Century Radio, intervista a Ilaria Cappelluti: “La radio è vita”

Century Radio

Un secolo di voci, musica e storie che hanno fatto grande la radio, tra passato e attualità, davanti e dietro il microfono. A cura di Pio Russo

Benvenuti a “Century Radio“, la rubrica dedicata ai cento anni della radio. In questo spazio esploreremo l’affascinante mondo della radiofonia, non solo attraverso ciò che ascoltiamo, ma anche svelando cosa accade quando i microfoni si spengono. Tema del giorno: l’intervista a Ilaria Cappelluti.

Pio Russo racconta l’evoluzione e l’involuzione di un mezzo che ha segnato intere generazioni, portando musica, voci e storie nelle case di tutto il mondo. Dal fascino delle prime trasmissioni fino all’era del digitale, in un viaggio tra passato, presente e futuro della radiofonia.

Ilaria Cappelluti: “La radio è vita”, l’intervista

Pescarese DOC, Ilaria Cappelluti riceve gli insegnamenti di personaggi del calibro di Moni Ovadia, Laura Curino e lavora in teatro con Michele Placido, Carla Cassola e tanti altri. Studia pianoforte e nel 2003 atterra nel mondo radiofonico in un emittente abruzzese e da qui il salto nel mondo dei network. La troviamo ogni weekend in onda su Radio Italia Solo Musica Italiana.

Ciao Ilaria e benvenuta sulle “frequenze” di Century Radio

«Grazie a te Pio e bentrovati a tutti i tuoi lettori: piacere, sono Ilaria! (sorride, ndr)».

Hai iniziato con il Teatro, la radio come e quando arriva?

«Durante gli anni di lavoro e formazione teatrale, tra i tanti workshop e seminari, mi iscrivo ad un corso di doppiaggio. Il primo giorno ci dobbiamo presentare al gruppo e quindi ognuno parla in libertà. Io mi presento e alla prima pausa mi si avvicina un altro ragazzo iscritto al corso e attacca con questa frase “Vuoi venire a fare un provino dove lavoro io? A Radio Delta 1? Tu devi troppo fare radio! ”. Lui è Francesco Cavuoto, doppiatore e conduttore. Io accetto l’offerta del provino e viene fuori un “buona la prima”. Da quel momento non ho mai più smesso!».

Quale insegnamento teatrale è più presente nel tuo modo di fare radio?

«Considero il teatro l’arte del diventare esseri umani completi (corpo, voce, anima e pensiero) e la radio l’arte che affina l’immaginazione e la forma che sappiamo darle. Sono linguaggi molto diversi anche se hanno un elemento comune fondante: il qui e ora. E’ un fatto che ha molto più a che vedere con l’energia e l’essere “svegli e presenti al momento” che non con un singolo insegnamento”».

Sui tuoi social ti definisci radiofonica per passione; ti chiedo se riesci a sentire lo stesso sentimento nei giovani che si avvicinano al mondo radiofonico

«Sto tenendo dei corsi di formazione radio nelle scuole da qualche anno (medie, al momento) e mi fa piacere dire che “La radio fa bene alla scuola e la scuola fa bene alla radio”. I ragazzi si innamorano del mezzo, ponte prezioso tra la musica, le loro emozioni, i loro pensieri e la loro voglia di comunicare. Non ce n’è …la radio ha e sempre avrà un fascino fatale per chi si avvicina! Il consiglio più importante che hai ricevuto, qual è stato? Nella vita: “non correre”, in scena e in onda: “divertiti”. Sono ancora le mie indicazioni di base per qualsiasi cosa. Anche messi insieme funzionano. “Non correre e divertiti!” (…e goditi il momento mentre vai!)».

Gli studi pianoforte ti hanno avvicinato alla musica classica e alla lirica. Hai mai pensato di fare un programma dedicato a queste melodie?

«In realtà è il contrario. Tchaikovsky è il motivo per cui mi accorgo di amare la musica, Rachmaninov il motivo per cui decido che il pianoforte è il mio strumento, Puccini e la sua Turandot la scoperta che mi fa amare la lirica. E arrivano tutti e tre entro i primi 5 anni di vita, sono stata molto molto fortunata! Ho iniziato a macinare km di musica da piccolissima. In radio – appena entrata ho realizzato il sogno – per qualche anno ho condotto una trasmissione sul cinema che mi ha permesso – attraverso le colonne sonore – di trasmettere da Ligeti a Shostakovich passando per Herrmann e tanti altri. “Visioni” era il mio primo programma in radio! E, manco a dirlo, era un abile sistema per aggirare le logiche della “playlist”».

L’idea di “Cartoline per l’Italia” il tuo podcast, com’è nata?

«Durante i primi anni di network nel tempo libero mi sono messa a giocare con un software nuovo (per me) Logic. Cercavo piccoli spuntI nella storia italiana dagli anni ’60 in poi (periodo che conoscevo pochissimo), mi registravo e poi montavo questi file da 5 minuti con dentro storie, musiche prodotte da me, effettistica etc. L’ho fatto per molto tempo ma non prendevano mai veramente forma, troppo corti, poco “radiofonici” in senso stretto per contenuto. Poi è arrivato il covid e una sera guardando la tv (che io vedo pochissimo) mi sono ritrovata davanti a una scena di dibattito che mi ha infastidito. Sono andata a letto domandandomi “ma da quando i politici italiani parlano così in televisione?”, il giorno dopo ho cercato la risposta e ne è venuta fuori la mia puntata 0 : “Tribuna Elettorale” e da lì è stato tutto chiaro. Non era un prodotto da cinque minuti e non nasceva con delle logiche radio. Volevo la libertà di diventare regista dell’intero, dalla scelta delle musiche, ai tempi, al linguaggio e così ho fatto».

Hai prestato la voce all’audiolibro “Rap. Una storia Italiana” di Paola Zukar, la manager dei big del genere, attrice, speaker, doppiatrice e tanto altro. Quale altra esperienza vorresti fare con la voce?

«Mi piacerebbe cantare un’opera ma temo sia tardi per iniziare a studiare… scherzo!!!! Al contrario direi che la mia voce fa già molto e ne sono fiera. Posso dirti però che – sempre in tema scrittura e produzione – sto giocando su un mio racconto che mi ha spinto a osservare meglio l’uso della voce inteso come frequenza/suono prima ancora che come parola ma è un processo lungo e magari non sarà altro che una fase di studio, ti aggiornerò…».

Tre canzoni che non devono mancare nella tua giornata:

«Ecco, queste sono le domande impossibili a cui non so rispondere… “Eleanor Rigby” Beatles, “Home” Depeche Mode, “Paranoid Android” Radiohead, “Twist in my sobriety” Tanita Tikaram, però ad esempio oggi sono in fissa, sto ascoltando “Sciò” di Pino Daniele, “Lazzari felici” e vabbè, si sogna… continuo?! (sorride, ndr)».

Ultima domanda, uguale per tutti: una frase o una parola per definire la nostra amica
radio

«Mi permetto di correggerti “Un’amica che ti tiene compagnia” ehehe scusa ma da buona Radio Italia mi è partito il jingle in testa! La radio è vita, altro non so!».

Grazie per essere stata con noi

«Grazie a te, mi sono divertita!».

Scritto da Pio Russo
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