Cosa resterà degli anni ’10: le 150 canzoni che ricorderemo di questo decennio

Le 150 canzoni che rappresentano il decennio

Il secondo decennio del ventunesimo secolo si sta per concludere ed è, quindi, arrivato il tempo dei bilanci anche per quel che riguarda la musica. Che cosa rimarrà di questi 10 anni di canzoni? Quali sono gli artisti che, in un modo o in un altro, hanno segnato la storia più recente della musica italiana?

Per rispondere a queste domande abbiamo pensato di selezionare le 150 canzoni che hanno segnato gli ultimi 10 anni cercando di dare lo giusto spazio ad ogni genere, tendenza o artista meritevole di essere, a nostro personale e soggettivo gusto, di essere citato ed incluso. Per quindici settimane, dunque, scopriremo dieci brani alla volta tra quelli che più di altri pensiamo staremo ancora a canticchiare tra qualche anno. A voi il terzo appuntamento con altre dieci bellissime ed indimenticabili canzoni!

4° SETTIMANA:

  • CI SI ARRENDE – Zucchero (2016)

Una delle migliori realizzazioni dello Zucchero degli anni ’10 è sicuramente questa canzone che torna ad abbracciare quell’intimità dei grandi capolavori capeggiati da una perla come ‘Diamante’. Sugar si ricorda di poter essere anche altro rispetto al “panino al salame” che tanto caldamente ha inneggiato in un altro tipo di brano di recente. Un’orchestrazione potente ed un testo che rievoca una “festa di malinconie” facendo andare il pensiero al passato e ai ricordi di una vita che scivola tra le mani con una velocità inattesa. A condire il tutto c’è la voce del blues man che sottolinea la forza di combattere salvo, poi, doversi, prima o poi, arrendere al destino. Un pezzo con la forza giusta per diventare un classico.

  • COSA RESTERA’ – Irama (2016)

Prima della popolarità, della televisione, del successo, del talent e dei tour Irama si è presentato al pubblico con questo autentico e profondo flusso di coscienza in cui le parole piovono senza freni ed hanno la forza di saper raccontare un’esistenza, una vita che vuole lottare o, più semplicemente, vivere. In tutto lo scorrere delle cose, però, ciò che rimane nella mente è la certezza che la solitudine non può essere la soluzione e non può essere sopportata: ecco che, allora, si va alla ricerca di che cosa resterà nella vita di ciascuno quando i percorsi arrivano alla parola “fine”.

  • COSA TI ASPETTI DA ME – Loredana Bertè (2019)

E’ stato il ruggito di una leonessa che si è ricordata di essere stata grande, anzi grandissima, e di poterlo essere ancora. Loredana Bertè torna in auge, dopo anni neri e lontananza dalle scene che contano, con una canzone capace di graffiare e di dare espressione a quel graffio naturale che la vita ha donato nel corso del tempo alla voce calabrese. C’è il rock di una vita, la durezza di una donna che con fermezza si rivolge al proprio interlocutore mostrandosi sicura e forte ma c’è anche quell’amore fragile pronto a crollare di fronte all’imprevidibilità della vita. L’Ariston l’ha lodata, la musica italiana l’ha aspettata per tanto, troppo tempo.

  • L’AMORE ESISTE – Francesca Michielin (2015)

Fu una di quelle canzoni che condizionarono ed indirizzarono il corso della musica italiana che da lì in poi venne. Erano gli anni del nascente electro-pop e della black-balland targate da sintetizzatori e tastiere che, però, mantenevano testi tradizionali dedicati ai sentimenti, alle sofferenze interiori, all’universalità dell’amore. La giovane interprete veneta fu tra le prime a sfruttarne il potenziale realizzandone un tormentone che la lanciava definitivamente nell’Olimpo musicale donandole anche un’immagine ed una dimensione musicale davvero propria.

  • LE TASCHE PIENE DI SASSI – Jovanotti (2011)

Una delle tante poesie alla Jovanotti contenuta in un disco come ‘Ora’ che nel 2011 lo presentò come davvero capace di calarsi nella dimensione cantautorale ed intima della tradizione melodica italiana prima di riproporlo fautore di energia e innovazione musicale. Non serve nulla di più che un pianoforte, delle note sospese ed una voce che senza alcun fronzolo canta per la propria innamorata che si aspetta con le braccia aperte dopo aver davvero compreso il senso e la sofferenza riservata all’uomo dal sentirsi soli.

