“Coyote vs. Acme”, tutto sulla colonna sonora di Steven Price
Steven Price raccoglie l’eredità di Carl Stalling e trasforma il caos di Willy il Coyote in musica, dai cartoni animati al grande schermo con “Coyote vs. Acme”
C’è un modo molto semplice per capire cosa significhi davvero la musica per “Coyote vs. Acme”, immaginare Willy il Coyote senza il suo inseguimento, senza le esplosioni, senza i razzi che partono nella direzione sbagliata e senza l’ennesimo prodotto Acme destinato a ritorcersi contro di lui. Sarebbe ancora Willy, certo, ma mancherebbe una parte fondamentale della sua identità. Perché nell’universo dei Looney Tunes la musica non si limita ad accompagnare l’azione: la rincorre, la anticipa, la commenta, la amplifica e spesso sembra persino prendersi gioco dei personaggi. È proprio su questo terreno che si è misurato Steven Price, chiamato a firmare la colonna sonora originale del film.
La pellicola porta sul grande schermo una delle figure più iconiche dell’animazione americana attraverso una storia che prova a spingersi oltre la consueta sfida tra Willy il Coyote e Beep Beep. Dopo decenni trascorsi a inseguire il velocissimo pennuto senza mai riuscire ad acchiapparlo, tra invenzioni difettose e marchingegni improbabili, Willy decide infatti di cambiare strategia. Se tutti quei prodotti Acme lo hanno sistematicamente tradito, perché non chiedere conto direttamente all’azienda? Da qui nasce una causa legale che lo porta a confrontarsi con la gigantesca multinazionale, affiancato dall’avvocato Kevin Avery, interpretato da Will Forte. Nel cast figurano anche John Cena e Lana Condor, mentre il mondo dei Looney Tunes torna a fare da irresistibile controcampo alla vicenda.
In un film costruito sul confine tra animazione e live action, anche la musica doveva necessariamente muoversi su più piani. La sfida affidata a Price era tutt’altro che semplice: raccogliere l’eredità di Carl Stalling, il leggendario compositore che ha contribuito in maniera decisiva a definire il linguaggio musicale dei Looney Tunes, senza limitarsi a riprodurlo. L’obiettivo era prendere quelle influenze, riconoscerle, reinventarle e trasportarle all’interno di una storia nuova, fatta di tribunali, aziende, avvocati e drammi personali.
«È stato divertente prendere le influenze musicali originali dei Looney Tunes e usarle in un contesto diverso», ha raccontato Steven Price. Il compositore ha spiegato di aver voluto creare una partitura capace di rafforzare il legame tra il pubblico e personaggi che fanno parte dell’immaginario collettivo da generazioni. Una musica, dunque, non soltanto nostalgica, ma funzionale al nuovo racconto.
Per prepararsi al lavoro, Price è tornato alle origini. Ha rivisto numerosi cartoni animati originali, studiandone soprattutto il rapporto strettissimo tra immagini, ritmo e musica. Una lezione fondamentale per un film in cui le sequenze d’azione devono conservare lo spirito delle elaborate gag slapstick del passato. «Volevo catturare il modo in cui ogni elemento della musica riflettesse fedelmente ciò che accadeva ai personaggi sullo schermo», ha spiegato.
È qui che la partitura assume una funzione quasi narrativa. La musica deve seguire Willy Coyote nelle sue imprese, accompagnare le sue disavventure e sottolineare ogni ribaltamento, proprio come accadeva nei cortometraggi classici. Price ha inoltre esplorato la libreria sonora dei Looney Tunes, incorporando alcuni elementi di quei suoni originali all’interno delle componenti ritmiche della nuova colonna sonora. Il passato, insomma, non viene semplicemente citato: viene trasformato in materia musicale contemporanea.
E poi ci sono gli ottoni, fondamentali per restituire quella dimensione fisica, esagerata e irresistibilmente folle che appartiene da sempre a Willy il Coyote. Price ha raccontato con ironia quanto sia stato particolare lavorare sugli arrangiamenti e sulle orchestrazioni per enfatizzare i momenti comici e le situazioni più surreali. «Abbiamo lavorato a stretto contatto con la sezione degli ottoni per creare il suono perfetto di Wile E. Coyote investito da un camion e che subito dopo rigurgita i pneumatici», ha spiegato. «Sfide piuttosto uniche per una colonna sonora!».
Ed è probabilmente proprio questa la chiave del lavoro di Steven Price: prendere sul serio un universo che, per sua stessa natura, non si prende mai troppo sul serio. In “Coyote vs. Acme” la musica deve essere epica senza perdere il senso dell’assurdo, emozionante senza rinunciare alla gag, sofisticata ma capace di esplodere insieme all’ennesimo piano fallimentare di Willy. Un equilibrio delicatissimo, che trova le sue radici nella tradizione dei Looney Tunes.
Per questo la colonna sonora non rappresenta un semplice accompagnamento alle immagini. È uno dei ponti attraverso cui “Coyote vs. Acme” prova a collegare generazioni diverse: da una parte il pubblico che è cresciuto con i cortometraggi di Willy il Coyote e Beep Beep, dall’altra chi incontra per la prima volta questi personaggi all’interno di una commedia moderna.