Century Radio, Lino Banfi: dalle origini al “nonno d’Italia” con il microfono

Century Radio

Un secolo di voci, musica e storie che hanno fatto grande la radio, tra passato e attualità, davanti e dietro il microfono. A cura di Pio Russo

Benvenuti a Century Radio, la rubrica dedicata ai cento anni della radio. In questo spazio esploreremo l’affascinante mondo della radiofonia, non solo attraverso ciò che ascoltiamo, ma anche svelando cosa accade quando i microfoni si spengono. Oggi parliamo della storia di Lino Banfi, celebrandolo a pochi giorni dal suo novantesimo compleanno.

Pio Russo racconta l’evoluzione e l’involuzione di un mezzo che ha segnato intere generazioni, portando musica, voci e storie nelle case di tutto il mondo. Dal fascino delle prime trasmissioni fino all’era del digitale, in un viaggio tra passato, presente e futuro della radiofonia.

Lino Banfi: dalle origini al “nonno d’Italia” con il microfono

Il 9 Luglio del 1936, nasce uno dei personaggi più iconici del nostro paese, Lino Banfi che da poco ha festeggiato i suoi straordinari novant’anni.

Quando si pensa a Lino Banfi vengono subito in mente Oronzo Canà, il Commissario Lo Gatto o Nonno Libero. Eppure prima del cinema e della TV, e a fianco di quelle carriere, c’è stata anche la radio. Un mezzo che Banfi ha frequentato in due momenti diversi, con due stili molto differenti tra loro, e che gli ha permesso di affinare quella verve comica e quell’uso del dialetto pugliese che poi avrebbero fatto la sua fortuna.

Gli inizi: “Un altro giorno” su Radio Due, è stato il primo vero approdo radiofonico di Lino Banfi che risale alla fine degli anni ’70, tra il 1977 e il 1978.  Ricordiamo che nel corso degli anni settanta, Radio Rai, ed in particolare il secondo canale, era una vera e propria fucina di nuovi comici e la radio tradizionale ed istituzionale, veniva completamente stravolta. 

Siamo nel periodo in cui Banfi è già noto per l’avanspettacolo, il cabaret e le prime apparizioni in TV e al cinema. La Rai dell’epoca era un laboratorio fondamentale per i comici: dava spazio all’improvvisazione, alla battuta secca, alla macchietta.
In Un altro giorno Banfi porta il suo personaggio popolare, diretto, con la cadenza andriese già marcata. Non era ancora il “Nonno d’Italia”, ma il comico che aveva imparato nei teatri e negli avanspettacoli a parlare “alla gente”, e la radio era il luogo perfetto per testare tempi e battute senza il filtro dell’immagine. Quegli anni radiofonici coincidono anche con le sue prime incisioni: nel 1977 esce il singolo Tettation/Imprecation, segno di quanto la musica e la voce fossero centrali nel suo percorso. 

Dopo quasi vent’anni Banfi torna in radio nel 1996 con “Viva la Radio!“, sempre su Radio Due. Il contesto è cambiato: Banfi è ormai una star televisiva, ma la radio gli dà la possibilità di tornare a un rapporto più diretto e “nudo” col pubblico. Viva la Radio! arriva in un momento in cui la Rai sperimenta format più leggeri e di intrattenimento puro, e Banfi ci mette la sua capacità di raccontare, di sdrammatizzare e di snocciolare tantissimi aneddoti. È lo stesso periodo in cui pubblica l’audioracconto La storia dell’orso e il disco Sanremix con Renzo Arbore, a conferma di un legame forte con il mondo dell’audio e della narrazione parlata. 

Che tipo di conduttore era Banfi in radio? Dalle poche testimonianze e dai suoi programmi emergono tre tratti costanti: La voce come strumento, Lino Banfi ha sempre usato la voce, l’intonazione e il dialetto come marchio. In radio, senza la fisicità, questa dote diventa ancora più centrale; L’intrattenitore popolare che non fa l’intellettuale, fa il “compagno di giornata”. Racconta, scherza, accoglie telefonate, interagisce costantemente con il pubblico.

È lo stesso registro che poi lo porterà a condurre “Domenica in” (1987-88), “Stasera Lino” (1989) e “Aspettando Sanremo” (1990); Il ponte tra generazioni: già negli anni ’90 Banfi usa la radio per parlare a un pubblico trasversale. Non a caso nel 2001 verrà nominato ambasciatore UNICEF: il suo tono bonario funziona benissimo anche solo ascoltato. Purtroppo, Lino Banfi non ha più condotto programmi radiofonici fissi dopo “Viva la Radio!“, ma la radio non lo ha mai lasciato.

Negli ultimi anni è stato ospite di podcast e trasmissioni che hanno ripercorso proprio la sua carriera “dall’avanspettacolo al cabaret”, come nella puntata di Tintoria dove ha raccontato aneddoti su Totò, Franco e Ciccio e sulla sua carriera. E a 90 anni, nel 2026, continua a fare interviste radiofoniche: in occasione del suo compleanno ha parlato a Radio Napoli Centrale del suo memoir “90, non mi fai paura!” e dei nuovi progetti. La radio per Banfi, ha avuto un ruolo fondamentale. è stata una palestra. Gli anni ’77-’78 gli hanno dato ritmo e mestiere nel monologo; Il 1996 gli ha dato la consacrazione come voce “di famiglia”, poco prima del boom di Un medico in famiglia (1998-2016) che lo trasformerà in Nonno Libero. Senza il microfono della radio, probabilmente non avrebbe affinato quella parlata che ha trasformato il dialetto pugliese in “un patrimonio nazionale”. 

In sintesi, la carriera radiofonica di Lino Banfi è breve ma significativa: due programmi su Radio Due a distanza di vent’anni, due fasi diverse della sua vita artistica. Prima il comico che si fa le ossa, poi la star che torna alle origini per parlare direttamente alle persone. E se oggi lo ricordiamo soprattutto per la TV, basta riascoltare quei programmi per capire da dove viene la sua forza: dalla capacità di farti ridere stando solo con la voce, seduto accanto a te mentre prepari il caffè.

In chiusura, una piccola curiosità: durante i viaggi in aereo, successivi alle dirette della prima esperienza radiofonica, Lino incontrava sempre Nils Liedholm, all’epoca allenatore della Roma. Il Mister gli parlò della figura di Oronzo Pugliese, pittoresco allenatore degli anni sessanta e settanta e fornì all’attore l’assist per la creazione del mitico Oronzo Canà.

Scritto da Pio Russo
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