Century Radio: la radio e la scaramanzia, due mondi che si incrociano
Un secolo di voci, musica e storie che hanno fatto grande la radio, tra passato e attualità, davanti e dietro il microfono. A cura di Pio Russo
Benvenuti a “Century Radio”, la rubrica dedicata ai cento anni della radio. In questo spazio esploreremo l’affascinante mondo della radiofonia, non solo attraverso ciò che ascoltiamo, ma anche svelando cosa accade quando i microfoni si spengono. Oggi parliamo della radio e della scaramanzia.
Pio Russo racconta l’evoluzione e l’involuzione di un mezzo che ha segnato intere generazioni, portando musica, voci e storie nelle case di tutto il mondo. Dal fascino delle prime trasmissioni fino all’era del digitale, in un viaggio tra passato, presente e futuro della radiofonia.
La radio e la scaramanzia, due mondi che si incrociano
Abbiamo appena superato, in questo mese di marzo, un venerdì 13 e martedì 17, quindi ho pensato di parlare di quelle che sono le scaramanzie in radio. Io stesso ne ho avute parecchie quando andavo in studio, come quella di fare sempre lo stesso percorso, inserire il jack della cuffia sempre nella medesima posizione e, quando eravamo due in conduzione, sedermi sempre alla destra del mio o della mia collega.
Ma cosa significa esattamente scaramanzia in radio? Si tratta, appunto, di una serie di gesti e comportamenti ritenuti fortunati, che dovrebbero garantire una trasmissione senza intoppi e credetemi possono essercene tanti: microfono dimenticato aperto, ospite che non rispetta l’appuntamento, computer che si fermano all’improvviso, ritardi e tanto altro.
In generale, anche il più piccolo errore può diventare un dramma. La scaramanzia serve a tenere a bada l’ansia e a creare un senso di controllo in un ambiente dove tutto può accadere.
Fondamentalmente sono tanti riti scaramantici, vediamone alcuni: Non pronunciare mai la parola “silenzio“, potrebbe capitare che o ci si blocchi, o manchi la corrente e la radio si fermi; toccare ferro, in relazione a una data o a un evento particolare specie se luttuoso o in relazione a una giornata ritenuta poco fortunata; esistono anche delle canzoni considerate sfortunate, ma questa è una superstizione che definirei abbastanza intollerabile; non indossare alcuni colori: questa tipologia di superstizione cambia a seconda delle emittenti, ma solitamente vengono considerati poco fortunati il giallo soprattutto e poi il rosso ed il verde; se lo studio ha due ingressi, bisogna entrare sempre dalla stessa porta.
Ci sono poi quelle dei singoli conduttori. Senza fare nomi, vediamone qualcuna: la più classica è quella di mettere un oggetto o una foto “fortunata” sulla scrivania; riti particolari come toccare un talismano, bere un caffè o un bicchiere d’acqua; evitare la sedia di un collega ritenuto poco baciato dalla buona sorte; condurre in piedi è un ulteriore rito che alcuni ritengono di buona sorte; usare sempre la stessa cuffia nonostante siano passati anni; usare sempre la stessa formula per aprire e chiudere la trasmissione; c’è chi lucida la postazione in apertura e chiusura della diretta: durante la mia carriera ho conosciuto anche chi, per scaramanzia, non voleva l’aria condizionata accesa in piena estate; non sono l’unico a voler mettere il jack della cuffia nella stessa posizione e molto spesso bisogna arrivare ad un accordo se si è in due a condurre la trasmissione.
Basterebbe comunque passare del tempo negli studi di una radio, soprattutto tra quelle più importanti, per capire che la scaramanzia accompagna molti lavoratori del settore tra speaker e tecnici. Come cantanti e attori, anche chi lavora in radio è comunque un artista e come tale ha i suoi pregi e le sue manie.