Century Radio, “Radio Caroline”: la radio pirata che cambiò le onde britanniche

Century Radio

Un secolo di voci, musica e storie che hanno fatto grande la radio, tra passato e attualità, davanti e dietro il microfono. A cura di Pio Russo

Benvenuti a Century Radio, la rubrica dedicata ai cento anni della radio. In questo spazio esploreremo l’affascinante mondo della radiofonia, non solo attraverso ciò che ascoltiamo, ma anche svelando cosa accade quando i microfoni si spengono. Oggi parliamo della storia di “Radio Caroline”.

Pio Russo racconta l’evoluzione e l’involuzione di un mezzo che ha segnato intere generazioni, portando musica, voci e storie nelle case di tutto il mondo. Dal fascino delle prime trasmissioni fino all’era del digitale, in un viaggio tra passato, presente e futuro della radiofonia.

“Radio Caroline”, la radio pirata che cambiò le onde britanniche

Radio Caroline è la stazione radio offshore più famosa del Regno Unito. Nata negli anni ‘60, ha sfidato il monopolio della BBC e inventato il format radiofonico pop che usiamo ancora oggi.

Partiamo dalle origini: Negli anni ‘60 la BBC trasmetteva pochissima musica pop. Solo 2-3 ore a settimana di rock & roll. I giovani britannici impazzivano per Beatles, Rolling Stones, Motow e non avevano dove ascoltarla. La soluzione fu davvero geniale: trasmettere dal mare. Le acque internazionali, a 3 miglia dalla costa, non erano sotto la giurisdizione del governo del regno unito. Fu il momento in cui nacquero le “offshore pirate radios”.

Radio Caroline fu la prima e la più famosa. Partì il 28 marzo 1964 dalla nave MV Caroline, ancorata al largo di Frinton-on-Sea, Essex. Il nome veniva da Caroline Kennedy, figlia di John Fitzgerald Kennedy. L’idea fu dell’imprenditore irlandese Ronan O’Rahilly. Il format che ha inventato la radio moderna: Radio Caroline non leggeva bollettini della BBC. Metteva dischi, jingle velocissimi, speaker che parlavano poco e con energia.

Oltre a quelle citate, furono tante le innovazioni introdotte da Caroline: la Top 40 trasmessa di continuo e quindi musica pop 24/7, senza programmi culturali; obbligatori Jingle brevissimi, come: “This is Radio Caroline on 199!”  che diventò iconico. I deejay e gli speaker venivano trattati come star: Johnnie Walker, Tony Blackburn, Kenny Everett nacquero artisticamente lì. Parlavano come parlavano i ragazzi, non come annunciatori; la Pubblicità divenne parte fondamentale: la radio era finanziata dagli spot, cosa vietata alla BBC dell’epoca. Il segnale era su 199 metri di onda media, 1520 kHz. Di notte arrivava fino in Italia, influenzando molti dei più famosi cantautori e gruppi dell’epoca. All’apice aveva più di venti milioni di ascoltatori, quasi metà della popolazione del regno unito.

Il governo non rimase però indifferente: il successo di Caroline spaventò BBC e Parlamento. Le radio pirata non pagavano tasse al paese e toglievano pubblico alla BBC. Nel 1967 il governo approvò il Marine Broadcasting Offences Act. Dal 15 agosto 1967 diventò illegale rifornire le navi, lavorare per loro, o fare pubblicità. Risultato: quasi tutte le radio pirata chiusero. Caroline resistette fino al marzo 1968, quando la nave Caroline fu sequestrata per debiti. La BBC fu costretta a lanciare Radio 1 il 30 settembre 1967 per sostituire Caroline. Tony Blackburn, di Caroline, fu il primo speaker di Radio 1. 

Radio Caroline non è morta lì, ha avuto, infatti, più “vite”, tornando in onda da altre navi, come Mi Amigo e Ross Revenge. Trasmetteva album rock, punk, new wave. Nel 1980 la Mi Amigo affondò durante una tempesta, mentre nel 1987 la Ross Revenge fu abbordata dalle autorità olandesi con forze speciali. Fine delle trasmissioni dal mare.Oggi: Radio Caroline è legale dal 2017. Trasmette da Braintree, Essex su DAB, satellite e streaming su radiocaroline.co.uk. Mantiene lo spirito: rock, album tracks, niente playlist commerciali. La nave Ross Revenge è ancora ormeggiata a Tilbury ed è un museo.

L’emittente britannica lascia una grandissima eredità. Senza Caroline non ci sarebbero Radio 1, Capital FM, né il format “DJ + hit + jingle” che domina ancora. Ha dimostrato che il pubblico voleva musica, non solo discorsi. A Radio Caroline ed alle radio pirata del Mare del Nord è dedicato il film “I Love Radio Rock” del 2009 con Philip Seymour Hoffman.

Piccole curiosità: Il “Caroline” nel nome era anche per evitare problemi legali. O’Rahilly registrò la società in Panama e Liechtenstein. La nave era panamense, l’equipaggio internazionale. La “soundtrack” di Radio Caroline dal 1964 al 1967. era tutta incentrata sulla Top 40 + jingle urlati. I DJ la chiamavano “the ship that rocked the world” ed erano i brani che sentivi ogni ora su 199 metri

Questi erano in heavy rotation perché Caroline aveva solo i 45 giri che riusciva a farsi spedire: The Beatles con A Hard Day’s Night / I Feel Fine, partivano ogni mattina, ed erano i re assoluti. Non potevano mancare i Rolling Stones con “(I Can’t Get No) Satisfaction” e Il riff che faceva impazzire le onde, ma anche gli Who con My Generation, inno dei ragazzi inglesi dell’epoca che Caroline passava a palla.

E poi Beach Boys – Good Vibrations, i Supremes,  Dusty Springfield e tanti altri. I Jingle ti entravano in testa e venivano registrati dalla PAMS di Dallas: erano cortissimi e ad alto impatto: “This is Radio Caroline on 199!” è il più famoso. Poche chiacchiere, tanta energia, questa era Radio Caroline. Caroline trasmette ancora online e ha delle “vintage hours” dove mettono proprio i jingle originali del ‘64.

Scritto da Pio Russo
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