Century Radio, intervista a Isabella Palmisano: “La radio è verità”

Century Radio

Un secolo di voci, musica e storie che hanno fatto grande la radio, tra passato e attualità, davanti e dietro il microfono. A cura di Pio Russo

Benvenuti a “Century Radio“, la rubrica dedicata ai cento anni della radio. In questo spazio esploreremo l’affascinante mondo della radiofonia, non solo attraverso ciò che ascoltiamo, ma anche svelando cosa accade quando i microfoni si spengono. Tema del giorno: l’intervista a Isabella Palmisano.

Pio Russo racconta l’evoluzione e l’involuzione di un mezzo che ha segnato intere generazioni, portando musica, voci e storie nelle case di tutto il mondo. Dal fascino delle prime trasmissioni fino all’era del digitale, in un viaggio tra passato, presente e futuro della radiofonia.

Isabella Palmisano: “La radio è verità”, l’intervista

Nata in provincia di Roma, si avvicina alla radio giovanissima e inizia un percorso che da una web radio la porta fino ai principali network italiani. Trasferitasi a Milano nel 2020, trascorre tre anni a Radio Zeta, nel gruppo RTL, fino ad arrivare ad M2O. Nell’emittente diretta da Albertino, la troviamo nel weekend: il sabato dalle 15 alle 17 e la domenica dalle 6.00 alle 9.00.

Ciao Isabella e benvenuta sulle “frequenze” di Century Radio

«Ciao e grazie per l’invito».

Quando e come arriva la radio nella tua vita?

«La radio non è mai stata il mio sogno da bambina. Non faceva parte dei miei piani. Poi, durante l’ultimo anno di liceo, si è infilata nella mia vita quasi per caso e non è più uscita. La prima volta è stata in una web radio di Lariano, il paese da cui vengo, in provincia di Roma: un garage, un microfono acceso e un programma che si chiamava Urban Garage. Doveva servirmi per superare la timidezza. È diventato tutto».

Sulla base della tua esperienza, consiglieresti ad un adolescente di iniziare da una webradio o di provare a lanciarsi direttamente su un’emittente FM?

«Consiglio di cominciare. Punto. Web radio o FM cambia meno di quanto si pensi: quello che conta davvero è stare al microfono, fare esperienza, sbagliare, rifare, crescere. La radio si impara facendola, non aspettando l’occasione perfetta».

Dal microfono è più facile urlare a quelli alti stare al loro posto?

«Dipende. Ci sono giorni in cui è tutto facile e altri in cui non lo è per niente. Il microfono può darti autorevolezza, ma non fa miracoli. Alla fine preferisco usarlo per fare bene il mio lavoro e godermi la musica. Tanto, spesso, quelli “alti” si rimettono al loro posto da soli».

Trasmetti nel weekend di M2O, la tipologia di musica trasmessa dall’emittente diretta da Albertino faceva parte dei tuoi gusti?

«No, non all’inizio. Arrivavo da trap, rap e hip hop. Poi M2O mi ha fatto scoprire la dance, la house, il clubbing. È stato un incontro tra mondi diversi che mi ha arricchita tantissimo anche come persona, non solo come speaker».

Mi racconti il tuo approccio alla trasmissione che, da poco, ha cambiato orari?

«Sto ancora capendo. Il sabato pomeriggio è un territorio nuovo per me: per anni ho vissuto la radio all’alba. Ora mi sto ritarando su un pubblico completamente diverso. La cosa che faccio di più? Ascoltare. Anche fuori dall’onda: chiedo alle persone cosa fanno, come vivono quel momento della giornata. E poi provo a entrarci in punta di piedi».

Una collega o un collega a cui ti ispiri?

«Se penso a una figura a cui mi ispiro, anche se non viene dal mondo radiofonico, direi sicuramente Simona Ventura. Mi è sempre piaciuta per la sua spontaneità, la grinta e il suo modo di stare davanti al pubblico: anche quando è anticonvenzionale, resta sempre estremamente intelligente e autentica. Tra l’altro l’ho incontrata per caso fuori dalla radio qualche settimana fa: è stato un momento veloce, ma ci tenevo a farle i complimenti proprio per quel tipo di conduzione così naturale. Io, nella vita e nel lavoro, premio sempre la spontaneità.

Se invece parliamo di radio, ci sono tanti professionisti a cui guardo con grande rispetto, anche se per me chiamarli “colleghi” è quasi un’esagerazione, visto che fanno questo mestiere da prima che io nascessi.Sicuramente Albertino è uno dei motivi principali per cui ho iniziato questo lavoro e lo dico con sincerità, non perché oggi sia il mio direttore artistico. Mi riconosco molto nel suo modo di fare radio: quella capacità di prendersi sul serio senza prendersi troppo sul serio, con un’ironia e un sarcasmo che devi anche saper cogliere. È un equilibrio che mi affascina molto».

E invece con chi ti piacerebbe lavorare nel panorama radiofonico italiano?

«Ho avuto la fortuna di lavorare con alcune persone che stimavo e con altre spero di incrociare prima o poi il percorso. Però, un po’ per scaramanzia, preferisco non fare altri nomi».

Tre canzoni che non devono mancare nella tua giornata:

«Più che tre canzoni, direi una costante: la musica. Sempre. Se devo scegliere alcuni ascolti ricorrenti: “Oops!… I Did It Again” perché sì, sono millennial; “Vienna” di Billy Joel, un promemoria quotidiano, dall’altra parte della paura c’è sempre qualcosa che ti aspetta; Pino Daniele, ogni giorno una sua canzone. Non una in particolare: tutta la sua musica, anche per il legame personale che rappresenta. Il primo concerto della mia vita è stato un concerto di Pino Daniele, insieme al mio papà».

Ultima domanda, uguale per tutti: una frase o una parola per definire la radio

«La radio è verità. Perché, anche senza vederti, arriva tutto: se sei autentico si sente, se non lo sei… si sente ancora di più. Mai sottovalutare gli ascoltatori: loro si accorgono di tutto, di tutta la verità. Anche prima di te».

Scritto da Pio Russo
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