Century Radio, intervista a Tamara Donà: “La radio è femmina”
Un secolo di voci, musica e storie che hanno fatto grande la radio, tra passato e attualità, davanti e dietro il microfono. A cura di Pio Russo
Benvenuti a “Century Radio“, la rubrica dedicata ai cento anni della radio. In questo spazio esploreremo l’affascinante mondo della radiofonia, non solo attraverso ciò che ascoltiamo, ma anche svelando cosa accade quando i microfoni si spengono. Tema del giorno: l’intervista a Tamara Donà.
Pio Russo racconta l’evoluzione e l’involuzione di un mezzo che ha segnato intere generazioni, portando musica, voci e storie nelle case di tutto il mondo. Dal fascino delle prime trasmissioni fino all’era del digitale, in un viaggio tra passato, presente e futuro della radiofonia.
Tamara Donà: “La radio è femmina”, l’intervista
Questa intervista ripercorre la carriera di Tamara Donà, descrivendo il suo passaggio inusuale dalla recitazione al mondo della radio. La protagonista riflette su come le competenze teatrali abbiano alimentato la sua capacità di improvvisazione e gestione degli imprevisti durante le dirette. Viene dato spazio al valore della coerenza personale, sottolineando l’importanza di restare fedeli alla propria natura anche attraverso scelte professionali difficili. Donà condivide inoltre dettagli sul suo profondo legame
Ciao Tamara, benvenuta sulle “frequenze” di Century Radio.
«Ciao a tutti. Come state?».
Abbastanza bene. Tu come stai?
«Sto molto bene, grazie. Sono negli studi di Radio Montecarlo».
La prima domanda è una mia curiosità personale, perché tu, se vogliamo, hai fatto un percorso un po’ inverso, rispetto agli speaker, passami il termine, normali, nel senso che sei partita dalla recitazione e poi sei arrivata alla radio, per cui ti chiedo il momento in cui arriva la radio nella tua vita.
«In effetti è vero, ho fatto un percorso inverso, mi è sempre piaciuto recitare e presentare, quindi ho iniziato a studiare, ho lavorato per pagarmi gli studi e sono arrivati i primi ingaggi partendo dagli spot. Teatro, cinema e televisione e poi la radio. In televisione, in particolare ho condotto programmi musicali e a un certo punto la scelta della radio imponeva a me in quel momento, un cambiamento,diciamo così. E quindi è arrivata appunto una radio partendo da un’idea molto carina. Una radio giovane che era Radio Italian Network, la prima radio, insomma con la quale ho iniziato a collaborare. Mi hanno chiesto di condurre un programma molto sciolto in cui non ci fosse bisogno magari di molta esperienza, visto che ero proprio all’inizio e mi hanno dato questa possibilità: 3 ore tutte le domeniche mattina un talk con gli ascoltatori. Io sceglievo gli argomenti, avevo una persona che mi aiutava, insomma, però è stata molto formativa come esperineza anche a livello proprio autorale perché mi sono dovuta anche un po’ mettere in gioco come autrice, tra virgolette, ed è stato è stato bello. Lì ho capito che forse poteva essere un nuovo mestiere da intraprendere, stiamo parlando del 2001. Poi, per fortuna ha preso il sopravvento ed è diventato poi l’amore della mia vita, diciamo».
Quanto ti ha aiutato il percorso come attrice nell’approccio alla radio e quanto ti aiuta oggi la radio in tutte le tue altre attività?
«Ecco, bravo. Una bellissima domanda questa. Diciamo che tutto aiuta e favorisce questo mestiere nel quale devi portare principalmente quella che sei, quindi le tue curiosità e quello che che pensi, le tue opinioni, la tua voglia di magari anche di di ascoltare, di imparare cose nuove. Quindi insomma tutto quello che è la vita poi in realtà favorisce questo mestiere prima di tutto, oltre la tecnica che poi si affina sul campo. E questo lavoro che è un lavoro fatto, diciamo, da un mix tra preparazione ed improvisazione perché sei in diretta e quindi può capitare un pochino di tutto, ti porta poi ad avere quello spirito anche di inventiva eche magari può servire. Per esempio sabato scorso ho presentato un evento live, c’è una una cena e mi dicevano al momento “Ah, guarda che è cambiato questo, non c’è più quell’altro”. E mi rendo conto ogni volta che faccio delle cose fuori dalla radio che questo mestiere della radio mi aiuta tantissimo perché appunto riesci sempre a stare sul pezzo, su quello che succede; è il nostro rischio, ma è anche il bello di questo lavoro e poi ti aiuta anche nelle altre attività, insomma».
Ma tu hai sempre avuto un’anima artistica o hai anche avuto un piano B?
