Claudio Baglioni

Recensione del nuovo album del cantautore romano a distanza di sette anni dal precedente

Sette anni sono un’eternità nella musica contemporanea di oggi. Lo sono anche per Claudio Baglioni che il suo ultimo album d’inediti lo aveva pubblicato nel “lontano” 2013 e che solo sul finire del 2020 è tornato a proporsi, dopo numerosi rinvii, con In questa storia, che è la mia. Un disco, questo nuovo album del cantautore romano, che, in qualche modo, è profondamente e doppiamente legato alla dimensione del tempo: da una parte l’idea che il tempo, in questa nuova narrazione musicale, sia del tutto estraneo al filo rosso che unisce queste nuove note, dall’altra, invece, la volontà di ribadire che è ancora possibile proporsi nell’oggi senza sposarne il tempo nè tornare ad adottare il tempo andato. Un disco che, in sostanza, si estrania dal tempo pur facendone parte.

In questa complessità strutturale e narrativa Baglioni ci inserisce quattordici brani inediti, 4 interludi piano e voce, un capo ed una coda strumentali che, ancor di più, restituiscono all’ascoltatore l’idea di un filo che non si può spezzare e che occorre seguire passo passo, in tutto il suo sviluppo temporale, per comprendere quanto si canta e si suona. E Baglioni si diverte in questa dimensione trovandosi a proprio agio in un suono completamente acustico (e anche questa è una scelta temporale ben precisa) ed in un racconto che sposa la consequenzialità piuttosto che l’episodio fine a se stesso e tanto caro, invece, allo streaming e alle sue implicite regole. In tutto questo circolo temporale non è un caso che a fungere da brano-manifesto sia quella Gli anni più belli che, oltre a fungere da colonna sonora portante per l’ultima opera cinematografica di Gabriele Muccino, ha anche l’incarico di passare in rassegna quegli anni della giovinezza fatti di sogni, speranze, obiettivi, ambizioni e continue sfide contro se stessi ed il mondo.

Il focus di tutto, però, si colloca attorno al tema dell’amore declinato sotto tutte le sue diverse forme. Un amore che, però, oltre a vedersi privato della dimensione del tempo si trova ad essere anche Altrove e qui spogliandosi anche  della veste dello spazio per innalzarsi maestoso, imponente e pomposamente teatrale nella sua struttura musicale che a tratti richiama anche le composizioni di Cocciante prima che il finale si liberi in un climax necessario. D’amore parlano, comunque, anche Quello che sarà di noi e Mal d’amore che al sentimento si dedicano per affrontarne le sfumature più sofferenti per dar spazio al rischio di perdersi, veder sfiorire la propria passione e veder confuso il futuro che attende.

Claudio Baglioni

Baglioni punta all’essenzialità, rinuncia al tempo, allo spazio, alla società e alla concretezza per guardare a quanto è davvero importante. Lo fa anche quando sogna Un mondo nuovo senza finire mai nell’eccessivamente particolare ma guardando piuttosto alla tavola dei valori universali. Lo fa anche musicalmente compiendo la scelta di tornare ad adattare la musica acustica e completamente suonata “accontentandosi” dell’essenziale del suono reale come ben testimonia l’intero album ma, in particolare, dei contrapposti manifesti come Uno e due e l’estremamente autobiografica Uomo di varie età, complete e ricchissime da un punto di vista strumentale seppur ciascuna a modo proprio, e Come ti dirò, che, invece, si dota di un arrangiamento minimale che sfrutta l’orchestrazione ad archi per restituire l’atmosfera voluta.

La dimensione del “tempo astratto” torna ad essere protagonista per (la lunghissima, ben 6 minuti) Mentre il fiume va che guarda nuovamente a quando “ripenso a quanto ho corso fino a questa età” trovando costantemente al proprio fianco l’amore di ieri e di oggi. Costante si mantiene anche la penna di Baglioni che risulta sempre fedele a se stessa a volte scivolando qua e là sulla rischiosa possibilità di assomigliarsi un po’ troppo (anche se, su stessa ammissione del cantante, la cosa è assolutamente voluta) come nel caso di Reo confesso, dove torna alla memoria l’insuperabile ‘Via’, o di Io non sono lì, ispirata da ‘Mille giorni di me e di te’.

Un viaggio tutto da compiere in compagnia delle note di Claudio Baglioni si completa con una leggera Lei lei lei lei, un’orchestrale ed elegante Dodici note ed una Pioggia blu che ribadisce una volta di più tutta la capacità del cantautore romano di farsi veicolo della narrazione del più alto dei sentimenti del cuore.

Claudio Baglioni - In questa storia, che è la mia

Con questo In questa storia, che è la mia l’identità di Claudio Baglioni vive l’occasione di farsi riscoprire per quello che è da cinquant’anni in un viaggio spesso ispirato e unico tra le sette note. Lo fa compiendo un viaggio nel proprio tempo raccontandosi nell’essenzialità di un racconto che non guarda solamente all’oggi o al passato ma punta, piuttosto, a farsi portavoce di un tempo senza tempo. Baglioni assomiglia terribilmente al Baglioni di sempre e, in questo senso, non arriva mai a stupire l’ascoltatore che, di certo, non potrà aspettarsi da questo album una rivoluzione della musicalità della voce di ‘Questo piccolo grande amore’. Una musicalità che, invece, viene più volte ribadita con continui rimandi (che forse si potevano evitare per un album di “inediti”) ai successi di un tempo e che fedelmente riabbraccia quei suoni e quella scrittura che tanto cari gli sono stati. ‘In questa storia, che è la mia’ è un disco densissimo in cui poco o nulla spicca forse proprio per la scelta di obbligare ad un ascolto corretto e continuativo del racconto accompagnando l’ascoltatore dall’inizio alla fine senza imporre tappe o scorciatoie ma suggerendo, piuttosto, di prendersi dal tempo per scappare, incoerentemente, proprio da esso stesso.

Migliori tracce | Gli anni più belli

Voto complessivo | 7.2/10

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In questa storia, che è la mia | Tracklist e stelline

  1. Altrove e qui ★★★★★★★½☆☆
    [Claudio Baglioni]
  2. Gli anni più belli ★★★★★★★★½☆
    [Claudio Baglioni]
  3. Quello che non sarà di noi ★★★★★★★☆☆☆
    [Claudio Baglioni]
  4. In un mondo nuovo ★★★★★★★½☆☆
    [Claudio Baglioni]
  5. Come ti dirò ★★★★★★☆☆☆☆
    [Claudio Baglioni]
  6. Uno e due ★★★★★★★☆☆☆
    [Claudio Baglioni]
  7. Mentre il fiume va ★★★★★★★½☆☆
    [Claudio Baglioni]
  8. Pioggia blu ★★★★★★★☆☆☆
    [Claudio Baglioni]
  9. Mal d’amore ★★★★★★★☆☆☆
    [Claudio Baglioni]
  10. Reo confesso ★★★★★★☆☆☆☆
    [Claudio Baglioni]
  11. Io non sono lì ★★★★★★★½☆☆
    [Claudio Baglioni]
  12. Lei lei lei lei ★★★★★★★☆☆☆
    [Claudio Baglioni]
  13. Dodici note ★★★★★★★☆☆☆
    [Claudio Baglioni]
  14. Uomo di varie età ★★★★★★★½☆☆
    [Claudio Baglioni]
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Ilario Luisetto

Creatore e direttore di "Recensiamo Musica" dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci. Nostalgico e sognatore amo tutto quello che nella musica è vero. Meno quello che è costruito anche se perfetto. Meglio essere che apparire.

Di Ilario Luisetto

Creatore e direttore di "Recensiamo Musica" dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci. Nostalgico e sognatore amo tutto quello che nella musica è vero. Meno quello che è costruito anche se perfetto. Meglio essere che apparire.

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