duemilacredici” è nata in un momento in cui ero un attivino satura dei social network, del mondo virtuale, di questo perdere tempo ad occuparmi delle vite degli altri e non concentrarmi sulla mia. Ho voluto mettere in musica questo disagio, parlare del bisogno di coltivare di più i rapporti umani, essendo io un’amante degli abbracci e del contatto fisico. Per il video, invece, avevamo grandissimi progetti che sono andati tutti in fumo (sorride, ndr), fà parte della vita imparare che non sempre le cose vanno come ci aspettiamo, quindi bisogna cercare di reinventarsi, così ho realizzato questa clip interamente a casa e da sola, spero possa piacere e che quei tre minuti possano portare la testa da qualche altra parte».

A tal proposito, veniamo all’attualità, in particolare all’emergenza sanitaria Coronavirus che sta mutando, seppur momentaneamente, la nostra quotidianità. Tu, personalmente, come stai vivendo tutto questo?

«Per ora la sto vivendo bene, perché la realtà qui in Trentino è diversa rispetto ad una città, senza il mio giardino e la natura non so se riuscirei a reggere la stessa situazione. Psicologicamente mi sono preparata ad attendere molto, per il momento sono abbastanza tranquilla, nonostante la nostalgia delle persone care e la mancanza di libertà, che credo sia uno degli aspetti che sicuramente apprezzeremo di più dopo».

Se dovessimo trovare un aspetto positivo da tutta questa situazione, in cosa lo individueresti?

«Come ho raccontato in “Duemilacredici”, penso che forse eravamo arrivati un po’ tutti ad una condizione in cui ci sembrava di vivere in un mondo dove si parlava senza ascoltare, un mondo pieno di rumore. Credo che questo momento ci abbia obbligato ad ascoltarci di più e ad essere più altruisti, la natura si sta riprendendo il suo posto e questo è positivo».

Per concludere, a chi si rivolge oggi la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare?

«Si rivolge un po’ a tutte le persone che possono in qualche modo rispecchiarsi, non ho un identikit. In generale penso che la mia musica possa essere rivolta, a chi l’apprezza e può vederci qualcosa di buono. Sicuramente nel disco ho trattato tematiche diverse, a seconda del proprio vissuto, ognuno può trovarci qualcosa o, per lo meno, lo spero (sorride, ndr)».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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