Cosmo, tutto quello che c’è da sapere sul nuovo album “La fonte”

Cosmo

Tempo di nuova musica per Cosmo che, a partire da venerdì 17 aprile, ha reso disponibile il nuovo album intitolato “La fonte”. Ecco tutto quello che c’è da sapere

Cosmo presenta “La fonte“, il nuovo album disponibile da venerdì 17 aprile 2026 per Columbia Records / Sony Music Italy / 42 Records su tutte le piattaforme digitali e in tutti gli store fisici.

Da sempre lontano da definizioni rigide o facilmente incasellabili, Cosmo ha costruito un percorso artistico autonomo, che si muove fuori dagli schemi più prevedibili e individua nella libertà il motore centrale della propria ricerca. La fonte” nasce da un’urgenza essenziale: tornare al punto d’origine. Non come gesto nostalgico ma come atto di esplorazione.

In questo disco Cosmo riafferma la propria identità autoriale senza rinnegare il percorso che lo ha portato fin qui. L’immaginario del clubbing non è più esplicito ma si trasforma, lasciando tracce nei pattern ritmici e in pulsazioni più sottili. L’album nasce da un processo libero, guidato dall’intuizione più che da schemi predefiniti, in cui riferimenti diversi convivono senza gerarchie. Strumenti musicali, autotune e scrittura diventano i mezzi espressivi di un lavoro in cui elementi distanti trovano un equilibrio naturale. 

Scritto, prodotto e suonato da Cosmo insieme ad Alessio Natalizia – produttore e musicista di base a Londra noto con l’alias Not Waving – l’album è composto da 11 tracce, 9 inediti sommati ai singoli che negli scorsi mesi hanno fatto da apripista al progetto, “Ciao” e “Incanto“. 

La fonte” si inserisce nel secondo capitolo del loro percorso condiviso, dando seguito a un sodalizio artistico inaugurato con il disco “Sulle ali del cavallo bianco” (2024) e ormai consolidato.

Cosmo, la tracklist de “La fonte”

  1. Tornare alla fonte
  2. Ciao
  3. Totem e tabù
  4. Ogni giorno / ogni notte
  5. La fine
  6. Parlare con te
  7. Per un’amica
  8. Per mio fratello
  9. Incanto
  10. Venite a vedere
  11. Sboccia il fiore

Cosmo, “La fonte” – track by track

  1. Tornare alla fonte

Brano d’apertura e primo nucleo creativo del disco, nasce da un’intuizione immediata poi sviluppata attraverso un lavoro sul suono e sulla voce. L’utilizzo dell’autotune, qui portato in primo piano come scelta espressiva, diventa parte integrante del linguaggio, segno di un presente che entra nella scrittura senza filtri. Il testo, se isolato dalla musica, assume la forma di una poesia: un’apertura che introduce il senso stesso del disco. Tornare alla fonte significa interrogarsi sull’origine, su un punto in cui passato e futuro si intrecciano. Un movimento circolare, quasi un mantra, che accompagna l’ingresso nel mondo dell’album.

  1. Ciao

Ciao racconta l’accettazione del dolore come unico modo per superarlo. Il brano nasce durante la prima sessione di lavoro in studio, a partire da un’intuizione sonora che apre immediatamente a un territorio nuovo. Giocando con gli accordi emerge un immaginario pop italiano anni ’80, che orienta il suono verso una dimensione più riconoscibile e definita. È proprio in questa fase che prende forma la direzione del disco: un momento di svolta in cui il progetto inizia a delinearsi con maggiore chiarezza.

  1. Totem e tabù

Partito da un’idea embrionale legata a sonorità più urban, prende forma attraverso un processo di riscrittura, sottrazione e pulizia. Il suono viene progressivamente ridotto all’essenziale, fino a una struttura costruita su chitarra, batteria e voce. Anche la scrittura segue questo movimento, diventando più esposta e sensuale.

