A tu per tu con il managing director di Believe Italia

Un momento in cui bisogna inventare e reinventarsi, così definisce queste nostre ultime settimane Luca Stante, managing director di Believe Italia, azienda leader nel settore discografico, attiva nella distribuzione e non solo, antesignana del digitale, da circa quindici anni un fiore all’occhiello della scena indipendente nazionale. “#Curiamocidimusica” è l’iniziativa promossa dall’azienda, un programma di finanziamenti per artisti emergenti, volto a spronarli a non rimandare le proprie pubblicazioni. Scopriamone di più con il diretto ideatore.

Ciao Luca, benvenuto. Partiamo da “#Curiamocidimusica”, ci racconti di cosa si tratta esattamente?

«L’idea è nata spontaneamente, nei primi giorni in cui lavoravamo a casa a seguito della diffusione del virus. In questo senso di smarrimento generale e d’incertezza, abbiamo notato che il nostro mercato, in modo particolare quello legato allo streaming, non subiva dei rallentamenti, se non molto lievi, anzi, secondo gli ultimi dati, c’è un incremento degli abbonamenti sia per Spotify che per Apple, questa è una cosa positiva, così come l’aumento delle visualizzazioni su YouTube. Abbiamo cominciato a ragionare su quello che potesse essere il nostro contributo, soprattutto dopo aver percepito la musica come valore terapeutico per le persone che sono a casa per un periodo prolungato, senza esserne assolutamente abituate. Così abbiamo lanciato questa iniziativa, per evidenziare il potere terapeutico di questa forma d’arte, esortando gli artisti a pubblicare contenuti e a non rimandare le loro uscite. Da regolamento, per partecipare, ciascun candidato deve impegnarsi a pubblicare un singolo entro il 15 maggio, per aderire deve semplicemente realizzare un post utilizzando l’hastag #Curiamocidimusica, della durata minima di 15 secondi. I nostri responsabili artistici contatteranno privatamente i migliori, ai quali chiederanno di inviare un brano via e-mail, quantificando l’entità del nostro investimento. Molti sono stati già contattati, speriamo di pubblicarne il più possibile».

Nel giro di poco tempo, siamo passati da una settimana come quella di Sanremo, in assoluto quella più importante per il settore discografico nazionale, a questo periodo difficile, in qualche modo dalle stelle alle stalle. Quali obiettivi si pone a breve termine un’azienda leader del settore come Believe?

«Per noi questo periodo deve essere visto come un nuovo inizio, quello che ho detto al mio team è di considerare ogni giorno come fosse il loro primo giorno di lavoro. E’ un momento in cui bisogna inventare e reinventarsi, dove tutto quello che si è realizzato prima va messo alle spalle, ci si può sbizzarrire con la propria creatività, partendo dalla consapevolezza che il settore digitale non è affatto in crisi, anzi sta godendo di una maggiore visibilità. Dobbiamo considerare questo momento come un’opportunità, per noi e per gli artisti».

Negli ultimi anni sono tante le realtà musicali che state portando avanti, cito ad esempio un fenomeno come quello di Ultimo, ma di artisti sulla rampa di lancio ne seguite parecchi. Siete attivi in Italia dal 2006, l’anno prossimo saranno quindici anni, qual è il tuo personale bilancio fino ad oggi?

«Guarda, sicuramente un bilancio meraviglioso, una crescita esponenziale che abbiamo avuto sin dall’inizio, grazie al fatto che siamo stati dei pionieri del digitale, soprattutto per quanto riguarda la musica indipendente che, negli ultimi anni, ha assunto sicuramente un’importanza maggiore rispetto al passato. Il nostro primo successo ricordo che è stato “Il solito sesso” di Max Gazzè, che fu il singolo più trasmesso e scaricato di Sanremo 2008, da lì ne seguirono tanti, ad esempio “Vivi e romantici” dei Modà che nel 2011 fu uno dei dischi più venduti dell’anno. Abbiamo lanciato artisti come Sfera Ebbasta, Salmo, Ghali e Levante, fino ad arrivare all’enorme successo di Ultimo che hai citato, che ha consolidato la nostra leadership arrivando a piazzare ben tre album nei primi undici posti della classifica generale dei dischi più venduti dell’anno, un record storico senza precedenti».

Per quanto riguarda la distribuzione, adesso ha una valenza molto più strategica a livello di  marketing, soprattutto rispetto al passato, quando la distribuzioni si limitava ad una questione di logistica nei vari negozi. Oggi come oggi, che tipo di lavoro c’è dietro il posizionamento di un artista?

«C’è un grandissimo lavoro. Partiamo dal presupposto che, rispetto al passato, oggi l’artista è più protagonista, ha più potere, è più padrone del proprio destino. Lo dico sempre, ma il principale artefice del proprio successo è l’artista, contattare una struttura come Believe significare avere attorno a sé tutta una serie di professionisti che sono specializzati ognuno in un canale differente. L’artista riceve da noi una consulenza a 360 gradi, possiamo solo perfezionare le sue potenzialità, ma siamo convinti che tutto debba partire da lui. Insieme completiamo la sua strategia, cerchiamo di diventare un moltiplicatore del suo successo».

Per concludere, noto nelle tue parole oltre che professionalità ed esperienza anche molta passione, questo credo sia un elemento fondamentale per chi svolge questo tipo di mestiere, perché a volte si rischia di far diventare la musica solamente un business, quando sappiamo che non è affatto così. A livello emotivo, secondo te, che ruolo può avere la musica in questa emergenza? Può essere considerata davvero una cura?

«Sì, io ne sono realmente convinto, altrimenti credo che non potrei lavorare in questo settore (sorride, ndr), l’ho scelto proprio per passione, io sono laureato in Economia e Commercio, per cui potevo fare altre mille cose. Lo faccio veramente con estrema passione, ho cominciato in una major, la Warner in particolare che non smetterò mai di ringraziare per avermi insegnato inizialmente il mestiere, ma sono felicissimo di aver continuato in una realtà indipendente come Believe, una startup, perché mi ha dato molta più possibilità di esprimere la mia creatività, senza troppi schemi predefiniti. E’ bello perché con la musica diamo lavoro a tante persone, di fatto Believe è una delle aziende che assume di più in Italia, il nostro programma di assunzioni non si fermerà con il Coronavirus, anzi, questa nostra iniziativa vuole essere un incentivo anche per noi per continuare a dare il massimo».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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