Century Radio, intervista a Paola Gallo: “La radio è uno dei più grandi amori della mia vita”

Century Radio

Un secolo di voci, musica e storie che hanno fatto grande la radio, tra passato e attualità, davanti e dietro il microfono. A cura di Pio Russo

Benvenuti a “Century Radio“, la rubrica dedicata ai cento anni della radio. In questo spazio esploreremo l’affascinante mondo della radiofonia, non solo attraverso ciò che ascoltiamo, ma anche svelando cosa accade quando i microfoni si spengono. Tema del giorno: l’intervista a Paola Gallo.

Pio Russo racconta l’evoluzione e l’involuzione di un mezzo che ha segnato intere generazioni, portando musica, voci e storie nelle case di tutto il mondo. Dal fascino delle prime trasmissioni fino all’era del digitale, in un viaggio tra passato, presente e futuro della radiofonia.

Intervista a Paola Gallo: “La radio è uno dei più grandi amori della mia vita”

Paola Gallo, nata a Milano e giornalista professionista dal 2006 ha sempre amato la musica e la scrittura. Lascia un lavoro stabile per amore della radio e partendo da EasyRadio di Cusano Milanino arriva prima a Radio Monte Stella e poi a Radio Italia Solo Musica Italiana dove resta per quasi vent’anni.

Conduce Tv show musicali su Radio Italia Tv e partecipa come inviata al Festival di Sanremo, al Festival del Cinema Venezia, al Salone del libro Torino, al Festival Gaber, a O’Scià di Claudio Baglioni, a numerosissimi concerti in Italia e all’estero ed a Londra e Pechino in diretta OnAir dalle Olimpiadi. Nell’estate del 2018 ha condotto a Radio 2 Week up con Niccolò Agliardi e nel 2019, in autonomia,  DiTuttoUnPop sempre a Radio 2. Attualmente è direttore artistico e responsabile editoriale dell’emittente radiofonica InBlu2000 ed è sempre on air sul suo sito www.ondefunky.com.

In passato hai scritto sul tuo blog che bisognerebbe “restituire la radio a chi la sa fare” e che non bastano i personaggi famosi per fare un buon programma. Quali sono i tre pilastri irrinunciabili che fanno di uno speaker un vero professionista dell’etere? 

«Sono convinta che la cosa principale sia saper trasferire emozioni con la propria voce usando un italiano corretto e raccontando ciò che si sa, che si è letto. E poi conoscere la musica, che oggi sembra un corredo ma in verità è ciò su cui si posa una radio. Troppa improvvisazione, troppi protagonismi fanno male alla radio che è un mezzo intelligente e non merita abitanti stupidi». 

Ti sei spesso definita una “nativa analogica che ragiona in digitale”. Come si sposa il calore umano e il “ritmo” della radio tradizionale con le logiche dei podcast e della radiovisione? 

«Ho trasmesso per anni in contemporanea radio tv, il segreto è scordarsi le telecamere e continuare a creare con i tuoi ospiti un’intimità “perfetta”. Il podcast è racconto e calore, direi che una buona preparazione si trasferisce facilmente dalla fluidità della radio alla vetrina-archivio dei podcast». 

La radio oggi rischia di diventare troppo schiava degli algoritmi? Come si difende lo spazio per l’intuito e la scoperta musicale di un direttore artistico?

«Non arrendendosi alla logica del “lo passano tutti”. Ogni direttore artistico che si rispetti deve rischiare, se segue solo gli algoritmi del ciò che funziona, non farà una radio, ma un copia e incolla e di copia e incolla è piena l’etere purtroppo». 

Per vent’anni sei stata uno dei volti e delle voci simbolo di Radio Italia Solo Musica Italiana. Che cosa ti ha spinta, a un certo punto, a ridefinire il tuo percorso e a investire così tanto sul tuo progetto indipendente?

«Le logiche di cui sopra di cui volevo liberarmi. Le scelte come la mia ti tolgono molta visibilità, ma ti restituiscono il respiro. Ne ho scritto meglio qui: https://www.ondefunky.com/2018/02/oggi-onda-solo-sulle-ondefunky».

Oggi, da direttrice artistica e responsabile editoriale di InBlu2000, qual è la sfida più grande nel creare format radiofonici che sappiano parlare al pubblico contemporaneo? 

«Oggi nessuno scrive più programmi, le dirette sono banali piene di “Diteci cosa ne pensate” e di notizie che rimbalzano uguali da una radio all’altra. A inBlu2000 cerchiamo di creare contenuti, raccontare storie e quella musica che resiste anche agli algoritmi più severi». 

Hai intervistato i più grandi nomi della musica italiana. Qual è il segreto per  instaurare un dialogo autentico e profondo con un artista davanti al microfono? 

«Ascoltare, saper guardare chi hai di fronte e soprattutto non voler essere il protagonista in luogo dell’artista». 

Segui da sempre il Festival di Sanremo (anche con i tuoi speciali #SanremoFunky). Come è cambiato, secondo te, il rapporto tra il Festival e le radio negli ultimi anni? 

«Il Festival anticipa i gusti radiofonici o viceversa? Le radio hanno sempre “servito” il Festival anche se in passato le trattava maluccio. Oggi i tempi sono cambiati e anche il Festival ha capito che la radio è l’alleato più prezioso. Ultimamente i tempi li ha precorsi Sanremo anche se a inBlu2000 Lucio Corsi e Tananai li suonavamo da molto prima». 

In un’epoca dominata da piattaforme di streaming e playlist personalizzate su smartphone, tu affermi che la radio non conosce crisi. Da dove deriva questa sua incredibile capacità di resistenza e resilienza? 

«La radio accompagna, è viva e mai statica. E’ come assistere ad una lezione dal vivo, sempre meglio che leggere gli appunti». 

Se potessi dare un solo consiglio a un giovane che oggi entra per la prima volta in uno studio radiofonico con il sogno di fare questo mestiere, quale sarebbe? 

«Abbi il coraggio della tua passione, innamorati e studia la musica e non omologarti». 

Tre canzoni che non devono mancare nella tua giornata:

«Questa domanda mi atterrisce sempre (un po’ come le playlist in Alta Fedeltà) perchè tre sono troppo poche e perchè ogni giorno cambiano. Arrivando in radio in bicicletta ascoltavo (piangendo) “Vivo” di Andrea Laszlo De Simone. Oggi in loop sarà quella». 

Ultima domanda uguale per tutti: una parola o una frase per definire la radio:

«Uno dei più grandi amori della mia vita».

Scritto da Pio Russo
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