  • PER SEMPRE – Nina Zilli (2012)

Uno spirito retrò, un’aurea eterna, un look anni ’60 ed una vocalità capace di farsi riconoscere sin dalla prima nota. Nina Zilli raggiunse il proprio apogeo proprio con questo brano che ricalca i passi della grande Mina per dedicarsi ad un amore che si sogna possa durare per l’eternità soprassedendo anche sul dolore provato per le pene che l’amore porta da sempre con sè. Il Teatro Ariston di Sanremo la incoronò come un’interprete di classe ed eleganza capace di imporsi con un gusto che si credeva superato creando, comunque sia, un tormentone musicale capace di renderle onore.

  • PIANETI – Ultimo (2017)

Il primo vero successo del cantautore che, a tutti gli effetti, ad oggi appare come il maggior successo (e contemporaneamente la più grande promessa) di quest’ultima parte del decennio. C’è tutta la tradizione musicale italiana con l’apertura riservata soltanto al pianoforte ed un arrangiamento che con progressività entra nel vivo ma c’è anche tutta l’innovazione del linguaggio musicale contemporaneo che, pur parlando di amore e di sentimenti, sa far propri schemi compositivi provenienti dal rap ed espressioni tipicamente giovanili. Il miglior modo per unire ieri ed oggi con efficacia guardando al domani che, si spera, possa tenere sempre presente la nostra storia oltre che il desiderio di ciò che vorremmo diventare ed essere.

  • TI HO CREDUTO – Giordana Angi (2019)

Mancava da tempo una cantautrice (donna) capace di cantare e scrivere con profondità storie di vita proprie ed altrui con questa intensità, potenza e violenza comunicativa. Qui il tema è quello della pedofilia che si ritrova a vivere una ragazza che, in prima persona, presta le proprie parole ad una ispiratissima Giordana Angi che ben adatta il proprio timbro vocale alla circostanza di un racconto che necessita di una resa graffiata, lampante ed immediata.

  • TI PORTO A CENA CON ME – Giusy Ferreri (2014)

L’episodio più tipicamente pop della carriera della Ferreri passò per la penna di Roberto Casalino e per il palco del Festival di Sanremo ricalcando quello schema-canzone che, l’anno precedente, con gli stessi elementi aveva riportato alla ribalta Marco Mengoni. Ci si dichiara amore per mezzo di una lettera che, però, si rivela “fuori moda” esattamente come la felicità e, a ben guardare, anche quell’amore che ora appare definitivamente concluso portandosi via il lato migliore di ciascuno. L’intimità di un brano così profondo si porta via anche quel timbro predominante della sua interprete che qui è volutamente al servizio della canzone e dell’emozione che essa provoca nei suoi sali e scendi.

  • TORNA A CASA – Maneskin (2018)

Maneskin

Scoperti ad X-Factor Damiano e compagni, in realtà, hanno fin da subito assunto un temperamento ed un’immagine lontana da quella tipicamente da TV e talent show: istrionici, sopra le righe, rock al punto giusto ma tremendamente capaci di fare tendenza pur senza permettere a nessuno di seguire le proprie orme, troppo personali per essere ricalcate. Anche con una classica ballata pop d’amore come quella che, ad oggi, pare la loro canzone “della vita” i Maneskin si sono rivelati capaci di essere unici ed inimitabili: un incedere ipnotico, pronto ad esplodere nel finale, porta i quattro ragazzi a raccontare della loro Marlena che è la fidanzata di ciascuno di noi o, più semplicemente, la vita stessa.

L’ordine è rigorosamente alfabetico

NEGLI SCORSI EPISODI:

  • 21 GRAMMI – Fedez (2014)

Non solo rap, non solo rime serrate e sbiadite nella carriera mainstream di Fedez che, in quest’episodio, seppe realizzare anche una bella e interessante ballata più vicina al mondo pop che a quello underground del rap di cui l’artista milanese è stato, indubbiamente, uno dei propositori più sdogananti del genere in questo decennio. Si parla di vita e di felicità mettendoci la strofa cantata, quella rappata ed il ritornello cantato su di una melodia orchestrale e distesa.

  • AMAMI – Emma (2013)

La canzone simbolo dell’interprete salentina è quella che, scritta completamente da lei stessa, maggiormente la racconta e la ritrae nel profondo. Una scrittura semplice, ricca di piccoli riferimenti quotidiani e non troppo ricercati che, però, sono i migliori per raccontare la voglia di un amore semplice, senza fronzoli, ma totalizzante: “amami senza un domani, senza farsi del male”. Emma ci mette il suo pop-rock, la batteria del ritornello e gli archi del bridge finale, la sua voce graffiata che sa essere potente nell’inciso e dolce e delicata nelle strofe.

