Century Radio: una voce di speranza nei campi di concentramento
Un secolo di voci, musica e storie che hanno fatto grande la radio, tra passato e attualità, davanti e dietro il microfono. A cura di Pio Russo
Benvenuti a “Century Radio”, la rubrica dedicata ai cento anni della radio. In questo spazio esploreremo l’affascinante mondo della radiofonia, non solo attraverso ciò che ascoltiamo, ma anche svelando cosa accade quando i microfoni si spengono.
Pio Russo racconta l’evoluzione e l’involuzione di un mezzo che ha segnato intere generazioni, portando musica, voci e storie nelle case di tutto il mondo. Dal fascino delle prime trasmissioni fino all’era del digitale, in un viaggio tra passato, presente e futuro della radiofonia.
La Radio: una voce di speranza nei campi di concentramento
La radio ha giocato un ruolo importante nei campi di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale, offrendo una fonte di informazione e di speranza per i prigionieri. Conosciamo tutti quale fosse la situazione, i prigionieri erano sottoposti a condizioni di vita disumane, con lavori forzati, maltrattamenti e privazioni. La radio era una delle poche fonti di informazione e di svago disponibili.
Nonostante le severe restrizioni, alcuni prigionieri riuscirono a costruire radio clandestine, utilizzando materiali di fortuna come fili, transistor e antenne improvvisate. Queste radio permettevano ai prigionieri di ascoltare notizie dal mondo esterno e di mantenere la speranza.
La radio divenne anche uno strumento di resistenza, permettendo ai prigionieri di comunicare tra loro e di organizzare azioni di sabotaggio. I prigionieri utilizzavano codici e messaggi nascosti per trasmettere informazioni e coordinare le loro azioni. Nel campo di concentramento di Auschwitz, un gruppo di prigionieri costruì una radio clandestina utilizzando un vecchio ricevitore e un’antenna improvvisata. Nel campo di concentramento di Buchenwald, un prigioniero riuscì a costruire una radio utilizzando un transistor e un filo di rame.
C’è poi una storia particolare che riguarda il nostro paese e i nostri connazionali, resa celebre da Giovannino Guareschi nel suo “Diario Clandestino” e in una pubblicazione su un numero di “Oggi” del 1946 che svolse un reportage in un campo di prigionia tedesco: si trattava del lager di Sandbostel. Qui nacque Radio Caterina: chiamata così forse in onore della fidanzata di uno prigionieri, la “Caterina” consentiva di avere informazioni dal mondo esterno riuscendo a ricevere segnali dalle stazioni di Londra, Berlino e Bari nonostante fosse costruita con mezzi di fortuna. In questo modo i prigionieri riuscivano a conoscere l’andamento del conflitto prima dei loro carcerieri.
Ma chi furono gli uomini a dare vita e voce a Radio Caterina? Eccoli: il Sottotenente Oliviero Olivero, con la sua straordinaria competenza radiotecnica, in quanto ingegnere elettrotecnico, è la mente che ha permesso la realizzazione della radio e funge da antenna umana e autoregolatore di reazione; il Tenente Carlo Martignago, che con la sua abilità di ingegnere idraulico, era capace di trovare e costruire quasi qualsiasi cosa dal nulla; e poi il Tenente Remo Tarini, il Capitano Aldo Angiolillo, il Tenente Battista Talotti che lavorarono con determinazione e audacia alla costruzione di tutti i componenti.
Sembra che l’idea di Radio Caterina sia nata dal fatto che al Sottotenente Olivero fu richiesta la riparazione di una radio da parte di un ufficiale tedesco. Nonostante i rischi, durante l’intervento, il militare italiana ebbe l’idea di realizzare una propria radio ricevente che chiamò Radio Mimma, ma della quale purtroppo non sappiamo nulla. Ma Mimma, insieme ai valorosi soldati del gruppo succitato diede vita alla Caterina
Quando i campi di concentramento furono liberati, la radio giocò un ruolo importante nella comunicazione tra i prigionieri e il mondo esterno. I prigionieri utilizzarono le radio per trasmettere messaggi di gioia e di gratitudine, e per chiedere aiuto e assistenza. La radio nei campi di concentramento fu una fonte di speranza e di resistenza per i prigionieri. Nonostante le condizioni disumane, la radio permise ai prigionieri di mantenere la loro umanità e di lottare per la libertà, cosa che avviene ancora oggi nelle zone di guerra