Century Radio: la storia di Radio Alice, musica e battaglie

Century Radio

Un secolo di voci, musica e storie che hanno fatto grande la radio, tra passato e attualità, davanti e dietro il microfono. A cura di Pio Russo

Benvenuti a Century Radio, la rubrica dedicata ai cento anni della radio. In questo spazio esploreremo l’affascinante mondo della radiofonia, non solo attraverso ciò che ascoltiamo, ma anche svelando cosa accade quando i microfoni si spengono. Oggi parliamo della storia di Radio Alice.

Pio Russo racconta l’evoluzione e l’involuzione di un mezzo che ha segnato intere generazioni, portando musica, voci e storie nelle case di tutto il mondo. Dal fascino delle prime trasmissioni fino all’era del digitale, in un viaggio tra passato, presente e futuro della radiofonia.

Century Radio: la storia di Radio Alice, musica e battaglie

Radio Alice è stata una delle radio libere italiane più influenti degli anni ’70. Nata a Bologna nel febbraio 1976, è diventata simbolo della controcultura e dei movimenti del ’77 per il suo linguaggio diretto, sperimentale e politicamente schierato. Iniziamo dalle origini: Radio Alice apre le trasmissioni il 9 febbraio 1976 da un appartamento in via del Pratello 41 a Bologna.

Il nome viene da Alice nel Paese delle Meraviglie, ma anche da Alice disambientata, libro di Gianni Celati: l’idea era creare una radio che destrutturasse il linguaggio del potere. I fondatori erano un collettivo legato al movimento del ’77 e all’area di Autonomia Operaia: Franco “Bifo” Berardi, Maurizio Torrealta, Paolo Ricci, Filippo Scòzzari e altri. Molti venivano dall’esperienza di A/traverso, rivista d’avanguardia che teorizzava la “guerriglia semiologica”.

Il contesto era quello delle radio libere post 1976.  Dopo una sentenza della Corte Costituzionale, il monopolio RAI sulle trasmissioni locali cade. In pochi mesi nascono centinaia di emittenti. Radio Alice si distingue subito perché non fa solo musica e informazione: fa “controinformazione” e poesia, filosofia e telefono aperto senza filtri. 

Le trasmissioni di Radio Alice prevedevano il “flusso” dove, la programmazione di Radio Alice rompeva tutti gli schemi RAI. Nessun palinsesto rigido: musica, letture di Nietzsche e Mao, telefonate in diretta, poesie, bollettini sul prezzo dell’hashish, ricette di cucina, comunicati dei collettivi. Tra i tratti distintivi c’era il telefono sempre aperto: chiunque poteva chiamare e dire la sua, senza censura.

Da qui il famoso slogan “Radio Alice dà la parola a chi non ce l’ha”. Il linguaggio era ironico, gergale, a volte scurrile. Mescolava politica e nonsense, desideri privati e lotte collettive. La musica era rappresentata da quasi tutto ciò che era vietato in RAI: dal rock demenziale agli Inti-Illimani, senza distinzioni tra “alto” e “basso”. Altro tratto distintivo era l‘informazione in diretta: durante cortei e scontri, la radio diventava strumento di coordinamento.

I telefoni servivano per avvisare dove c’era la polizia. Facciamo un salto al Marzo del 1977: la chiusura. Il momento chiave arriva l’11 marzo 1977. A Bologna, durante scontri seguiti all’irruzione della polizia in università, viene ucciso lo studente Francesco Lorusso. La città esplode. Radio Alice trasmette in diretta per ore: raccoglie testimonianze, dà notizie sui movimenti di polizia e carabinieri, legge comunicati. Per le autorità diventa “la radio che dirige la guerriglia”.

La notte tra il 12 e il 13 marzo la polizia fa irruzione in via del Pratello e chiude l’emittente. I locali vengono devastati. Franco Berardi e altri redattori sono arrestati con l’accusa di istigazione a delinquere. La frequenza FM 100.6 viene spenta. I processi e l’eredità: Il processo a Radio Alice diventa un caso politico nazionale. Intellettuali come Foucault e Guattari firmano appelli in difesa. Nel 1978 Bifo e gli altri vengono assolti dall’accusa più grave.

La radio però non riaprirà più con quel nome. Cosa lascia Radio Alice: Un modello di comunicazione che ha anticipato il concetto di media partecipativo. Nessuna separazione tra chi parla e chi ascolta. In molti vedono in lei una nonna dei social network. Tra gli altri contributi, ha sdoganato un italiano politico ma non ingessato, poetico ma concreto. Ha influenzato giornalismo, radio e scrittura, ma anche canzoni, film e libri. Nel 2004 Guido Chiesa gira Lavorare con lentezza, ispirato proprio alle vicende della radio. I CCCP dedicano ad Alice il brano Radio popolare.

Oggi Radio Alice è studiata nelle università di comunicazione come esempio di “media tattico”. La sua frequenza venne poi occupata da Radio Città del Capo, che ne ha raccolto parte dell’eredità.

Scritto da Pio Russo
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