  • BABILONIA – Diodato (2014)

Di mezzo c’è il palco del Festival di Sanremo che nella difficile edizione del 2014 riesce a compiere l’ennesima impresa importante: scoprire un nuovo cantautore capace di dare vero valore alla tradizione musicale e compositiva all’italiana. Diodato unisce emotività ed emozione ad un’orchestrazione ricca di sfumature ed elementi che valorizzano quel sali e scendi evocato non solo dalla melodia ma anche dallo stesso testo in cui si riflette, anche grazie ad una voce che sa farsi interprete delle parole che canta, lo stato altalenante delle emozioni quando si è innamorati.

  • BASTA COSÌ – Negramaro e Elisa (2010)

Non fu il primo episodio in cui la voce del leader della band salentina trovò compagna ideale in quella della friulana di “Luce” ma fu, come sempre e forse più di sempre, l’episodio più riuscito e valorizzante per le intenzioni di partenza. Una canzone capace di infischiarsene delle logiche radiofoniche arrivando a toccare la soglia dei sei minuti in cui il racconto è ricco e lungo pur adottando immagini poco comuni e che oggi quasi definiremo “indie”. A condire il tutto, però, sono le voci angeliche dei due artisti che si sposano alla perfezione destreggiandosi, sul finale, in una serie di vocalizzi da pelle d’oca su cui s’interseca anche una orchestrazione importante e preziosa.

  • CHE SIA BENEDETTA – Fiorella Mannoia (2017)

Quando Sua Maestà Fiorella Mannoia è tornata sul palco dell’Ariston per gareggiare al Festival di Sanremo a distanza di 29 anni dalla sua ultima apparizione lo ha fatto perchè la canzone da proporre meritava quella grande (ed ormai rara) chance di diventare un classico della musica italiana. L’occasione è la celebrazione della vita, della sua unicità ed importanza. Vita che è preziosa per tutti, dal più ricco al più povero, per chi opera per il bene, per chi la ringrazia, per chi la assapora in ogni suo momento, per chi compie la fatica di saperla rispettare anche nei momenti bui e di difficoltà.

  • CHIAMAMI ANCORA AMORE – Roberto Vecchioni (2011)

Il professor Vecchioni arrivò al Festival di Sanremo negli anni di dominio dei talent show e con semplicità, eleganza e cultura donò al palco dell’Ariston una vera e propria poesia d’amore capace di conquistare i cuori (e la vittoria finale). Era il 2011 quando Vecchioni, uno dei più grandi cantautori della nostra storia, gridava a piena voce “che questa maledetta notte dovrà pur finire” ricordando a tutti che “le idee non le spengono i temporali” prima di inneggiare al più grande dei sentimenti che l’uomo può provare: l’amore. Amore per sè, amore per il mondo, amore per l’umanità, amore per la gioventù, amore per la propria lei.

  • CIELI IMMENSI – Patty Pravo (2016)

Un colpo di coda di un’artista che fu divina e a cui negli ultimi anni, forse, erano venute a mancare canzoni davvero capaci di esaltarla artisticamente ed interpretativamente. Qui, Fortunato Zampaglione le cuce addosso una storia d’amore da raccontare con classe ed eleganza viaggiando su di un arrangiamento fatto d’archi e di una leggera ritmica che sposa il crescendo musicale dell’inciso intenso. Patty canta con lucidità ed una vocalità che viene sostenuta dalle doppie voci che creano dinamica e la sostengono in un pezzo difficile per le sue corde vocali che, comunque, rendono giustizia all’atmosfera eterea ricercata e voluta dalle note.

  • CI VEDIAMO A CASA – Dolcenera (2012)

Era il secondo Sanremo di Gianni Morandi alla conduzione e Dolcenera si presentava grintosa sul palco dell’Ariston con un brano pop-rock pieno di sentimenti e note capaci di coinvolgere l’intera orchestra dalla sezione degli archi a quella ritmica delle chitarre e della batteria. Il tema è quello di una storia d’amore che, malgrado tutte le difficoltà del mondo d’oggi, sa sempre ritrovarsi e ricongiungersi in quel luogo prezioso che è la casa di ciascuno di noi.

  • CONVINCIMI – Loredana Errore (2016)

La firma di Franco Califano accompagna questa meraviglia che finì tra le corde vocali della Errore quasi per caso. L’artista siciliana, però, ne fece un gioiellino grazie alla sua attitudine vocale estrosa, originale ed unica nelle sue intenzioni e nelle scelte interpretative di un testo che racconta con semplicità di una donna che ricerca la propria strada, il proprio destino, il proprio futuro affidandosi anche a Dio. Di mezzo c’è un amore, la voglia di riscoprire in modo positivo un mondo che pare essersi perso nel buio e la certezza che l’eternità, il per sempre, nella vita può esistere davvero. Un crescendo da brividi ed una voce capace di spiccare grazie alla vita che ha dentro di sè. Un gioiello per pochi.

