Cecilia Larosa: “Ogni momento è prezioso, unico e irripetibile” – INTERVISTA

Cecilia Larosa

A tu per tu con Cecilia Larosa in occasione dell’uscita di “Vivi”, il suo primo album. La nostra intervista alla cantautrice calabrese

Disponibile da oggi, “Vivi“, il primo album della cantautrice calabrese Cecilia Larosa, pubblicato da Unalira, etichetta discografica diretta dalla manager Lorena Bassano,. Un lavoro intenso e profondamente personale che attraversa emozioni, fragilità, memoria e rinascita, raccontando la vita attraverso lo sguardo di un’artista che ha scelto di usare la musica come forma di verità e di condivisione.

Tra pop contemporaneo, suggestioni soul e richiami alla tradizione mediterranea, Vivi” si muove costantemente tra dimensione intima e respiro universale, trasformando esperienze reali in canzoni che assumono la forma di pagine di diario. Un progetto costruito nel tempo, nato da un percorso di scrittura personale e sviluppato grazie alla produzione artistica di Piero Cassano, figura centrale nella crescita musicale della cantautrice.

Partiamo da “Vivi”, il tuo primo album. Che momento fotografa del tuo percorso artistico?  

«Sì, “Vivi” è il mio primo album e, già per questo, ha un valore e un significato  importantissimi per me. Proprio per questo ho voluto attribuirgli un titolo così  significativo: desideravo che racchiudesse tutto ciò che ha ispirato i momenti e le  emozioni che hanno dato vita alle canzoni del disco. Soprattutto, volevo lanciare un  messaggio attraverso ogni brano: vivere pienamente ogni istante della propria vita, perché ogni momento è prezioso, unico e irripetibile. Nulla dovrebbe mai avere il  potere di spegnere quella fiamma vitale che ognuno porta dentro di sé».  

Quali riflessioni e quali stati d’animo hai voluto includere in questo biglietto da  visita discografico?  

«Uno dei temi centrali dell’album è l’amore nelle sue molteplici forme: l’amore per la  vita, per se stessi, per gli altri. Ma anche tutto ciò che questo sentimento riesce a  generare dentro di noi, attraverso le esperienze e le consapevolezze che maturiamo  nel nostro percorso. Ci sono canzoni che parlano di rivincita personale, altre che  invitano ad essere autentici e fedeli a se stessi, altre ancora che sottolineano l’importanza di saper scegliere e di saper amare, per lasciare qualcosa di positivo nel  mondo e contribuire, nel nostro piccolo, a cambiare la vita degli altri e questo spazio sulla terra che ci è dato di abitare».  

A livello musicale, che tipo di ricerca c’è stata in studio per quanto riguarda il  sound del progetto?  

«Sicuramente una ricerca melodica. Fin dall’inizio, da parte mia e delle persone che mi affiancano e credono in questo progetto, c’è stata la volontà di riportare la voce e la melodia al centro delle canzoni, pur essendo consapevoli delle dinamiche del  panorama musicale attuale. Siamo però profondamente innamorati della musica nel  suo senso più classico e autentico. Parallelamente c’è stata anche una ricerca interiore  legata alla vocalità: desideravo che la voce e i testi fossero legati tra loro, che  esprimessero una stessa intenzione comunicativa e una medesima identità emotiva».  

Hai raccontato che molte canzoni sono nate nei momenti in cui la musica ti ha aiutata a ritrovare la strada. C’è stato un episodio preciso in cui una canzone ti  ha letteralmente cambiato prospettiva su qualcosa che stavi vivendo?  

«Sì, assolutamente. Per me scrivere significa entrare dentro me stessa e andare più a  fondo, oltre ad essere un modo per affrontare e comprendere determinate tematiche. Quando nasce una melodia mi lascio guidare dalle sensazioni, che spesso raccontano molto del momento che sto vivendo. Quando invece il testo arriva successivamente, il  lavoro consiste nel pormi domande per cercare delle risposte. Per questo il processo  creativo è quasi sempre rivelatorio. Probabilmente il brano che più rappresenta questo  percorso è proprio Vivi, ma in realtà ogni canzone dell’album, a modo suo, mi ha  lasciato qualcosa e mi ha aiutata a guardare la realtà con occhi diversi».  

“Fermati un Istante” affronta il tema della velocità e dell’autenticità delle relazioni contemporanee. Credi che oggi siamo davvero meno connessi  emotivamente o semplicemente comunichiamo in modo diverso?  

«Credo che entrambe le cose siano vere. Per essere davvero connessi a livello emotivo e umano serve presenza, mentre l’eccessiva proiezione in un mondo virtuale rischia  di allontanarci dalla percezione autentica della realtà che viviamo ogni giorno. Allo  stesso tempo, è innegabile che siano cambiati i canali attraverso cui comunichiamo e,  da questo punto di vista, trovo molto affascinante l’evoluzione digitale, essendo una  generazione che è praticamente cresciuta insieme ad essa. Tuttavia ne riconosco  anche i limiti, e mi piace che la mia musica riesca talvolta a ironizzare su questi  aspetti, lasciando però spazio a riflessioni più profonde».  

C’è un verso del disco che oggi senti come una sorta di manifesto personale?  

«Sì, certamente: “Senza paura, vivi! Nessuno ha il potere, all’infuori di te, di dirti  quanto puoi valere.” È una frase che racchiude perfettamente il messaggio che vorrei  trasmettere attraverso la mia musica e che, ancora oggi, sento profondamente mia».  

Hai lavorato con Piero Cassano, una figura che ha attraversato diverse epoche  della musica italiana. Qual è il consiglio più prezioso che ti ha dato durante la  costruzione dell’album?  

«C’è un aspetto che abbiamo sempre condiviso e che lui mi ha insegnato a valorizzare ancora di più: l’importanza della melodia. Oggi siamo circondati da parole, spesso  anche molto significative, ma una canzone nasce dall’equilibrio tra testo e melodia. È  proprio questo equilibrio ad avere la capacità di aprire il cuore e di muovere gli animi. Un altro insegnamento fondamentale riguarda la dedizione verso ciò che si fa:  la passione deve venire prima di tutto. Così come una canzone vive dell’equilibrio tra  parole e musica, anche questo lavoro richiede un equilibrio costante tra testa e cuore». 

Per concludere, qual è la lezione più importante che senti di aver imparato dalla musica fino ad oggi?  

«La musica mi ha insegnato, prima di tutto, la pazienza. Mi ha insegnato a rispettare i  tempi delle cose e a seguire il loro flusso naturale, perché spesso ciò che avevi  immaginato non coincide con ciò che poi funziona davvero o che la vita ha in serbo  per te. Attraverso la scrittura ho imparato anche ad avere maggiore consapevolezza di  me stessa e più fiducia nelle mie capacità. Alla fine, quando sei in studio, il primo  confronto è sempre con te stessa: con le tue emozioni, le tue fragilità e la tua verità»

Scritto da Nico Donvito
Parliamo di: