Claudio Villa, il Reuccio che cantava l’Italia: il ricordo nell’anniversario della scomparsa

Claudio Villa

Quattro vittorie a Sanremo, 45 milioni di dischi venduti e un’eredità melodica ancora intatta: il nostro omaggio a Claudio Villa nell’anniversario della scomparsa

Il 7 febbraio 1987 è una data che resta scolpita nella memoria della musica italiana. Durante la serata finale del Festival di Sanremo, Pippo Baudo interruppe il flusso dello spettacolo con voce commossa per dare un annuncio che gelò il Teatro Ariston e milioni di telespettatori: Claudio Villa era morto poche ore prima, a soli 61 anni.

Un momento drammatico, improvviso, quasi simbolico. Perché Villa, più di molti altri, Sanremo lo aveva attraversato, dominato, amato e combattuto. E proprio mentre il Festival celebrava la sua ritualità, perdeva uno dei suoi volti più popolari e controversi.

Claudio Villa, un ragazzo di Trastevere diventato leggenda

Claudio Villa, all’anagrafe Claudio Pica, nasce a Roma il 1º gennaio 1926, in una famiglia umile, nel cuore di Trastevere, in via della Lungara. Figlio di un vetturino e di una madre casalinga, cresce con quella romanità fiera e diretta che non lo abbandonerà mai.

Il soprannome che lo accompagnerà per tutta la vita arriva quasi naturalmente: “il Reuccio”, coniato da Corrado durante una puntata di Rosso e nero. Un titolo che racconta bene il suo temperamento: orgoglioso, popolare, impossibile da ignorare.

Villa è stato uno dei più grandi protagonisti della storia del Festival. Insieme a Domenico Modugno detiene ancora oggi il primato di vittorie, quattro trionfi: nel 1955 con “Buongiorno tristezza”, nel 1957 con “Corde della mia chitarra”, nel 1962 con “Addio… addio e nel 1967 con “Non pensare a me”.

Sanremo per lui era casa e campo di battaglia: ogni anno portava canzoni, polemiche, discussioni con stampa e organizzazione. Ma anche un pubblico enorme, fedele, visceralmente legato alla sua voce. Claudio Villa possedeva un timbro di stampo tenorile, potente e immediatamente riconoscibile. Era l’interprete della grande tradizione melodica italiana, quella che faceva della canzone un gesto teatrale, quasi operistico. Ha inciso brani rimasti nella memoria collettiva e nel cuore di più generazioni, vendendo 45 milioni di dischi in tutto il mondo. Un dato che racconta quanto fosse centrale nel panorama musicale del dopoguerra.

Oltre alla musica, Claudio Villa è stato anche attore cinematografico: una trentina di film, spesso costruiti attorno alle sue esibizioni canore. Dalla commedia all’italiana alle storie romantiche strappalacrime, la sua figura attraversava lo spettacolo a 360 gradi. Negli anni Settanta e Ottanta, mentre la musica cambiava e nuove mode prendevano il sopravvento, Villa restò legato alla canzone popolare melodica. Non seppe, o non volle, rinnovarsi davvero. E questo lo rese bersaglio di critiche, ma anche simbolo di resistenza.

Claudio Villa era un uomo di contrasti: amatissimo dal suo pubblico, spesso osteggiato dalla critica. Polemico, istintivo, diretto. Ma sempre autentico. I suoi concerti erano regolarmente sold out, e ogni sua apparizione era un evento. Anche quando sembrava fuori tempo massimo, il reuccio continuava a cantare, come se la voce fosse un destino.

Oggi, a distanza di anni, Villa resta una figura irripetibile. Un simbolo della canzone italiana popolare, quella che parlava alle persone prima ancora che ai salotti. Un artista capace di rappresentare un’Italia che sognava, soffriva, cantava. Un Reuccio senza corona, ma con una voce che ancora oggi risuona nella memoria collettiva. Perché il tempo passa, i Festival cambiano, ma certe voci restano. E Claudio Villa, nel bene e nel male, è una di quelle.

Scritto da Alessandra Locatelli
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