  • DIFENDIMI PER SEMPRE – Alessandra Amoroso (2013)

Nata come l’interprete della classica canzone pop all’italiana in cui l’amore è spesso raccontato tra i momenti di fragilità e le difficoltà della vita e dei rapporti a due la cantante salentina ha probabilmente trovato nella penna di Tiziano Ferro la più valida autorità di questo tipo di repertorio e scelta artistica. A sfondo di tutto rimane il sentimento dell’amore a cui ci si rivolge per ottenere la promessa del “per sempre” ma trova un coraggioso spazio il racconto dell’esperienza e del valore della vita stessa che va vissuta in ogni suo momento ed attimo anche di fronte alle fragilità e ai momenti difficili non solo per il proprio io ma anche per il mondo intero, mondo che viene visto e raccontato come “agonizzante di bugie” e “in tempesta l’amore è il solo gridò di protesta di noi uomini”.

  • DI NOTTE – Pierdavide Carone (2010)

Una di quelle canzoni capaci di raccontare ed emozionare basandosi sulla semplicità e su di una comunicazione immediata, limpida, senza filtri. Sulla scenografia di una notte qualsiasi il più talentuoso cantautore passato per la scuola di Amidi di Maria de Filippi raccontò una storia d’amore che “fa male quando nonostante tutto tu scegli me”. Una chitarra acustica, una voce penetrante ed un arpeggio efficace consentirono ad una canzone di spiccare il volo verso un crescendo su di cui svetta il verso cult dell’intero brano: “e rideremo ancora, come sempre, come ora”. Alla faccia delle canzoni d’amore strappalacrime.

  • DUE RESPIRI – Chiara Galiazzo (2012)

La canzone delle grandi promesse, delle aspettative e del successo per la giovane interprete veneta arrivò dopo un percorso trionfante in quel di X-Factor. Scrive per lei Eros Ramazzotti, i complimenti le arrivano da Sua Maestà Mina ed il pubblico le regala il successo e la popolarità grazie ad una canzone che con efficacia riesce a raccontare la profondità dell’amore e del legame d’unione che puntualmente riesce a creare tra i due amanti. Alla semplicità del tema però si associa una vocalità preziosa una melodia capace di attraversare le note con eleganza e tecnica.

  • ED IO – Valerio Scanu (2018)

Non solo il rapporto con Dio ma anche una scelta di vita, una modalità di condividersi con gli altri nella quotidianità. Tutto questo sta scritto tra i versi delicati e profetici di questo brano cucitosi addosso da Valerio Scanu dopo che Tony Maiello e Simonetta Spiri lo avevano concepito. L’interprete sardo trova proprio in questo brano il più alto punto del suo repertorio decennale riuscendo a parlare di vita insieme ad amore e speranza nel domani. C’è il crescendo pop che esalta la gran bella voce di Scanu, c’è l’estensione potente che sottolinea l’importanza dei versi e c’è un arrangiamento orchestrale che sa rendere onore alla tradizione della melodia all’italiana anche negli anni del reggaeton estivo svuotato di ogni sua originalità e aderenza all’arte originale.

  • FATTI BELLA PER TE – Paola Turci (2017)

La forza delle donne che cantano le donne è sempre una delle più potenti e reali, uno di quei messaggi  capaci davvero di comunicare con immediatezza e coraggio. Quella stessa forza è stata quella che ha dato a Paola Turci la spinta necessaria per ripartire dopo anni di non eccessiva ed invece meritata popolarità. Sul palco dell’Ariston arrivò forte in quel Festival del 2017 l’energia di una una donna pop-rock capace di raccontare se stessa e l’universo femminile tutto per mezzo di fragilità, pensieri e momenti della vita in cui tutto viene messo in discussione prima che un’emozione, anche la più semplice tra le esperienze quotidiane, riesca a stravolgere il senso ed il valore dell’esistenza stessa. A capo di tutto ciò c’è naturalmente la vita stessa ma anche la propria persona da mettere sempre in primo piano.

  • GESU’ CRISTO SONO IO – Levante (2017)

Quando l’indipendenza in musica si realizza davvero il risultato è, come in questo caso, un brano che si rivela capace di usare parole e titoli forti per raccontare il concetto che ne sta alla base. Levante unisce questo suo coraggio autorale ad una melodia forte, decisa e impellente capace di dare man forte ad un brano che gioca tra rievocazioni non banali che vanno dalle spine ai chiodi passando per il sangue. Un modo originale per denunciare il fatto che spesso il “demonio” sta nella testa dell’uomo e nella concezione di idee dannose per la stessa umanità.

