Century Radio: La Colifata, l’emittente dei matti che ha insegnato al mondo ad ascoltare

Century Radio

Un secolo di voci, musica e storie che hanno fatto grande la radio, tra passato e attualità, davanti e dietro il microfono. A cura di Pio Russo

Benvenuti a Century Radio, la rubrica dedicata ai cento anni della radio. In questo spazio esploreremo l’affascinante mondo della radiofonia, non solo attraverso ciò che ascoltiamo, ma anche svelando cosa accade quando i microfoni si spengono. Oggi parliamo della storia de La Colifata.

Pio Russo racconta l’evoluzione e l’involuzione di un mezzo che ha segnato intere generazioni, portando musica, voci e storie nelle case di tutto il mondo. Dal fascino delle prime trasmissioni fino all’era del digitale, in un viaggio tra passato, presente e futuro della radiofonia.

La Colifata, l’emittente dei matti che ha insegnato al mondo ad ascoltare

Esiste un posto a Buenos Aires dove la follia prende il microfono e parla al mondo senza filtri. Si chiama Radio La Colifata, ed è la prima radio al mondo trasmessa da un ospedale psichiatrico. Da oltre trent’anni è un esperimento clinico, politico e poetico che continua a rompere i muri del manicomio. Partiamo dalle origini: un cortile nel Borda.

Siamo nel 1991. Alfredo Olivera è un giovane studente di psicologia che fa volontariato nell’Hospital Interdisciplinario Psicoasistencial José Tiburcio Borda, il gigantesco manicomio maschile di Buenos Aires che ospita 1400-1600 pazienti. Una città nella città, fatta di abbandono e silenzio. 

Olivera nota una cosa: tutto ciò che si fa dentro l’ospedale, laboratori artigianali compresi, “nasce e muore là dentro”.  L’occasione arriva per caso. Il conduttore radiofonico Adrián Quiroga gli chiede di raccontare la sua esperienza in psichiatria. Invece di parlare lui, Olivera propone di dare la parola direttamente ai pazienti. L’idea nasce all’interno di “Cooperanza“, un’associazione attiva nel Borda per ricostruire i legami sociali degli internati. 

Nell’agosto del 1991 nasce così “Una radio senza antenna“. Con strumentazioni approssimative – un mixer, due portatili e qualche altoparlante in un cortile alberato – registra i pensieri dei pazienti e li monta in microprogrammi di pochi minuti. I nastri vengono poi distribuiti a radio vere: Rock and Pop con Lalo Mir, Radio Nacional con Nelson Castro e decine di radio di quartiere. All’inizio il segnale in AM raggiunge appena le case nel raggio di 300 metri fuori dalle mura.

Il 3 agosto 1991 è considerata la data ufficiale di fondazione. Perché viene scelto come nome “Colifata”? Il nome viene dal “lunfardo”, il gergo popolare di Buenos Aires. “Colifato / Colifata” significa matto, suonato, stravagante. Prendere una parola usata come insulto e trasformarla in identità è già un atto politico.  La sigla ufficiale diventerà anni dopo LT22 Radio La Colifata.

La Colifata non ha studi chiusi. Lo studio è il cortile del Borda. Ogni sabato pomeriggio – all’inizio anche il martedì – si ritrovano 4-5 operatori, Alfredo, e una trentina di internati ed ex internati.  Su una lavagna nera viene scritta la scaletta a gessetto. Poi chiunque può andare al microfono. 

Non c’è un copione. Si parla di tutto: sport, arte, politica, amore, donne, attualità, ma soprattutto di vita dentro e fuori dal manicomio, di cosa succede ai pazienti una volta dimessi. Ognuno si “specializza”: c’è chi fa il cronista sportivo dallo stadio, chi il poeta, chi il filosofo, chi l’inviato culturale. 

Dalle 4-5 ore di registrazione viene estratta una cassetta di 10 minuti che viene poi trasmessa in tutto il paese. Oggi la diretta è anche in streaming su http://radiolacolifata.com e viene ritrasmessa da oltre 50 radio locali in tutta l’Argentina.  La filosofia dell’emittente è: prendere sul serio il delirio.

Olivera lo spiega così: “Ho avviato un’esperienza terapeutica in cui, attraverso la parola, potessero recuperare fiducia in se stessi. Abbiamo incorporato il loro delirio in una rete di comunicazione pubblica, reinserendoli non solo simbolicamente nella società. Come? Prendendo sul serio la loro follia e obbligandoli ad assumere la responsabilità delle loro parole”

Due idee di base sorreggono tutto: la solidarietà e la convinzione che lo status quo si può modificare.  La radio si propone come costruzione sociale collettiva in risposta alla psicosi e al suo effetto più devastante: l’emarginazione. Un discorso senza interlocutore, incapsulato nel suo delirio, viene rotto nel momento in cui è detto per essere ascoltato. Trasformare la certezza in domanda. Dare parola non solo simbolica alla psicosi e riscattare la sofferenza con la creatività. 

Gli effetti sono stati definiti “strabilianti” dagli stessi operatori: miglioramento dell’umore, recupero di fiducia, interesse per il presente, voglia di uscire in permesso per fare reportage, tanto che i giornalisti professionisti hanno finito per accettarli come colleghi. Persino una campagna di solidarietà per i bambini di strada lanciata dagli stessi pazienti. 

Il grande risultato arriva quando si passa dalla fama locale al mito mondiale. Quello che era un esperimento di 300 metri è diventato un caso internazionale. Il modello: L’esperienza viene replicata in tutto il mondo. La “sorella maggiore” in Italia è Radio Fragola, nata nei primi anni ’80 all’interno dell’ex ospedale psichiatrico di San Giovanni a Trieste sulla scia di Basaglia.

Il cinema: Nel 2007 il regista spagnolo Carlos Larrondo gira il documentario “LT22 Radio La Colifata”, con musiche di Manu Chao, che segue i colifatos nel loro viaggio in Europa e nel concerto finale allo stadio di Buenos Aires dove Manu Chao divide il palco con loro. Esiste anche una versione francese del 2001 di Chloé Ouvrard e Pierre Barougier.

La musica: Manu Chao, ispiratissimo, dedica loro canzoni e concerti affollatissimi. Francis Ford Coppola, visitando il Borda, la definì “l’esperienza più umana del nostro tempo”. L’istituzione: Nel 2003 viene fondata l’Asociación Civil La Colifata, ONG che gestisce la radio, i laboratori e i progetti di inclusione lavorativa. 

Oggi La Colifata ha 35 anni. Continua a trasmettere ogni sabato dal cortile del Borda, davanti a quel mosaico naïf con il trenino che sale la collina. I suoi conduttori storici, Horacio, Hugo López, Enrique Bolero, la Stella sono diventati voci iconiche dell’Argentina. 

Non è una radio sui matti. È una radio dei matti. E proprio per questo ci costringe a rinegoziare la linea sottilissima tra follia e ragione. Come dice il loro slogan: “La Colifata è una radio che cerca di rompere i muri, perché i muri sono una malattia”.

Scritto da Pio Russo
Parliamo di: