Cioffi: “Noemi? Una delle voci più riconoscibili e forti del panorama” – INTERVISTA

Cioffi Noemi

A tu per tu con Cioffi per parlare del nuovo singolo “Farfalle (nello stomaco)” con Noemi, disponibile dallo scorso 27 marzo 2026. La nostra intervista al cantautore salentino

C’è un momento preciso in cui una canzone smette di essere solo una storia e diventa esperienza condivisa. È quello spazio fragile e potentissimo in cui si muove Cioffi con il suo nuovo singolo “Farfalle (nello stomaco)”, uscito venerdì 27 marzo e impreziosito dalla voce intensa di Noemi. Un incontro artistico che nasce quasi per istinto e si trasforma in un dialogo emotivo capace di attraversare due sensibilità diverse, ma perfettamente complementari.

Il brano racconta la fine di un amore senza filtri, soffermandosi su quel passaggio spesso improvviso e destabilizzante che porta dall’essere tutto per qualcuno al diventare estranei. Tra nostalgia, gelosia e consapevolezza, resta però qualcosa di indelebile: quelle “farfalle nello stomaco” che, anche quando tutto finisce, continuano a rappresentare la parte più autentica dell’innamoramento.

In questa intervista, Cioffi ci accompagna dentro la genesi del pezzo, svelando retroscena, influenze musicali e il percorso che lo ha portato a condividere il brano con una delle voci più riconoscibili del panorama italiano. Un racconto sincero che mette al centro la musica come spazio di incontro, di ricerca e, soprattutto, di verità emotiva.

Cioffi presenta il nuovo singolo “Farfalle (nello stomaco)” con Noemi, l’intervista

Come nascono questa canzone e l’incontro con Noemi?

«Questo brano nasce d’estate, in agriturismo, insieme a Daniele e Cecilia. È nato davvero in modo spontaneo: abbiamo sentito questo beat che mi ricordava certe atmosfere alla Macklemore e nel giro di un’ora avevamo già melodia e testo, mentre aspettavamo che un’amica ci preparasse da mangiare. Non era un pezzo che inizialmente aveva fatto impazzire il team, però io ci sentivo qualcosa di speciale. È successo già in passato con altri brani: magari passano in sordina, ma io mi ci fisso, li riascolto e capisco che hanno qualcosa. Poi abbiamo lavorato per farlo crescere e, a un certo punto, abbiamo pensato a una voce femminile. Tutti sognavano quella di Noemi. Abbiamo avuto il coraggio di mandarle il pezzo a dicembre… e dopo pochi giorni era in studio con noi. È stato incredibile».

Che valore pensi abbia aggiunto Noemi con la sua voce e la sua interpretazione a questa canzone?

«Tutto. A 360 gradi. La sua voce, la sua storia, la sua presenza… è una delle voci più riconoscibili e forti del panorama italiano. Ha dato coerenza al pezzo, lo ha chiuso in un cerchio perfetto. Non riesco più a immaginare questa canzone senza di lei. E poi è stata di un’umiltà incredibile: si è messa completamente al servizio del brano. Per me è stato un onore enorme».

Nel pezzo racconti il passaggio da un amore totalizzante a una distanza improvvisa. Quanto c’è di personale in questa storia e quanto invece di osservazione universale e di racconto?

«C’è tanta idealizzazione. Io, nella mia vita, quando chiudo una relazione passo da un estremo all’altro, non vivo molto il limbo. Però mi capita spesso di raccontare anche cose che non ho vissuto, ma che vorrei vivere. Questo tipo di amore così struggente è qualcosa che mi affascina. Quindi sì, c’è una parte di me, ma anche tanta immaginazione».

Nella nota stampa Noemi dice che è stato facile riconoscersi nel pezzo. Credi nel potere dell’immedesimazione in musica?

«Assolutamente sì. Prima scrivevo molto come se fosse un diario, partendo da me e sperando che qualcuno si ritrovasse. Oggi ho un approccio diverso: provo a raccontare anche storie che non sono le mie, cercando comunque di essere credibile. Questo, secondo me, rende tutto ancora più universale. Se una persona riesce a riconoscersi, allora vuol dire che hai toccato qualcosa di vero».

Dal punto di vista musicale, che tipo di ricerca c’è stata per trovare il sound giusto per “Farfalle (nello stomaco)”?

«Ci siamo ispirati a diversi mondi: Justin Bieber, alcune sonorità pop soul, un po’ gospel… volevamo unire queste influenze e trovare un vestito che le tenesse insieme. È venuto fuori un sound che ha qualcosa di internazionale, ma con una scrittura molto italiana. Mi piace molto questo tipo di contaminazione».

Sei reduce dal successo di “Sola (Ti amo)”: che mesi sono stati quelli successivi e quando hai capito che questo nuovo brano fosse il follow-up giusto?

«L’ho capito subito. Già dopo la prima sessione sentivo che era il proseguimento naturale di “Sola”. I mesi successivi sono stati bellissimi: il pezzo è cresciuto piano piano, senza fretta, e mi sono goduto tutto. È importante avere pazienza, perché a volte le canzoni hanno bisogno di tempo per arrivare. Io mi sono sentito fortunato, ma anche sereno nel lavorare a qualcosa di coerente con quello che stavo facendo».

Nella tua carriera hai pubblicato diversi singoli ma un solo album, “Passa tutto alla mia età”. Stai lavorando a un secondo disco?

«Me lo chiedo spesso. Per me un album deve avere una coerenza, un’identità precisa. Non voglio fare una semplice raccolta di canzoni. Alcuni brani che ho pubblicato fanno parte del percorso che sto costruendo adesso, altri magari appartengono a una fase diversa e potrebbero finire in un progetto futuro. Quindi sì, ci sto pensando, ma voglio che abbia un senso preciso».

È finito da poco il Festival di Sanremo: cosa pensi dell’ultima edizione e della vittoria di Sal Da Vinci?

«Sal Da Vinci è il numero uno, anche umanamente. È una persona di un’umiltà incredibile. Dopo aver vinto, si è messo a disposizione di tutti, anche dei più giovani. Musicalmente è stato un Festival vario, con tante proposte interessanti. Alcune mi sono piaciute molto, altre meno, ma è normale. In generale è stato un bel segnale per la musica italiana».

Per concludere: dove e a chi ti piacerebbe arrivare con la tua musica? Come ti immagini tra dieci anni?

«Oggi penso soprattutto a stare bene. Non mi faccio più troppe proiezioni a lungo termine. Vorrei essere felice, avere una famiglia, prendermi cura delle persone che amo. Musicalmente, certo, spero di arrivare a più gente possibile, ma ho iniziato a fare musica senza aspettarmi nulla. Ed è ancora più bello così: accogliere quello che arriva. Se penso che oggi ho fatto un pezzo con Noemi… è qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava impensabile. Quindi va bene così».

Scritto da Nico Donvito
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