  • IL CIELO E’ VUOTO – Cristiano De Andrè (2014)

Probabilmente la migliore proposta artistica del figlio del grande cantautore genovese arrivò in quel del Festival del 2014 quando Fabio Fazio diede ampio spazio al mondo cantautorale e di nicchia anche a costo della popolarità delle canzoni. De Andrè qui, si dedica alla volta celeste per poi riflettere quanto detto su di un rapporto a due che cresce insieme alla melodia e alla vocalità profonda e penetrante di Cristiano. Il cielo è vuoto “perchè la nostra immaginazione ha bisogno di spazio”. Non banale, da comprendere.

  • IL MARE IMMENSO – Bungaro (2012)

Il brano portato al successo dalla voce di Giusy Ferreri nel Festival del 2011 fu, poi, ripubblicato in una versione totalmente inedita da uno dei suoi autori, Bungaro, che ripropose quei versi in una delicatissima e commovente veste acustica. La sola chitarra usata dal cantautore si scontra con l’arrangiamento sfarzoso e rock proposto dall’interprete milanese sul palco dell’Ariston sfoggiando una decisa verve rockettara. Bungaro, invece, sceglie di dare valore a quel sentimento d’amore che le parole raccontano mettendo tutto sulla via dell’intimità grazie anche ad una voce che si rivela soffice e cullante per l’ascoltatore.

  • IL MONDO PRIMA DI TE – Annalisa (2018)

Tante e tante volte Annalisa ha tentato di trovare la canzone giusta, quella capace di consacrarla come interprete moderna, antica o contemporanea che fosse. Difficilmente era riuscita a trovarla prima di tornare nuovamente sul palco dell’Ariston con questa gran bella ballata pop scritta con Davide Simonetta e Alessandro Raina. Si parla di una storia d’amore che segna il punto zero di un’esistenza scandendo ciò che era “prima di te” rispetto a ciò che, invece, verrà dopo. Su tutto questo Annalisa spicca, finalmente, per le sue doti canore che non rifiutano estensioni importanti, vocalizzi arguti e una potenza importante da esprimere nei continui sali e scendi di note.

  • IMPARARE AD AMARSI – Ornella Vanoni, Bungaro e Pacifico (2018)

Prendi due dei migliori parolieri e compositori della musica italiana contemporanea (Bungaro e Pacifico) e una delle ultime grandi dive della canzone interpretata con classe e maestria (Ornella Vanoni). Mettili insieme per il palco principe della musica italiana (il Featival di Sanremo) e tiraci fuori una canzone che odori di vita e di tempo vissuto. Il risultato non potrà che essere un brano dall’estrema eleganza e portamento, un brano capace di evocare figure e sentimenti della vita di ciascuno in cui l’amore da imparare non è solo quello verso gli altri ma anche, e forse soprattutto, verso se stessi. Prova di canto e scrittura eteree che non possono che meritare applausi e consensi.

  • LA COMETA DI HALLEY – Irene Grandi (2010)

L’energia di Irene Grandi si vide, per l’ultima volta, sul palco di Sanremo con questa gran bella canzone pop-rock ricca di chitarre elettriche e di una voce graffiante. Da allora per l’interprete toscana ci fu una sorta di svolta verso lidi più intimi, pop e delicati che, in qualche modo, non rendono giustizia a quella verve tipica degli animali da palcoscenico come lei è da sempre. In quello strano Sanremo Irene fu vera e propria mattatrice di energia e trasporto sia in radio che in platea conquistando nel segno della sua stessa tradizione musicale.

  • LA MIA ANIMA D’UOMO – Anna Oxa (2011)

L’ultimo episodio sanremese della diva Oxa risale, per ora, al 2011 quando una delle più grandi voci della storia della nostra musica si presentò sul palco dell’Ariston con un brano in perfetto stile-Oxa concentrato sulla riflessione, quasi filosofico, sul senso dell’umano. Tema complicato, voce impegnativa ed epoca lontana da un’analisi musicale così profonda resero l’ennesima proposta trasformista della Oxa difficile da afferrare sul subito ma, col tempo, testimoniarono a pieno la sua continua evoluzione musicale e personale. L’obiettivo è la ripartenza, la riscoperta del senso vero dell’uomo e dell’esistenza, la rinascita nel segno della verità, della diversità e della naturalezza. A guidare questa ricerca è “un sogno più vero” che sia ispirato dai valori del soggettivo e della piena realizzazione di sé. La Oxa traduce tutto questo con la sua vocalità che svetta libera ricercando la propria direzione per comunicare senza schemi precostituiti il proprio messaggio.