«Eh, il mio vero problema è che purtroppo c’ho pensato tanto ad un piano B perché secondo me bisognerebbe sempre averlo perché magari anche a livello psicologico e mentale ti lascia un pochino più tranquilla, ma non l’ho mai trovato perché mi sembra di non sapere fare nient’altro, quindi non non saprei riciclarmi da altre parti; però se fosse necessario, come ho fatto quando ero giovane, che andavo a lavorare nei mercati per reperire dei soldi per pagarmi la scuola di recitazione, saprei fare anche oggi, immagino, qualcosa là dove ci fosse il bisogno. È chiaro che poi uno si mette in gioco, però, ecco, ti dico, ci ho pensato tante volte, ma poi in realtà, per fortuna, non è mai servito. Dovesse servire, magari qualcosa mi inventerei, mettiamola così».
Mi ha colpito molto una domanda che tu hai fatto a Malika Ayane durante il festival di Sanremo che quindi vorrei rigirarti. Come si rimane fedeli a se stessi nonostante le difficoltà?
«Ah, che bello! Eh, infatti lei ha dato una risposta bellissima. Me la ricordo bene e immaginavo che fosse quella. Ehm, guarda, si rimane cercando sempre di ascoltarsi il più possibile e che vuol dire a volte dire forse dei no. che possono anche aver pesato, perché è capitato di aver detto dei no, che purtroppo hanno pesato nella mia professione, però si rimane fedeli a se stessi ascoltandosi e cercando sempre di seguire un po’ quella natura che è quella che avevi all’inizio, anche di una certa spontaneità e sempre un po’ di coerenza; cioè se non senti che in quella cosa non puoi dare il meglio, evitala, perché farla? Quindi io penso che, adesso, all’alba dei 52 anni suonati, forse una mia strategia per essere fedele a me stessa, almeno a livello lavorativo, l’ho l’ho trovata. Ogni tanto ancora adesso incappa in qualche piccolo errore, ma poi mi conosco talmente bene che per fortuna ritorno sulla retta via».
Parliamo di colleghi, in particolare del tuo collega, e mio amico e mentore, Giancarlo Cattaneo, ti chiedo il momento più bello con lui vissuto a Take it easy
«Allora, Giancarlo è un è un grandissimo professionista, non c’è bisogno che io lo dica, si sa, si sente. È mi corrisponde appieno perché è l’altra parte di me radiofonica, nel senso che ha tante caratteristiche che io non ho ed è come se compensasse delle mie parti. Di momenti più belli ce ne sono stati tanti, però forse quello che mi viene più in mente, è una delle delle prime volte quando ci siamo ritrovati a lavorare insieme dopo tanti anni che ci conoscevamo ma non ci vedevamo da tempo e c’eravamo sfiorati in un’altra radio che era R101 e ci siamo trovati qui su Radio Montecarlo dopo tanto tempo ed è stato bello perché lui ha portato una parte del suo mondo che è la lettura delle poesie; mi ha chiesto di leggere con lui un testo e in quel momento è come se io avessi portato una parte magari della della scuola di teatro,delle cose che avevo fatto e quindi i nostri due mondi si sono mischiati; quel momento là, la prima lettura che abbiamo fatto quel giorno, mi ricordo una grandissima emozione. Quindi ho pensato che forse la chiave era un po’ quella, cioè provare a a mischiare i nostri mondi a livello professionale e vedere che cosa veniva fuori. E credo che, insomma, alla fine dopo un po’ di anni possiamo dire che il risultato è buono e quindi continuamo a farlo. Ci sono delle cose su cui non siamo d’accordo perché siamo comunque molto diversi per certi versi, ma il bello poi è trovare sempre un incontro, diciamo così».
Tre canzoni che non devono mancare nella tua giornata.
«Allora, ti potrei dire Levante, “Sei tu”, in questo momento che mi piace tanto. Poi ti potrei dire “Happy” di Pharrell Williams che mi sveglia la mattina e poi ti potrei dire “Almeno tu nell’universo” di Mia Martini. Queste mi sono venute un po’ al momento, però sono tre generi musicali molto diversi, ma che in realtà poi, soprattutto per le due artiste italiane, si incastrano tra di loro».
Ultima domanda che poi è uguale per tutti. Una frase o una parola per definire la nostra amica radio
«Allora, io dico sempre che la radio è femmina. Quindi io dico la radio è femmina. La radio come tale ha un sacco di cose da raccontare. E’ un un mezzo che non morirà mai. È un mezzo che ha 1000 vite, 1000, può stare in 1000 modi, come le donne sanno fare, riciclarsi e soprattutto la radio è qualcosa che tiene compagnia e riesce ad entrare nella vita delle persone. Quindi direi che sì, femmina mi sembra il insomma il sostantivo più giusto».
Grazie per essere stata con noi.
«Grazie a te, grazie a voi. Un bacio grande da me, da Tamara Donà. Ciao. Ciao».