Elena Faggi che ne so

Recensione del brano portato sul palco del Festival di Sanremo 2021

Che ne so” è il brano con cui la giovanissima Elena Faggi si è presentata al Festival di Sanremo 2021. Come ha più volte raccontato (qui per il link alla nostra intervista) il brano è stato scritto in collaborazione con suo fratello. Si sente, infatti, fin dalle prima battute musicali una spensieratezza musicale tipica di chi si sta divertendo senza pensare troppo a certe logiche.

La sequenza musicale del contrabbasso è quasi un “ostinato”, perché si ripete costantemente, fatta eccezione per lo special, e ne determina la personalità a metà tra il jazz e il pop, senza disdegnare elementi di elettronica. Gli arpeggi di chitarra a inizio e fine frasi musicali sembrano voler richiamare vagamente il mood di “Sincerità” di Arisa. La simpatia c’è, purtroppo il brano un po’ meno. Tuttavia, seppure non ci sia un wow immediato di chi ascolta, basterà rimettere in play un paio di volte per fischiettare, muovere a ritmo di musica qualche parte del nostro corpo e sorridere guardando il videoclip che, raccontando la storia di una ragazza alle prese con il primo amore, è davvero molto carino e mette a fuoco la personalità di Elena che è giovane e ha tante strade colorate davanti.

“Che ne so” è una canzone leggera, pur senza attenzione ai dettagli, maggiormente concentrati sull’interpretazione vocale. Una voce, quella di Elena, precisa, tendente al virtuoso nei vocalizzi ridondanti in tutto il brano. La progressione vocale discendente è semplice ma diventa il punto di forza del brano perché ne caratterizza la personalità.

Semplicità e stilosità potrebbero sembrare in contrapposizione tra loro, ma un giusto mix tra le due caratteristiche rendono Elena Faggi una giovane promessa da non sottovalutare. Se consideriamo, infatti, che questo è un tentativo andato bene grazie ad Area Sanremo possiamo a gran voce dire che va più che bene così e che da oggi può iniziare il percorso musicale che da “Che ne so” può volare decisamente più in alto.

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Testo | Che ne so

Questo cielo toglie il fiato
questo cielo innamorato
ma il tramonto dura troppo poco
mi illudo mentre te ne prendi gioco

Fai così, illudimi
tanto mi diverto, sai quanto mi diverto
confondimi, convincimi
lo trovo un po’ un pretesto, per andare via presto
Ti odio, non è vero
Ti odio, non è vero
Forse un po’, forse no, non lo so
Forse un po’, forse no, che ne so

Guarda come perdo tempo
a pensarti ogni momento
quando molto probabilmente
a te neanche passo per la mente

Fai così, illudimi
tanto mi diverto, sai quanto mi diverto
confondimi, convincimi
fingiti diverso, innamorato perso
Ti odio, non è vero
Ti odio, non è vero
Forse un po’, forse no, non lo so
Forse un po’, forse no, che ne so

Forse è vero, forse è vero che ci spero
che si avveri quel che mi dicevi eri
e mi faccio film mentali forse troppi forse vani
ma è così, così sarà domani
non è così, così sarà domani

Ti odio, non è vero
Ti odio, non è vero
Forse un po’, forse no, non lo so
Forse un po’, forse no, che ne so

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Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

By Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

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