  • LA NOTTE – Arisa (2012)

Probabilmente una delle più belle canzoni, se non la più bella, tra quelle passate sul palco del Festival di Sanremo negli ultimi 10 anni. Fu la canzone della trasformazione e della rinascita di Arisa che fino a quel momento si era presentata come interprete strana e scanzonata. Abbandonati d’improvviso gli occhialoni neri e gli abiti inusuali l’interprete potentina dimostrò al pubblico italiano tutte le sue doti di voce di classe ed eleganza, di traduttrice viscerale delle emozioni e di perfetto viatico di comunicazione d’esperienze comuni come può essere la fine sofferta di un amore da cui “si esce sconfitti a metà” non dimenticando, comunque, che “l’amore poi continuerà”.

  • LA VERITA’ – Brunori Sas (2017)

Canzone dal peso specifico importante e degno di nota quella che Brunori Sas ha regalato al pubblico dimostrando una volta per tutte che c’è ancora spazio per fare del cantautorato all’italiana un genere mainstream. Una voce densa, ricca di sfumature e pregna di colori diversi s’incarica di un racconto che ricorda a tutti che “il dolore serve proprio come la felicità” regalando la più preziosa riflessione sulla vita e sul suo scorrere. Alla fine tutti dovremmo mettere in conto che “ti fa paura che l’idea di scomparire, l’idea che tutto quello a cui ti aggrappi prima o poi dovrà finire”.

  • LATO DESTRO DEL CUORE – Laura Pausini (2015)

Dopo i fortunati episodi di ‘Tra te e il mare’ ‘Vivimi‘ Biagio Antonacci torna a scrivere per la voce internazionale di Laura Pausini donandole la più delicata ed intima ballata pop del proprio repertorio recente. Un brano che si apre con lentezza facendosi scoprire poco a poco, un pezzo per volta, dimostrando tutta la preziosità della vita, dell’anima, dei sentimenti e del cuore. Si passa dal conoscere prima se stessi per, poi, riuscirsi a donarsi agli altri con efficacia e consapevolezza. Una ballata pop poco “alla Pausini” che tiene la canna vocale al riparo almeno fino al finale dove può sfoderare anche la propria potenza per augurare buon viaggio a chi se ne va ed abbraccia chi resta.

  • LIBERI – Tiromancino (2014)

Una delle più belle canzoni d’amore d’atmosfera degli ultimi 10 anni è sicuramente questa firmata da Federico Zampaglione che la apre con un verso struggente ed emozionante che ricorda sempre di guardarsi dentro perchè “nei tuoi occhi c’è una nuova luce”. Non occorrono escamotage o scorciatoie per scrivere una bella canzone: basta saper raccontare la propria in modo semplice, genuino e veritiero dando anche spazio a quella forma d’amore che prevede la possibilità di perdersi per sapersi, poi, ritrovare e ricongiungersi in modo più profondo e stretto di quanto non fosse stato in passato. Un brano che, anche nella sua versione con Giuliano Sangiorgi dei Negramaro (2018), sa sempre emozionare.

  • L’AMORE È UNA COSA SEMPLICE – Tiziano Ferro (2011)

Esploso ed affermatosi nel decennio precedente sono stati però i primi anni ‘10 ad evidenziare la confermazione di Tiziano Ferro in quanto poeta contemporaneo dell’amore nelle sue forme più diverse. L’episodio migliore indubbiamente risale a quel suo animo riflessivo e sofferente in cui il sentimento umano per eccellenza viene riletto a stretto contatto con la vita in una dimensione di perfetta balland pop in cui l’inciso esplode grazie ad un notevole crescendo di arrangiamento e voce. “L’amore è una cosa semplice” non è diventato solo uno slogan efficace per raccontare una verità di un artista ma è anche, probabilmente, una delle gemme più riuscite degli ultimi 10 anni di Ferro.

  • L’ANIMA VOLA – Elisa (2013)

Lo si aspettava con ansia da ben quindici anni e finalmente Elisa, nel 2013, ha scelto di regalare al suo pubblico il suo primo vero e proprio album interamente in italiano. La strada fu aperta proprio da questo singolo che in maniera totalmente inedita mostrò tutto il talento autorale e compositivo di una delle più grandi voci ed artiste del XXI secolo. Non solo la dedica all’etereo tema di un’anima che incarna le esistenze ma, soprattutto, un’arrangiamento, tutto basato sugli archi, che esalta le tinte soavi e quasi intoccabili di una voce che svetta ed emoziona grazie alla propria delicatezza. Anche in italiano Elisa ha dimostrato di saper emozionare e conquistare con la sua delicatezza.

