“Come pensi che io” di Daniele Ronda: te la ricordi questa?

Come pensi che io Daniele Ronda

Viaggio quotidiano nella colonna sonora della nostra memoria, tra melodie sospese nel tempo pronte a farci emozionare ancora. Oggi parliamo di “Come pensi che io” di Daniele Ronda

La musica è la nostra macchina del tempo: basta una nota, un ritornello, ed eccoci di nuovo lì, in una stagione vicina o lontana, in un’auto con i finestrini abbassati o nella cameretta della nostra infanzia. “Te la ricordi questa?” è il nostro appuntamento quotidiano per riavvolgere il nastro delle emozioni, proprio come si faceva una volta con una semplice penna e una musicassetta. Oggi l’orologio del tempo ci riporta al 2004 con “Come pensi che io” di Daniele Ronda.

Ogni giorno, alle 13:00, vi accompagneremo in un viaggio musicale alla riscoperta di queste gemme nascoste: canzoni che hanno detto tanto e che hanno ancora tanto da dire, pronte a sbloccare ricordi, evocare immagini, restituirci pezzi di passato con la potenza che solo la musica sa avere. Brani che forse oggi non passano più in radio, pezzi di artisti affermati lasciati in un angolo, o successi di nomi che il tempo ha sbiadito ma che, appena tornano nelle nostre orecchie, sanno ancora farci vibrare. Perché la musica non invecchia, si nasconde soltanto tra le pieghe del tempo, aspettando il momento giusto per colpire nel segno e farci esclamare sorpresi un: “Te la ricordi questa?”.

Ti sblocco un ricordo: “Come pensi che io” di Daniele Ronda

“Come pensi che io” di Daniele Ronda è il singolo che nel 2004 ha segnato il suo debutto discografico, portandolo rapidamente all’attenzione del pubblico grazie anche alla visibilità del Festivalbar. È un brano che si inserisce nel solco del pop cantautorale italiano dei primi anni Duemila, con una scrittura diretta e fortemente emotiva, costruita attorno al racconto di una relazione ancora viva nel momento stesso in cui rischia di dissolversi.

Il protagonista si muove in uno stato di urgenza comunicativa, come se scrivere fosse l’unico modo per trattenere ciò che sta scivolando via: “sto scrivendo da qui un messaggio per te, ci sto provando già da un po’”. Ma le parole non bastano, si inceppano, non riescono a contenere la complessità del sentimento: “la mia mano però non sta dietro alle idee”. È una dichiarazione semplice ma efficace della difficoltà di tradurre l’emozione in linguaggio.

Interessante è anche il contrasto tra memoria e realtà presente. Da una parte il ricordo sensoriale della notte condivisa, dall’altra il mattino che arriva troppo presto: “il mattino arriva sai, ma non siamo pronti noi”. È la rappresentazione di un passaggio brusco dalla dimensione del desiderio a quella della razionalità, dove tutto appare più fragile.

“Come pensi che io” è, in definitiva, una canzone sulla difficoltà di lasciare andare ciò che è appena iniziato ma già decisivo. Racconta l’impotenza del linguaggio di fronte all’amore e la resistenza di un sentimento che rifiuta di essere ridotto a distanza o silenzio.

Il testo di “Come pensi che io” di Daniele Ronda

Prima notte tra noi
Con i piedi tra i tuoi
Vestiti sparsi qua e là
E di un letto per due
Ne bastava metà
Non puoi scordarlo
Sto scrivendo da qui
Un messaggio per te
Ci sto provando già da un po’
La mia mano però
Non sta dietro alle idee
Il mattino arriva sai
Ma non siamo pronti noi
Con la rabbia non si va
In nessun posto
Come pensi che io
Faccia a meno di te
Lo vedi che ti cerco già
Non è tardi per noi
Tardi a dirsi di no
O dirmi che non vuoi
Ma se il tempo che vuoi
Per rifletterci su
È un modo per mandarmi via
Come pensi che io
Sia d’accordo con te
Le promesse tra di noi
Non le ho mantenute mai
Ma una notte sai non può
Tradire l’alba
Come pensi che io
Faccia a meno di te
Lo vedi che ti cerco già
Se davvero vai via
So che almeno vorrei
Guardarti in faccia
Come pensi che io
In due righe così
Ci metta tutto quel che sei
Non è tardi per noi
Tardi a dirsi di no
O dirmi che non vuoi
(Non dirmi, non dirmi, non dirmi no)

Prima notte tra noi
Con i piedi tra i tuoi
Vestiti sparsi qua e là
E di un letto per due
Ne bastava metà
Non puoi scordarlo
Non puoi scordarlo
Non puoi scordarlo

Scritto da Nico Donvito
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