Century Radio: Radio Onda Rossa, storia di una radio militante
Un secolo di voci, musica e storie che hanno fatto grande la radio, tra passato e attualità, davanti e dietro il microfono. A cura di Pio Russo
Benvenuti a “Century Radio”, la rubrica dedicata ai cento anni della radio. In questo spazio esploreremo l’affascinante mondo della radiofonia, non solo attraverso ciò che ascoltiamo, ma anche svelando cosa accade quando i microfoni si spengono. Oggi parliamo della storia di Radio Onda Rossa.
Pio Russo racconta l’evoluzione e l’involuzione di un mezzo che ha segnato intere generazioni, portando musica, voci e storie nelle case di tutto il mondo. Dal fascino delle prime trasmissioni fino all’era del digitale, in un viaggio tra passato, presente e futuro della radiofonia.
Radio Onda Rossa: un segnale che disturba. Storia di una radio militante
Radio Onda Rossa inizia a trasmettere il 24 maggio 1977 da via dei Volsci 56, nel quartiere San Lorenzo a Roma. Nasce per iniziativa di un gruppo di militanti dell’Autonomia Operaia romana, nel pieno del Movimento del ’77. A differenza di molte “radio libere” nate dopo la sentenza n. 202 del 28 luglio 1976 della Corte Costituzionale, Onda Rossa rifiuta quella definizione. Si autodefinisce “radio militante”, “radio di movimento” o “radio rivoluzionaria”. Il suo motto è ancora oggi: Radio OndaRossa: un segnale che disturba.
Onda Rossa non nasce come voce di un singolo “partitino”, ma come strumento collettivo dei Comitati Autonomi Operai. Tre elementi caratterizzano il progetto: Riappropriazione dell’informazione, non “microfoni sulle lotte” ma “microfoni aperti delle lotte, dentro le lotte”, Circolazione orizzontale, quindi rompere l’isolamento dei soggetti sociali e collegare le lotte in tempo reale; Organicità al conflitto: la radio è parte di un progetto politico complessivo, non un’emittente fine a se stessa. In FM trasmette sui 87.9 MHz su Roma e provincia.
Oggi è anche in DAB+ nelle province di Roma, Terni e Perugia e in streaming web Anni ’70, repressione e sorveglianza: Per la sua linea editoriale, Onda Rossa diventa subito un bersaglio. Viene apertamente criticata dal PCI e diventa un “osservato speciale” delle forze dell’ordine, accusata di istigazione al crimine. Nel 1977-78 subisce diverse chiusure temporanee per impedire la copertura delle manifestazioni di piazza. Il 22 gennaio 1980 la magistratura chiude la radio, appone i sigilli e arresta diversi collaboratori. Solo dopo una grande assemblea pubblica al Teatro Centrale di Roma, il 25 maggio, la radio riapre ad agosto e gli arrestati vengono liberati.
L’attentato del 1982: Il 13 ottobre 1982, alle 2:15 di notte, un ordigno con circa 3 kg di dinamite esplode davanti alla sede di via dei Volsci. I danni sono rilevanti e lo stabile viene dichiarato inagibile. All’interno c’è solo Emanuele Dessì, che resta illeso. La radio attribuisce l’attentato a un’organizzazione sionista.
Come dicevamo, Onda Rossa si inserisce nel boom delle radio libere dopo il 1976. Queste emittenti sono caratterizzate da struttura autogestita, contenuti alternativi e partecipazione orizzontale. Insieme a Radio Alice di Bologna, Onda Rossa diventa punto di riferimento per la sinistra radicale e laboratorio di sperimentazione politica e linguistica. Negli anni di piombo le radio libere sono anche strumenti di mobilitazione, e per questo attirano repressione.
Dal 1977 Onda Rossa custodisce un enorme archivio di cassette audio, manifesti, volantini e riviste. Sono centinaia di ore di registrazioni delle lotte dell’Autonomia Operaia e dei movimenti. Questo materiale è servito a studenti e ricercatori per tesi e seminari su temi ignorati dai media ufficiali. Oggi la radio segnala l’urgenza di digitalizzare l’archivio per evitare che le voci si perdano.
Dopo quasi 50 anni, Radio Onda Rossa trasmette ancora da Roma. Mantiene una struttura autogestita e autofinanziata, senza pubblicità. Il palinsesto alterna informazione di movimento, controinformazione, approfondimenti e musica non commerciale. Tra i programmi storici: ROR News, redazionali, TuttaScena Teatro, TuttaScena Cinema, prove Tecniche di trasmissione.È considerata uno degli ultimi “frutti immaturi, aspri e indigesti” del decennio 1968-1977, ma straordinariamente vitale. Il “segreto” di Onda Rossa, si diceva, stava nelle parole: dare voce a chi non l’aveva.
Dagli anni ’90, la radio affronta la svolta digitale senza cambiare pelle. 2000-2010, web e nuove lotte: Con l’arrivo dello streaming, Onda Rossa porta fuori Roma le voci dei movimenti. Segue da vicino il G8 di Genova 2001 con dirette e testimonianze non filtrate dai media mainstream. Diventa punto di riferimento per le lotte dei migranti ai CPT, le occupazioni abitative, il sindacalismo di base. Come dicevamo, niente pubblicità in radio, mai. La radio si regge su sottoscrizioni, cene benefit e feste a San Lorenzo. Nel 2007 lancia il progetto di digitalizzazione dell’archivio storico: cassette degli anni ’70 e ’80 rischiano di smagnetizzarsi. Anche nei 2000 non mancano denunce e perquisizioni. Nel 2004 viene indagata per “istigazione a delinquere” dopo alcune dirette sui movimenti contro la guerra in Iraq. Il processo si chiude con archiviazione.
Il rapporto con No Tav e No Muos: “microfoni aperti delle lotte”. Qui torna in gioco il modello originario: non parlare delle lotte, ma dalle lotte. No Tav: Dal 2005 Onda Rossa apre collegamenti fissi dalla Val di Susa. Trasmette assemblee, camminate notturne, sgomberi. Durante le giornate del 27 giugno e 3 luglio 2011, fa diretta per 48 ore consecutive raccontando cariche e resistenza. Diventa così una delle fonti principali per chi non si fidava dei tg nazionali.
No Muos: Dal 2012 dà spazio al movimento siciliano contro l’installazione del sistema satellitare USA a Niscemi. Ospita attivisti, avvocati, mamme No Muos. Copre i processi e le manifestazioni, collegando la lotta locale con quella antimilitarista nazionale.Logica di rete: Con altre radio di movimento e siti come Infoaut, Onda Rossa costruisce un circuito di controinformazione. L’idea è sempre quella del ’77: rompere l’isolamento e far circolare le pratiche.
Dal G8 ai movimenti per la casa, dal No Tav al clima, Onda Rossa resta fedele al motto un segnale che disturba. Nel 2017 ha festeggiato 40 anni con tre giorni di iniziative a San Lorenzo. Oggi continua su 87.9 FM, DAB+ e web, e l’archivio digitalizzato è consultabile in parte online.