  • L’ESSENZIALE – Marco Mengoni (2013)

Una canzone pop nel palco più pop d’Italia non poteva che conquistare e dava nuova linfa ad una carriera ed un artista meritevole come Marco Mengoni che nel 2013 arrivò in punta di piedi all’Ariston e ne uscì da gigante grazie al suo coraggio di togliere piuttosto che aggiungere. Via i gorgheggi, via le sovrastrutture estetiche, via l’impressione di essere di fronte ad una voce sempre più importante della canzone. In compenso arrivò un brano (di Roberto Casalino) che impressionò il pubblico per quella sua dedica d’amore acqua e sapone talmente forte da sapersi affermare anche in un contesto pericolante come un “mondo che cade a pezzi”.

  • NELL’ETERE – Antonio Maggio (2014)

Mettete da parte l’Antonio Maggio spensierato, allegro e musicalmente accattivante per via dei motivetti orecchiabili che più frequentemente il grande pubblico ha avuto modo di ascoltare da lui. Se ben cercate nella sua discografia troverete una perla come questa che, pur non mettendo completamente in ombra la parte ritmica dell’arrangiamento, ha la capacità di destreggiarsi tra note ed atmosfere più intime e delicate. La canzone d’autore della voce salentina qui realizza un amore che vuole scappare da tutto e da tutti per vivere in solitudine nell’etere tra sali e scendi melodici “con la speranza di non farci mai più ritrovare”.

  • NONNO HOLLYWOOD – Enrico Nigiotti (2019)

Una delle più belle poesie di vita mai passate per il palco dell’Ariston, soprattutto nell’ultimo decennio. A recitare questi versi pregni di vita e quotidianità è un nipote sinceramente commosso e distrutto emotivamente per la scomparsa del nonno che tanto gli ha insegnato e trasmesso a proposito dell’esistenza ripetendogli che “la ricchezza sta nel semplice” portandolo a riflettere in modo personale sull’attualità delle cose. “La vita adesso è un ponte che ci può crollare, la vita è un nuovo idolo da scaricare” canta Nigiotti prima di lasciarsi andare alla certezza che la realtà di oggi non è quella che i nostri nonni hanno vissuto e che, probabilmente, vorrebbero oggi vivere. A rimanere, però, sono i ricordi, i racconti, i momenti che si possono puntualmente rivivere chiudendo gli occhi pur senza dormire.

  • NON VOGLIO RITROVARE IL TUO NOME – Afterhours (2016)

Dedicata alla scomparsa del padre questa canzone, particolarmente importante per Manuel Agnelli e per l’intero percorso artistico e musicale degli Afterhours, si rivela particolarmente toccante e penetrante per chi davvero riesce a riviverne le sensazioni che ne ispirarono in qualche modo la scrittura. Incessante e martellante il tema musicale si ripropone costantemente per sottolineare il dolore delle parole che racchiude: “ti nascondo dentro me per non ritrovarti più”.

  • OGNI TANTO – Gianna Nannini (2010)

La Nannini neo-mamma realizzò quello che, probabilmente, ancora oggi è il punto più alto della sua produzione negli ultimi dieci anni proprio dedicando un brano alla sua prima figlia. Ispirata dal verso dantesco che recitava “amor, ch’a nullo amato amar perdona” la cantautrice senese scrisse pensando alla figlia: “quando il tuo sguardo arriverà sarà il dolore di un crescendo, sarà come riaverti dentro”. Un modo originale per raccontare la maternità in una chiave non per forza melodica, struggente e intima. Una Nannini da sempre rock non poteva che essere anche una mamma intensamente rock.

  • PORTAMI VIA – Fabrizio Moro (2017)

Non solo rabbia, delusione e denuncia sociale nella poetica di Fabrizio Moro che ha probabilmente trovato il punto più alto della propria composizione musicale proprio in una ballata d’amore in pieno stile sanremese. Tornato sul palco dell’Ariston dopo 7 anni di voluta lontananza da Sanremo (e dalle scene musicali mainstream) Moro ha donato al pubblico una vera e propria poesia d’amore con la quale ha la forza di chiedere aiuto, di tendere la propria mano con la speranza che qualcuno la afferri e lo riesca ad accompagnare in un posto dove “niente potrà farmi più del male” e dove abbia la possibilità di vivere per sempre con il proprio amore. Una voce graffiata, intensa e colorata di vita vissuta urla contro il cielo un grido di una richiesta di soccorso e, contemporaneamente, di pace.

