Century Radio, la storia del Ferragosto in radio: dalla voce dell’Impero a quella delle radio libere

Century Radio

Un secolo di voci, musica e storie che hanno fatto grande la radio, tra passato e attualità, davanti e dietro il microfono. A cura di Pio Russo

Benvenuti a Century Radio, la rubrica dedicata ai cento anni della radio. In questo spazio esploreremo l’affascinante mondo della radiofonia, non solo attraverso ciò che ascoltiamo, ma anche svelando cosa accade quando i microfoni si spengono. Oggi parliamo della storia del Ferragosto in radio.

Pio Russo racconta l’evoluzione e l’involuzione di un mezzo che ha segnato intere generazioni, portando musica, voci e storie nelle case di tutto il mondo. Dal fascino delle prime trasmissioni fino all’era del digitale, in un viaggio tra passato, presente e futuro della radiofonia.

La storia del Ferragosto in radio: dalla voce dell’Impero a quella delle radio libere

Ferragosto è la festa che ogni 15 agosto ferma l’Italia. E da quasi un secolo la radio è stata la compagna perfetta di quella pausa: prima con i bollettini del regime, poi con le maratone musicali, le dirette dal mare e gli speciali notturni. La storia del Ferragosto “in radio” racconta anche come è cambiata l’Italia.

Il nome nasce da Feriae Augusti, il “riposo di Augusto” istituito nel 18 a.C. dall’imperatore Ottaviano per celebrare la fine dei lavori agricoli e i Consualia. Nei secoli la festa pagana si sovrappone all’Assunzione di Maria, fissata al 15 agosto dalla Chiesa Cattolica. 

Quando arriva la radio in Italia, negli anni ’20-’30, Ferragosto è già diventato un momento di esodo di massa grazie ai “Treni popolari di Ferragosto” del 1931. L’EIAR, la radio di Stato, li raccontava: palinsesti speciali, musica leggera e bollettini per chi partiva il 13, 14 e 15 agosto con biglietti ridotti. Era la radio che accompagnava le famiglie meno abbienti alla prima gita al mare, con il “pranzo al sacco” e le mete fino a 100-200 km. Un servizio propagandistico, ma anche il primo vero Ferragosto “mediatico”. 

Negli anni ’40-’50 la radio diventa colonna sonora della villeggiatura. L’Istituto Luce del 1948 mostra Roma deserta e le spiagge piene, e alla radio le stesse immagini avevano una colonna sonora: canzonette, programmi di varietà e le prime dirette esterne. 

Negli anni ’70 scoppia la rivoluzione: il 28 luglio 1976 inizia l’era delle radio libere. Con frequenze locali e poca censura, le emittenti inventano il Ferragosto “dal basso”. Niente più solo musica classica e notizie. Nasce il programma-fiume, la dedica, il gioco a premi dal lido. 

Un esempio iconico è “Radio Festa” di Radio Aut Marche. La puntata n. 500 del 23/06/1985, condotta da Giancarlo Guardabassi e Armindo Basili, era già un’istituzione: ospiti in studio, telefonate, musica e clima da sagra. “Radio Festa” anticipa quello che poi diventerà lo standard del 15 agosto: ore di diretta, allegria, e l’idea che la radio segua gli italiani anche fuori casa. 

Negli Anni ottanta e novanta, il Ferragosto è musica, mare e diretta. Con le radio private nazionali e locali, Ferragosto diventa appuntamento fisso: Speciali musicali: classifiche, revival anni ’60-’70, brani “estivi” scelti apposta. Dirette dal mare: collegamenti da Rimini, Riccione, Lampedusa, dalle sagre di paese. Il tono cambia: meno istituzionale, più amicale. La radio parla come un vicino di ombrellone.

È in questo periodo che si consolida l’abitudine di lasciare la radio accesa tutto il giorno: in auto verso la gita fuori porta, in spiaggia col transistor, in cucina mentre si prepara la grigliata.

Con internet e lo streaming, il Ferragosto radiofonico non muore, si trasforma. Nel 2022 Radio Byoblu ha proposto uno “speciale ferragosto” di 1 ora e 37 minuti: Davide Gianluca Porro e Giuliana Radice hanno raccontato l’origine della festa mescolando storia, cinema, cucina e tradizioni, con tanta musica. È il modello attuale: meno diretta e più racconto. Una puntata da ascoltare in differita, in auto o sotto l’ombrellone, che spiega perché ancora oggi ci fermiamo nel giorno più vacanziero dell’anno 

Anche le radio pubbliche e locali continuano la tradizione: palinsesti alleggeriti, repliche, maratone dedicate all’estate italiana. Il filo rosso resta lo stesso nato con i Treni popolari: tenere compagnia a chi si sposta e a chi resta. Oramai sono poche le località di mare che non ospitano una diretta radiofonica da lidi, pachi acquatici e ovunque si possa trascorrere il 15 Agosto in totale relax.

Perché la radio e Ferragosto funzionano così bene insieme?
1. Mobilità: Ferragosto è la festa degli spostamenti. La radio viaggia con te, senza bisogno di schermo.
2. Comunità: dalle Feriae Augusti con corse di cavalli e animali addobbati a fiori, fino alle telefonate in diretta: è sempre stata una festa collettiva.
3. Ritmo lento: la radio il 15 agosto rallenta. Meno news, più storie, musica e ricordi. Proprio come la festa, che da duemila anni è “una pausa che unisce”. 

Curiosità da archivio
– Nel Medioevo a Roma si faceva una processione notturna sotto archi di foglie e fiori. Nelle radio libere degli anni ’80 quella processione è diventata il serpentone di macchine con la radio a tutto volume.
– Nel XVII secolo piazza Navona veniva allagata per dare refrigerio. Oggi lo stesso sollievo arriva da una playlist estiva.
– Il successo dei Treni popolari fu tale che il periodo si allungò dal 5 giugno al 18 settembre, fino a fermarsi con la Seconda Guerra Mondiale nel 1939. 

La storia del Ferragosto in radio è la storia di come l’Italia ha imparato a “staccare”. Dagli annunci dell’EIAR per i treni del 1931, alle maratone di Radio Aut Marche, fino agli speciali on-demand di oggi, la radio ha raccontato il passaggio da festa imperiale a festa popolare. 

E il 15 agosto, che tu sia in coda sull’A1 o con i piedi nell’acqua, c’è sempre una voce che ti fa compagnia. Proprio come duemila anni fa, quando l’imperatore diceva: oggi ci si riposa.

Scritto da Pio Russo
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