C'è sempre una canzone (d'amore)

Raccontiamo l’amore con una canzone

Le settimane che aspetto con più impazienza durante l’anno sono due: quella del mio compleanno, in agosto, e quella di Sanremo. Entrambe sono impegnative ma durante quella del compleanno solitamente sono in ferie, ma durante la settimana di Sanremo devo mettere tre sveglie ogni mattina e andare al lavoro con le occhiaie che, di giorno in giorno, diventano sempre più profonde. Amadeus dovrebbe diventare testimonial di qualche crema miracolosa.

Fatto sta che Sanremo è Sanremo: il festival dei fiori, dei meme virali, degli spoiler, dei direttori d’orchestra e delle canzoni d’amore. Non c’è un festival che si rispetti che non ci abbia lasciato in eredità qualche ballata struggente, partendo da “La solitudine” e arrivando fino a “Fiamme negli occhi” della passata edizione.

Utilizziamo quindi questo spazio, oggi, per prepararci a ciò che vedremo e ascolteremo dal primo febbraio, per dare una sbirciata sul palco dell’Ariston. L’amore interpreterà anche quest’anno la parte da protagonista. Il maggior numero di brani presentati dagli artisti in gara parla infatti del nostro sentimento preferito, condito in varie salse, osannato ma anche odiato, atteso ma anche allontanato. Insomma, se l’amore fosse un fiore, a Sanremo potremmo vedere rose rosse, margherite ma anche crisantemi.

Tra canzoni, sentimenti e aspettative |

Partiamo dall’amore giovanile, quello che sa toglierti il fiato. Aka7even con la sua “Perfetta così” ci parla proprio di questo, di un amore che non si ferma all’aspetto fisico, ma che ti cambia la vita con una sola parola. Sangiovanni, il suo compagno di banco, si fa guidare dalle “Farfalle”: che siano nello stomaco o in casa, svolazzano in libertà come il suo amore giovane e fresco, che esplode in un turbinio di emozioni. Rkomi, invece, ci racconta di un amore elettrico, di una sfida, di una gara di velocità, di una persona vista come l’ultima curva di un circuito difficile, una curva quasi impossibile, quasi “Insuperabile”.

I sentimenti però non sono sempre così facili, lo sanno bene Matteo Romano che ci canta di un litigio diventato “Virale” o il giovane Tananai che con “Sesso occasionale” cerca in tutti i modi di liberarsi dall’accusa di un tradimento. Ogni tanto, quindi, occorre prendere l’amore un po’ più alla leggera, provando ad allontanare per un attimo le preoccupazioni. Donatella Rettore e Ditonellapiaga ci insegnano quello che dovremmo sempre tenerci stampato in testa: l’amore è questione di “Chimica” e non hanno intenzione di urlarlo a bassa voce.

Seguiamo poi le fisarmoniche spagnoleggianti dal sapore folk e troviamo le “Duecentomila ore” di Ana Mena, le ore che servono all’amore che arriva di notte e se ne va al mattino, dopo una festa in spiaggia o un Cuba Libre di troppo. Poi c’è anche la “Domenica”, quando ti svegli in after con un grande casino in testa e in tutto il corpo, ma questo è Achille Lauro ed è tutta un’altra storia.

Chi segue questa rubrica sa che ho un debole per le situazioni complicate perché la vita mi ha insegnato che è esattamente l’opposto di un’autostrada. Ci sono quelle storie intricate come la lana in un gomitolo, come quella che ci racconta Giovanni Truppi, nata in un bar di Torino, più o meno giusta o sbagliata ma di certo intensa, che sfida le opinioni del mondo e quelle di “Tuo padre, mia madre, Lucia”. Irama cerca il riscatto e ci propone una ballata orchestrale. “Ovunque sarai” è il grido che testimonia la potenza dell’amore, di chi ama anche a costo di dover aspettare tutta la vita.

Poi ci sono le paure, quelle che ci mettono a nudo e svelano davvero chi siamo. “Ti amo non lo so dire” è il pezzo che ci regala una ruggente Noemi, che fa fatica ad esprimere i propri sentimenti e ammette a cuore aperto di dover dedicare ancora del tempo per lavorare su sè stessa. La dolcezza e la raffinatezza di Michele Bravi si vedono già dal titolo del suo brano “Inverno dei fiori”. Michele fa uscire la parte più fragile, la paura di perdersi e di non essere mai abbastanza per chi amiamo. Anche la coppia più hype di questo Sanremo parla di amore e lo fa in modo crudo, vero, contemporaneo. Siamo certi che saranno “Brividi” quelli che avremo quando si esibiranno Mahmood e Blanco, portavoce di chi sbaglia perché non sempre sa come si fa ad amare.

Le storie nascono e finiscono. Quante canzoni avremmo in meno se non si soffrisse per amore? Di certo in questo Festival non ci sarebbe quella di Emma, che ripete l’errore di rincontrarsi e perdersi ed “Ogni volta è così” perché davanti alla passione ci si arrende. Non avremmo neanche “Abbi cura di te” della coppia Highsnob e Hu, visti come gli eredi dei Coma_Cose, ma che parlano di un amore al capolinea segnato da chi trova il coraggio di stare lontano dall’altra persona.

Le Vibrazioni, dopo essersi chiesti “la gioia dov’è?” (e vi prego ditemi se l’avete trovata perché io no), hanno optato per “Tantissimo”, una canzone rock che ci parla di un amore finito ma non del tutto, perché sotto pelle è più vivo che mai, è un’arma che può fare molto male. Ma la fine non può essere solo così struggente, può essere dolce come il “Miele” e Giusy Ferreri ha il pezzo giusto, firmato Takagi e Ketra, per mettere il punto ad una relazione con un ritmo davvero sensuale.

Ma l’amore, quello vero, universale, che ti chiude lo stomaco e ti rende forte e fragile nello stesso momento, esiste ancora nascosto da qualche parte. Elisa lo ha trovato e vuole darne testimonianza con “O forse sei tu”, mentre Fabrizio Moro ci propone “Sei tu” una ballata romantica nello stile che lo contraddistingue, per restituire voce a chi è stato dato per sconfitto e poi riportato a galla. Tra tutti gli artisti, però, ce n’è una che di esperienza su quel palco ne ha da vendere e di amore può parlarne con tutta la saggezza del mondo. È Iva Zanicchi, che con “Voglio amarti” ci racconta come sia ancora vivo il desiderio inarrestabile di amare, anche col passare delle stagioni della vita.

Come potete notare, sono tanti gli artisti che parlano d’amore, ma ognuno di essi lo vede con occhi diversi. A noi non resta che sederci sul divano ed ascoltare e poi dedicarle a chi vogliamo. Dal primo febbraio. Io inizio a fare scorta di pop corn.

The following two tabs change content below.

Gloria Tagliani

Il mio lavoro è far quadrare tutto, ma se c’è una cosa che non quadra mai, quella è la mia vita. Credo nei finali dei film romantici, nel Liga, nei tramonti, nei biglietti aerei, nelle canzoni urlate a squarciagola e nelle stelle cadenti. Ho cinque tatuaggi e troppe playlist.

By Gloria Tagliani

Il mio lavoro è far quadrare tutto, ma se c’è una cosa che non quadra mai, quella è la mia vita. Credo nei finali dei film romantici, nel Liga, nei tramonti, nei biglietti aerei, nelle canzoni urlate a squarciagola e nelle stelle cadenti. Ho cinque tatuaggi e troppe playlist.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.