Century Radio, intervista a Max Giannini: “Evviva la Radio”
Un secolo di voci, musica e storie che hanno fatto grande la radio, tra passato e attualità, davanti e dietro il microfono. A cura di Pio Russo
Benvenuti a “Century Radio“, la rubrica dedicata ai cento anni della radio. In questo spazio esploreremo l’affascinante mondo della radiofonia, non solo attraverso ciò che ascoltiamo, ma anche svelando cosa accade quando i microfoni si spengono. Tema del giorno: l’intervista a Max Giannini.
Pio Russo racconta l’evoluzione e l’involuzione di un mezzo che ha segnato intere generazioni, portando musica, voci e storie nelle case di tutto il mondo. Dal fascino delle prime trasmissioni fino all’era del digitale, in un viaggio tra passato, presente e futuro della radiofonia.
Max Giannini: “Evviva la Radio”
Speaker radiofonico, ma anche DJ, animatore, presentatore, Max Giannini è uno dei veterani della radiofonia italiana. Il suo motto è “le parole possono smuovere le montagne” e le sue di parole ci accompagnano ogni mattina, dalle 9 alle 12, in “Good Morning Kiss Kiss” insieme a Max Vitale. Questa settimana è nostro ospite a “Century Radio”.
Ciao Max e benvenuto sulle “frequenze” di Century Radio.
«Grazie Pio è un piacere scambiare quattro chiacchiere sul mondo “Radio” che ci unisce da una vita».
Ti definisci cacciatore di emozioni, quindi ti chiedo quando hai capito che la radio sarebbe stata una delle emozioni della tua vita?
«Appena l’ho incontrata per la prima volta …è stato come il primo appuntamento con la prima fidanzatina: Sono entrato come tanti nello studio radiofonico di una radio locale (Radio Luna One n.d.r) e appena ho visto il conduttore che alzava il canale del mixer per parlare al microfono facendo accendere la famosa lampadina rossa dell’ “on Air” è stata magia…in quel momento ho capito che tra me e la radio ci sarebbe stato un lungo amore».
Hai avuto un modello di riferimento?
«All’inizio scimmiottavo il mio Pigmalione “Lucio” …colui che mi invitò per la prima volta in una radio … e colui che mi permise di parlare per la prima volta ad un microfono. Vedevo in lui il professionista da imitare …colui che conosceva (e le conosceva davvero !!) le regole per mettere dischi…annunciarli nella maniera giusta…e fare degli interventi sensati senza strafare o esagerare. Erano gli inizi degli anni ’80… il periodo dei primi network e delle syndacation radiofoniche soprattutto quelle del nord … ed era inevitabile che i riferimenti cambiassero e che si finisse per imitare il loro modo di condurre che già faceva riferimento ai grandi speaker americani. Personalmente mi piaceva molto la conduzione di Federico l’olandese volante, il compianto Leonardo Leopardo e Albertino ai suoi esordi».
Aver fatto l’animatore quanto aiuta nella conduzione radiofonica?
«Direi fondamentale, il fatto di stare a contatto con tante persone durante l’arco di tutta la giornata in un luogo di vacanza e divertimento ti aiuta ad essere empatico e simpatico… e soprattutto ti insegna ad improvvisare e ad approfittare di qualsiasi pretesto per tirare fuori una battuta e strappare un sorriso…o semplicemente provocare un’emozione che qualcuno porterà dentro di sé per molti anni!!».
Sei uno dei veterani della radio, c’è un segreto per la longevità radiofonica?
«Si …ahimé sono un veterano e con mia somma gioia da quando faccio radio in maniera professionale non sono mai stato fermo per più di qualche settimana ( ferie permettendo!! ) questo significa che finora gli editori e pubblico mi hanno sempre accordato fiducia e ascolti. Mi sono sempre chiesto da cosa possa dipendere il gradimento da parte dei radioascoltatori per una voce piuttosto che un’altra… in realtà penso non ci siano regole o formule precise da seguire per avere successo in radio. Per quanto mi riguarda cerco sempre di essere spontaneo, mai scontato, educato, non autocelebrativo.. .insomma il vicino simpatico della porta accanto che ogni tanto ti regala la bottiglia di vino … e direi che fino ad ora ha funzionato (sorride, ndr)».
Domanda scomoda: ricordi la scena di “Così parlò Bellavista” in cui il Professor Bellavista dice a Cazzaniga che avere sulla carta d’identità “nato a Milano” avrebbe dato più vantaggi per trovare lavoro? Pensi, da uomo del sud, che sia più facile fare carriera radiofonica vivendo al nord?
«Purtroppo, mio malgrado e a malincuore devo ammettere che al Nord le chance per diventare professionista nel mondo radiofonico sono decisamente più alte, ma non per demerito degli editori del sud… ma in virtù del fatto che le radio al Nord da sempre hanno risorse decisamente superiori derivanti dalle pubblicità, da investire non solo in impianti e tecnologie ma anche in risorse umane. Rimane il fatto però che le radio del sud sono le più amate e soprattutto fucina di grandi speaker e artisti a livello nazionale!».
Tre canzoni che inseriresti sempre nei tuoi programmi?
«Difficile …davvero difficile…ma non avendo alternative: “Purple rain” di Price, “Cosmic Girl” dei Jamiroquai e “Don’t stop ‘til you get enough” di Michael Jackson. Chiedo scusa ai cantautori storici italiani (Battiato…Dalla…Venditti…Cherubini ecc.) …ma sono da sempre un funky boy!».
Senza radio e senza musica, cosa avrebbe fatto Max Giannini?
«La musica e la radio mi hanno fatto vivere esperienze incredibili …alcune anche al limite… grazie alla radio ho conosciuto posti…personaggi…artisti…e milioni di persone appassionate come me …diciamo che senza la radio la mia vita sarebbe stata sicuramente “noiosa”».
Ultima domanda, uguale per tutti: una frase o una parola per definire la radio
«La radio è viva …evviva la radio».
Grazie per essere stato con noi
«Grazie a te Pio».