  • QUANDO UNA STELLA MUORE – Giorgia (2013)

Quando Giorgia canta una canzone che si apre con il pianoforte ed ha la forza di sapersi rivolgere a chi non c’è più gli applausi non possono che sprecarsi. Lo fece nel 2013 per aprire un disco che, a differenza del fortunatissimo capitolo precedente, puntava in modo più spinto sull’essenzialità, sull’emotività e su di una chiave musicale pop-soul. E’ il grido di un’assenza, di un dolore che non lascia scampo e che puntualmente torna alla mente ricordandoci che “quando una stella muore fa male” pur con la consapevolezza che “non è stata colpa mia”.

  • RICOMINCIO DA QUI – Malika Ayane (2010)

Si veda alla voce “eleganza”. Il brano che consacrò la carriera di Malika Ayane come artista e voce brani di spessore e di ricerca musicale le procurò anche scene memorabili e che rimarranno nella storia del Festival. Fu per lei, per la sua eliminazione e per l’inammissibile esclusione di questo brano dal terzetto di finalisti che l’orchestra di Sanremo gettò gli spartiti e protestò come non mai nell’edizione della kermesse targato Antonella Clerici. La canzone, un vero e proprio gioiellino compositivo, ha lo scopo di mettere in evidenza tutto il talento e la tecnica dell’interprete italo-marocchina che canta con impegno conquistando il pubblico anche senza un vero e proprio ritornello.

  • RITAGLI – Amara (2017)

Amara di è fatta scoprire dal pubblico soprattutto come abile e profonda autrice ma, in realtà, per gli ascoltatori più curiosi si è donata anche come interprete delle sue stesse parole e note concentrandosi soprattutto sul valore supremo della vita. E quella sua profondità aurorale esce allo scoperto nel momento in cui la sua voce nera, graffiata e sofferta incontra il più prezioso dei doni dell’uomo (la vita da vivere nel nome dell’amore) che qui viene raccontato con maestria senza mai ricadere nel banale e continuo rievocare dei ricordi da rivivere mettendo insieme i ritagli della vita e dei suoi momenti più felici e preziosi tanto quanto quelli più tristi e distanti.

  • UN’ALTRA VITA – Elodie (2016)

Unire la profondità interpretativa di una voce di pura e genuina eleganza come quella di Elodie con una delle migliori realizzazioni testuali della penna di Fabrizio Moro non poteva che dar vita ad un vero e proprio gioiellino musicale come questo che si dedica al desiderio di ripartire, di ricominciare tutto da capo non per dimenticare ma per potersi davvero godere appieno l’esistenza “prima che sia già passata tra le mani”. Senza un vero e proprio ritornello la canzone scorre facendo dell’intensità delle parole e dell’interpretazione il proprio marchio di fabbrica e punto focale di forza.

  • VIETATO MORIRE – Ermal Meta (2017)

Il brano del riscatto e del successo per un cantautore che di gavetta ne ha macinata parecchia prima come musicista e poi come autore per le maggiori hit di successo del pop italiano dei primi anni ’10. Sul palco di Sanremo porta un brano poggiato sulla dicotomia ed apparente contraddizione tra una melodia serrata ed un testo che racconta di violenza e di un amore vissuto nelle forme sbagliate. Ad emergere, però, non è solo la denuncia ma è soprattutto la consapevolezza di ciò che, in realtà, è davvero l’amore. Un modo positivo non per raccontare ciò che è sbagliato ma per dare spazio a ciò che, invece, è giusto, compreso anche “disobbedire”.

  • VIVENDO ADESSO – Francesco Renga (2014)

La penna di Elisa riuscì, dopo anni e anni di difficoltà, a dare nuovo slancio ad una voce importante e tecnicamente sempre perfetta e preparata come quella di Francesco Renga. Si parte quasi sussurrando, poi l’arrangiamento inizia a crescere svettando tra le note mettendo davanti ad ogni cosa proprio la vocalità che si concede anche un assolo a cappella per aprire l’inciso che inserisce le “fiamme” della passione per raccontare un incontro di sesso in un albergo qualsiasi in cui, l’unica cosa davvero importante, è il consumarsi dell’amore tra i due amanti.

  • VUOTO A PERDERE – Noemi (2011)

Raramente Vasco Rossi ha scritto per nuove interpreti femminili in quest’ultimo decennio eppure quando lo fece per una allora nascente Noemi lo fece donandole una delle sue ultime migliori realizzazioni autorali. La scrittura del Komandante ben si sposa al timbro graffiato della rossa romana che si trova a cantare la consapevolezza di aver “buttato via per niente” una parte di vita trovando un timbro potente, riconoscibilissimo e perfettamente sovrapponibili alle intenzioni stesse del brano e del suo autore. Un ritornello da cantare, senza troppa immaginazione, in uno stadio risultando comunque efficace nel racconto contemporaneo di una donna di oggi che si confronta con la vita.

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Ilario Luisetto

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