  1. Ogni giorno / ogni notte

Il brano nasce da una serie di loop dal sapore balearico, sospesi e luminosi, che richiamano immaginari anni ’90. Il lavoro prosegue all’aperto, sotto il cielo, e da lì prende forma una prima versione ancora fluida e istintiva, successivamente ricondotta a una struttura pop. Ogni giorno / ogni notte è dedicata alla musica come presenza costante, capace di attraversare dolore e cambiamento. Più che un elemento onirico, il sogno diventa un punto d’origine: l’idea che si nasce con delle visioni che spesso si perdono crescendo. Il brano si muove su questa tensione, tra immaginazione e realtà, con l’urgenza di non perdere quella spinta iniziale.

  1. La fine

È uno dei momenti più esplicitamente politici del disco, ma senza slogan. Al centro c’è l’idea di trasformare la disperazione in possibilità: anche quando tutto sembra crollare, nulla è definitivo. La storia non è un percorso prestabilito, ma un terreno di trasformazione e conflitto. Il brano lavora su sintetizzatori portati verso una dimensione morbida e su una batteria acustica distorta che altera la percezione dello spazio sonoro. Anche l’autotune viene utilizzato in chiave cantautorale ed elegante, come scelta espressiva integrata nella scrittura.

  1. Parlare con te

Parlare con te nasce da un giro di chitarra e si muove su un’urgenza primaria quasi fisica, quella di entrare in contatto con qualcuno, anche solo per percepirne la presenza. Il brano resta volutamente incompiuto e sospeso, come se il suo significato risiedesse proprio in ciò che non viene detto. A metà si apre in un valzer, cambiando tempo e spostando l’asse emotivo verso una dimensione più intima. È il brano più romantico dell’album.

  1. Per un’amica

Il disco si apre qui a una dimensione più accogliente dell’affettività. Non c’è tensione romantica ma riconoscimento: il rapporto con il femminile diventa spazio di equilibrio e scoperta, non dinamica di possesso o desiderio. Il brano cresce in modo organico, quasi naturale, fino a raggiungere una forma luminosa, che riflette la profondità emotiva del disco.

  1. Per mio fratello

Si tratta di un ritorno ancora più profondo all’origine dei legami. L’infanzia emerge come archivio emotivo mai del tutto chiuso, che continua a riaffiorare nel presente. La struttura si apre a momenti più orchestrali, fino a un finale in cui il sax diventa una voce aggiuntiva, quasi una memoria che ritorna in superficie.

  1. Incanto

Incanto si sviluppa più come uno spazio da attraversare che come una forma definita: un tempo che si dilata, perde consistenza e lascia emergere una percezione sospesa, in cui corpi si muovono, le identità si confondono e tutto sembra trasformarsi. Al centro resta un bisogno essenziale: non perdersi mentre tutto cambia. Cercarsi, ritrovarsi, riconoscersi anche solo per un istante. È proprio lì che nasce l’incanto. Il senso di sospensione è amplificato anche dall’uso dell’autotune, impiegato non come semplice correzione ma come strumento espressivo, un effetto straniante che avvolge il brano in una sorta di nebbia sensoriale.

  1. Venite a vedere

È il momento più sospeso del disco, in cui la dimensione sonora si avvicina a una forma quasi rituale. Il brano si muove su un immaginario che intreccia suggestioni del beat italiano anni ’60, aperture gospel e derive più ipnotiche e corali, costruendo una sensazione di chiamata collettiva più che di canzone. L’idea della fonte qui diventa gesto condiviso.

  1. Sboccia il fiore

Chiude l’album Sboccia il fiore, che raccoglie tutto il percorso e lo traduce in un movimento continuo, come una fioritura che non arriva mai a stabilizzarsi del tutto. La festa, qui, è un’immagine residua: qualcosa che non esplode ma si espande, sostenuta da pattern di stampo house e vocalismi che ne deformano la percezione. E proprio nell’ultimo istante si apre un varco. Il suono non si interrompe, ma resta in sospensione, destinato a riemergere come inizio del progetto successivo. Come se ogni fine fosse solo il punto in cui tutto ricomincia a muoversi.

Scritto da Redazione RM
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