Century Radio, intervista a Giuditta Arecco: “La radio è una questione di ritmo”

Century Radio

Un secolo di voci, musica e storie che hanno fatto grande la radio, tra passato e attualità, davanti e dietro il microfono. A cura di Pio Russo

Benvenuti a “Century Radio“, la rubrica dedicata ai cento anni della radio. In questo spazio esploreremo l’affascinante mondo della radiofonia, non solo attraverso ciò che ascoltiamo, ma anche svelando cosa accade quando i microfoni si spengono. Tema del giorno: l’intervista a Giuditta Arecco.

Pio Russo racconta l’evoluzione e l’involuzione di un mezzo che ha segnato intere generazioni, portando musica, voci e storie nelle case di tutto il mondo. Dal fascino delle prime trasmissioni fino all’era del digitale, in un viaggio tra passato, presente e futuro della radiofonia.

Giuditta Arecco: “La radio è una questione di ritmo”, l’intervista

Arrivata in radio da giovanissima, ha vinto la prima edizione di RDS Academy e si è imposta come una delle voci più forti del panorama radiofonico italiano. Dopo nove anni a RDS, passa a Radio Italia dove ci accompagna dalle 16 alle 18, ogni pomeriggio, insieme a Marco Falivelli.  Giuditta Arecco è la gradita ospite di questa settimana. Ecco cosa ci ha raccontato.

Possiamo dire che, per quanto riguarda la radio, tu sei figlia d’arte?

«Beh, diciamo di sì, non so se la radio possa considerarsi qualcosa di artistico, diciamo che è una passione che mi è stata trasmessa da mio padre, che mi ha fatto parlare in un microfono per la prima volta a tre anni o giù di lì».

E’ vero che non volevi neanche partecipare ad RDS Academy?

«Sono sempre stata un po’ refrattaria ai talent, quindi non avevo nessuna intenzione di partecipare, poi un po’ per delle congiunzioni astrali, un po’ perché era un salto nel buio, ho registrato e mandato Il provino».

La prima cosa che hai pensato quando hai vinto?

«Non te lo so dire, è stato un delirio che tra l’altro è andato avanti per qualche giorno dopo la vittoria, dato che sono stata messa immediatamente in onda… non ho avuto il tempo di pensare a nulla».

A parte Daniela Cappelletti, sei rimasta in contatto con gli altri concorrenti?

«Certo, con quasi tutti, ed anche con quelli delle stagioni successive».

La radio la insegni anche. Il primo consiglio che dai a chi si approccia al mondo radiofonico, qual è?

«Non insegno più, ma credo che la prima cosa sia essere VERI».

Vieni dalla vera gavetta, cosa pensi di influencer e altri che arrivano nei network nazionali solo in base ai numero e non al merito?

«Credo che il fatto di meritare o meno di stare davanti ad un microfono non sia un concetto assoluto, dipende da ciò che cerca in quel momento l’editore, quello che gli serve dal punto di vista aziendale, non bisogna mai dimenticare che la radio è prima di tutto un’azienda. Detto ciò, ci sono persone con decenni di gavetta che poi una volta al network si siedono e non migliorano più come ci sono influencer che una volta davanti al microfono danno tutto e crescono spaventosamente, non mi sento di generalizzare e di dire “la gavetta vince sempre sui numeri sui social”, mentirei».

Il momento più bello e quello più brutto della tua carriera radiofonica? 

«Quello più bello finora ti direi il primissimo radio italia live in piazza Duomo, ho fatto tanti eventi ma quello è stata una botta di adrenalina importante. Il più brutto quando mi hanno comunicato la scomparsa di un amico che aveva fatto l’academy con me».

Passare da un’emittente di grandi successi ad una di solo musica italiana ti ha creato qualche difficoltà all’inizio?

«Assolutamente no, avrai notato anche tu che la percentuale di musica italiana ha avuto un’impennata nella programmazione di tutte le radio, è cambiato poco».

Tre canzoni che non devono mancare nella tua giornata

«Oddio dipende dalla giornata, ma comunque non esiste un pezzo che ascolto quotidianamente, ogni giorno ascolto solo Vasco e i Radiohead, ma mai gli stessi pezzi»

Una frase o una parola per definire la radio

«È sempre una questione di ritmo».

Scritto da Pio Russo
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