Century Radio: intervista a Mario Fargetta

Un secolo di voci, musica e storie che hanno fatto grande la radio, tra passato e attualità, davanti e dietro il microfono. A cura di Pio Russo
Benvenuti a “Century Radio”, la rubrica dedicata ai cento anni della radio. In questo spazio esploreremo l’affascinante mondo della radiofonia, non solo attraverso ciò che ascoltiamo, ma anche svelando cosa accade quando i microfoni si spengono. Oggi abbiamo il piacere di ospitare sulle nostre pagine Mario Fargetta.
Pio Russo racconta l’evoluzione e l’involuzione di un mezzo che ha segnato intere generazioni, portando musica, voci e storie nelle case di tutto il mondo. Dal fascino delle prime trasmissioni fino all’era del digitale, in un viaggio tra passato, presente e futuro della radiofonia.
Century Radio: intervista a Mario Fargetta
L’intervista a Mario Fargetta per Century Radio ripercorre i suoi inizi nel mondo della radio, dalla passione scaturita dall’ascolto di Radio Milano International all’opportunità offerta da un concorso a Radio Nord Milano 22.
Fargetta descrive il suo passaggio a Radio Super Antenna Monza, dove conobbe Linus, e la nascita del programma “DeeJay Time” a Radio DeeJay con Albertino, che rivoluzionò la musica dance in Italia. Ricorda con entusiasmo il successo dei suoi brani e riflette sull’evoluzione della radio nell’era digitale, definendola infine una passione e un mezzo di comunicazione potente e affascinante.
Mario Fargetta, ospite di Century Radio. Benvenuto sulle nostre frequenze.
«È un piacere».
Grazie davvero per aver accettato il nostro invito. Prima domanda d’obbligo, come stai?
«Sto bene, grazie, per fortuna, tutto bene».
Mario, parliamo dei tuoi esordi. Tu quando e come hai cominciato?
«Ho iniziato appassionandomi, ascoltando una radio che è stata sempre il mio punto di riferimento, Radio Milano International One o One e mi sono affezionato perché trasmetteva bella musica americana black e c’erano degli speaker che mi tenevano attaccato alla radio uno fra tutti, Leonardo Rececconi, detto Leopardo. Tutta questa mia passione si concretizzava poi, quando c’erano le feste con i miei amici ed io ero quello che stava sempre in console a mettere musica e a far ballare».
Ma c’è stato un momento preciso in cui hai messo piede in una radio oppure è capitato per caso?
«Ricordo che un mio amico mi ha iscritto a un concorso radiofonico in una radio locale in provincia di Milano che si chiamava Radio Nord Milano 22. Questo concorso era molto semplice, bisognava annunciare delle canzoni e vinceva chi riceveva più telefonate. Chiaramente io avevo l’avevo detto a tutti i miei amici e di conseguenza dopo aver ricevuto più telefonate vinsi il concorso. Questa vittoria mi ha permesso di trasmettere per tre mesi su questa emittente oltre a ricevere una coppa simbolica.
Una volta finiti i tre mesi però il proprietario della radio mi ha detto “No, non puoi andar via, io ho bisogno di te e devi continuare”. Figuratevi la mia felicita nel proseguire. Dopo qualche tempo venni chiamato da una radio di Monza, Radio Super Antenna Monza, e mi dissero “Noi ti vogliamo qua”. Cambiai radio e conobbi Linus che in quel tempo veniva a portare i nastri registrati di un suo programma che andava in onda proprio nella stessa emittente».
Hai detto che hai vinto una coppa, ti chiedo se è vero che sei stato anche un grande bomber.
«Ho sempre giocato a calcio, associavo il calcio con con la radio, la scuola e il lavoro, quindi non stavo mai fermo. Non nego che volevo fare il calciatore, poi però sono passati un po’ di anni e diciamo che forse è andata bene la scelta che ho fatto».
Quindi possiamo dire che il calcio sarebbe stato il tuo piano B?
«Addirittura era il piano A, ma meglio così».
Veniamo al DJ Time. L’idea di fare un programma del genere quando è nata?
«Non dico che è nata per caso, però a Radio DeeJay la giornata era separata due contenitori: la mattina che si chiamava DJ Program e il pomeriggio che si chiamava DJ Time. Nel pomeriggio c’erano due o tre DJ che si avvicendavano. Ricordo Jovanotti, Albertino, Marco Biondi. Era una fascia che partiva dalle 14:00 e finiva alle 19.00, se non erro. Lorenzo faceva la fascia principale nel primo pomeriggio, poi ha lasciato e quello spazio è stato preso da Albertino e io con lui in regia. Quindi abbiamo iniziato a farci i nostri lavoretti di mixaggi, dove Albertino si incastrava perfettamente nel suo modo di condurre fantastico che tanto ha fatto divertire. Stavamo bene e dietro quelle quattro mura ed eravamo felici. Il fatto è che non c’eravamo accorti che quello che stavam facendo stava avendo un grosso seguita in Italia e da li è partito tutto».
Avevate capito che era arrivato il momento di sdoganare anche la musica dance in radio? Magari prima si sentivano più canzoni pop che altro
«Noi abbiamo avuto il coraggio di mettere in onda tracce musicali che nessuno aveva il coraggio di mettere. Questa cosa creava curiosità tra i giovani. Ricordo che qualcuno diceva “Ma questi son matti, cosa mettono?” Noi avevamo tutto chiaro e siamo andati avanti così».
Fare il regista di un programma radiofonico e fare il DJ in un evento. Quali sono le differenze? C’è qualcosa che cambia? Credo di sì.
«Sì, cambia molto. Innanzitutto in radio, siamo in due e io e Albertino, uno di fronte all’altro e non c’è nessuno che che ci guarda, quando sei a un evento in discoteca e sei davanti a 10, 15, 20, 30.000 persone, cambia tutto e devi un po di paura c’è sempre. Non ti puoi distrarre, devi stare sempre concentrato, guardare il pubblico e soprattutto la cosa importante è farlo divertire».
Come definiresti il momento attuale della radio? Parlo della radio in generale, naturalmente.
«La radio ha avuto un leggero calo perché la comunicazione è cambiata, i device hanno preso piede e quindi tanti ragazzi usufruiscono della musica sulle più famose piattaforme: Spotify, YouTube eccetera. C’è anche da dire che proprio sui device puoi ascoltare la radio. Nonostante i tempi cambiano la radio però non molla, è sempre presente e dice sempre la sua, quindi avanti tutta».
Tre canzoni che hanno inciso sulla tua vita o che comunque ti hanno accompagnato durante tutto il tuo percorso?
«”Music” di John Miles, ne ho fatto una cover, perche sono sempre stato innamorato di questa canzone. Poi comunque il progretto “Tamperer, Feel It” che ha segnato tantissimo la mia vita perché è un disco che ci ha permesso di arrivare al numero uno nella classifica di vendita in Inghilterra e quindi è stata veramente una grande soddisfazione. E poi voglio citare “Shining Star”, che è un’altra canzone che è stata numero uno in Francia e mi ha permesso di fare una tourne mondiale».
Ultima domanda, è uguale per tutti. Che cos’è per te la radio definendola con una frase o una sola parola?
«È una cosa troppo personale. Io sono nato con la radio, è un mezzo di comunicazionetroppo importante, troppo forte e affascinante. La radio è la mia passione».
Grazie Mario per essere stato con noi sulle “frequenze” di Century Radio.