A tu per tu con il poliedrico artista, fuori dal 20 marzo con il suo nuovo singolo intitolato “Candida

Tempo di nuova musica per Francesco Di Roberto, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Cizco, personaggio televisivo e musicista in uscita con il singolo Candida, disponibile negli store digitali dallo scorso 20 marzo. Un brano che rappresenta una riflessione molto ponderata e attuale, che pone l’accento sul ruolo centrale che può avere l’informazione all’interno della nostra società e nel nostro quotidiano, legandosi perfettamente a quello che stiamo vivendo in questi giorni, alle varie news e fake news che si alternano freneticamente. In occasione di questa interessante uscita, abbiamo incontrato virtualmente l’artista, per approfondire la sua personale visione di vita e di musica.

Ciao Francesco, benvenuto. Partiamo da “Candida”, il titolo del tuo nuovo singolo. Il tema che hai affrontato in questo pezzo è molto importante e, lasciamelo dire, più che mai attuale. Cosa ti ha ispirato questo genere di riflessione?

«Pur avendolo scritto tempo fa, questo pezzo è decisamente molto attuale, il destino ha voluto uscisse proprio adesso. Da bambino avevo il sogno di fare l’attore, invece mi sono ritrovato a fare il conduttore, ad occuparmi di temi vicini all’informazione, anche se non sono un giornalista. Lavorando con la comunicazione, noto che quello che dico arriva, quindi comprendo perfettamente la responsabilità  che io e miei colleghi abbiamo. La mia canzone vuole essere una riflessione per coloro i quali hanno a che fare con i mass media, perché credo sia importante dare peso alle proprie parole, altrimenti si rischia di veicolare in modo errato il messaggio, talvolta creando anche un certo allarmismo che non fà mai bene».

Il tuo lavoro lo svolgi da anni molto bene, come tutti i tuoi colleghi de “Le Iene”. A tal proposito, vorrei chiederti se c’è un servizio o un argomento che hai affrontato e che ti ha segnato particolarmente?

«Guarda, a me hanno segnato tutti i servizi con le persone bisognose, quelle in difficoltà, le stesse che spesso ti insegnano a dare un valore alle cose, a stare come si deve al mondo, in qualche modo anche ad accontentarci di quello che abbiamo».

I tuoi primi passi televisivi li hai mossi nel mondo della musica, come veejay, per poi passare dall’altra parte della barricata tirando fuori il tuo lato da musicista, prima con i Meganoidi poi con i Lacizco. Seguendoti sui social, ho letto che più volte ti sei definito “uno che non vuole fare il cantante”, ecco… spiegaci, cosa vuoi fare realmente da grande?

«Questo è un grande problema che ho ancora (sorride, ndr), il fatto di essere poliedrici può essere un vantaggio, anche se il rischio di fare più cose fatte male è sempre dietro l’angolo. Di indole tendo a fare sostanzialmente tutto quello che mi piace, ho la fortuna di essere impegnato in attività fortemente legate all’espressione artistica. Seguo l’istinto e decido giorno per giorno, anche se a volte qualche dubbio esistenziale ce l’ho, non posso certo negarlo, mi capita di pormi  questo genere di domande».

A dover di cronaca è giusto sottolineare come i Meganoidi e i Lacizco siano stati tra gli antesignani di quella nuova ondata di indie rock che, molto probabilmente, oggi si è trasformata nell’indie pop, diventato a tutti gli effetti parte integrante del mainstream. Qual è il Cizco-pensiero sull’attuale scena discografica?

«Guarda, mio figlio ascolta principalmente il rap, in particolare quello americano, più vecchio che attuale. Aiutami tu a capire cosa và veramente adesso perché non saprei, l’indie c’è ancora? Personalmente ascolto un po’ di tutto, a volte mi perdo tra le novità, ma alla fine non c’è niente che in realtà mi convinca particolarmente, questo non so se vuol dire che la musica di oggi sia oggettivamente meno bella che in passato,  oppure che sono io troppo vecchio per comprenderla realmente.

Ho sempre sentito gli anziani fare questo genere di discorsi, ora che li faccio anch’io mi rendo conto di quanto sia terribile, forse non è vero che non ci sono più le canzoni belle d’un tempo, probabilmente sono io che non riesco a comprenderle fino in fondo, alla fine ogni generazione è portata a considerare la propria musica migliore di quella contemporanea. Mia moglie ascolta Marracash e devo dire che alcune cose piacciono anche a me, poi apprezzo anche Salmo, Fabri Fibra e J-Ax in modo particolare, lo considero un genio perché riesce a stare sempre al passo con i tempi. Sull’indie mi sono un po’ perso, personalmente continuo ad ascoltare i Foo Fighters e cose che, onestamente, c’erano anche vent’anni fa».

Apprezzo molto questo tuo modo analogico di intendere la musica, non solo per quanto concerne le sonorità, ad esempio anche nel videoclip, rigorosamente in bianco e nero. Cosa avete voluto trasmettere attraverso quelle immagini?

«Ho sempre voluto fare un videoclip vestito da iena, in più il mondo di Tarantino mi è sempre piaciuto, quindi mi sono immaginato la storia di questo personaggio stanco ed esausto dopo aver lavorato, che si ritrova ad avere a che fare con tipi oscuri e loschi che sembrano stare male, come in crisi d’astinenza. Ma non voglio raccontare troppo così ve lo andate a vedere e mi portate qualche views (ride, ndr)».

Veniamo all’attualità, a quello che stiamo vivendo, una situazione inedita a livello mondiale, l’emergenza sanitaria nei confronti del contenimento del Covid-19 ha mutato, seppur momentaneamente, la nostra quotidianità. Tu, personalmente, come stai vivendo questa situazione così delicata?

«A parte tutte le disgrazie che purtroppo ci accompagnano giorno per giorno, cerco di vivere questo momento in modo positivo, da qualche anno ho scelto di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, in questo modo ho superato determinate situazioni complicate. Nel mio piccolo cerco di aiutare per quello che posso, in più stando chiuso in casa ho riscoperto cose che, magari, con il tempo avevo perso un po’ di vista, tra tutti passo molto più tempo con i miei figli. Vedendola in generale, trovo che l’Italia stia dando un esempio pazzesco a tutti gli altri Paesi, chiudendoci in casa abbiamo trovato un cammino che altri adesso stanno seguendo».

Quale impatto emotivo pensi che avrà sulle nostre vite tutto questo? Ne usciremo davvero migliori come dicono?

«Secondo me sì, spero vivamente di poter fare tra un anno meno servizi possibili a “Le Iene” su gente che si è approfittata della situazione, persone che hanno cercato di speculare e di guadagnare su questa tragedia. Purtroppo queste cose fanno parte dell’animo umano, già ne sono accadute di cose del genere in queste settimane, malgrado ciò penso che ne usciremo molto più forti, che tutto quello che sta accadendo ci serva per aprire di più gli occhi e renderci conto di quello che abbiamo, perché siamo persone fortunate e non devono servire queste tragedie per farcelo capire».

Per concludere, che ruolo possano avere in questa situazione la musica, l’arte e l’intrattenimento?

«Un grande ruolo. Nel mio caso sto approfittando di questo momento casalingo per creare, ho iniziato a scrivere un libro e sto scrivendo canzoni nuove. Dalla noia possono venire fuori un sacco di cose, tant’è vero che si stanno creando un sacco di operazioni molto belle, trovo che gli artisti stiano dando il meglio di loro. Credo che questo sia il periodo migliore per mostrare chi siamo, per tirare fuori ciò che abbiamo dentro. Questo è il momento per utilizzare al meglio il tempo che abbiamo».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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