“Dalla A alla Z”: D come Damiano David

Dal debutto ai grandi successi: la vita e la musica dei protagonisti della scena, uno per lettera. Oggi proseguiamo dalla D come Damiano David. A cura di Francesco Costa
La musica è fatta di storie, di viaggi che attraversano generazioni e influenzano il panorama culturale del proprio tempo. “Dalla A alla Z” è la rubrica che ripercorre le carriere degli artisti più iconici della scena italiana e internazionale, raccontando le loro origini, i primi passi, le sfide e i successi che li hanno consacrati. Oggi proseguiamo dalla D, D come Damiano David.
Un percorso che parte dagli esordi e arriva fino ai giorni nostri, tra aneddoti, evoluzioni stilistiche e curiosità che hanno segnato il loro cammino artistico. A cura di Francesco Costa, questa rubrica si propone di esplorare in profondità il talento, la determinazione e l’unicità di ogni singolo artista, analizzando l’impatto che ciascuno ha avuto sulla musica e sul pubblico.
“Dalla A alla Z”: D come Damiano David
Verace come una Carbonara a Roma, come la sua voce roca e graffiante. Glamour come la scalinata del Met Gala, come gli outfit stilosi che indossa. L’artista della puntata di oggi si definisce una vera diva, ma educata.
Una diva che balla un “Tango” con le sue “Funny Little Fears” (piccole e divertenti paure). Una diva coatta che è partita dall’Italia e ha conquistato il mondo, ma ogni tanto, come Marlena, torna a casa.
Il suo successo fa invidia a molti. Come dicono negli States, sta mano pò esse fero o pò esse piuma e per lui, negli ultimi anni, è stata decisamente piuma. Il suo nome inizia con la lettera D, D come Damiano David.
Più rock o più pop, questo è il dilemma. Se la linea che divide la lodevole riconoscenza di autentico rocker dall’infamante accusa di svendersi al commerciale può essere sottile come un filo di seta negli abissi, sorge spontaneo e legittimo un quesito: dov’è l’equilibrio? Archiviata temporaneamente l’avventura musicale con i Måneskin nel 2024, Damiano non perde i contatti con i colleghi che per primi hanno l’onere e l’onore di ascoltare l’album di debutto come solista. E per sua stessa ammissione, alcuni pezzi li odiano.
La bassista Victoria, il chitarrista Thomas e il batterista Ethan hanno sempre premuto per rimanere nei larghi ranghi di quel genere che abbiamo importato in Italia dagli Usa e dal Regno Unito. Chissà se tra quei brani che non gradiscono c’è anche “Zombie lady”, il quinto singolo estratto dal disco nel maggio 2025.
Se il testo evoca l’immagine romanticamente dark di una morta vivente che ti fa perdere la testa a tal punto da chiederle tu stesso di continuare a mangiarti il cuore – pur rimanendo distanti dalla femme fatale della nirvaniana “Supermodel” del 2022 che di romantico ha ben poco – e quindi potrebbe incontrare i gusti dei ragazzi, la musica perde l’oscurità delle parole, rendendola una radiofonica ballad ritmata che si arricchisce nel finale con il fiabesco contributo femminile della voce di Dove Cameron, la sua amatissima ragazza zombie.
Uno scenario decisamente pop così come molto pop è la grande hit “Born with a broken heart”, il suo successo che più si è imposto nelle classifiche di tutto il mondo e che ha cantato quest’anno come super ospite al Festival di Sanremo. E pensare che dieci anni fa, Damiano era un pischello che frequentava il liceo linguistico (ancora per poco) e cantava. Un pischello che al primo incontro con Victoria e Thomas – alla ricerca di una voce per fondare un gruppo – incassa il loro rifiuto proprio perché lo giudicano troppo pop.
Lui però non si dà per vinto, smussa i suoi angoli eccessivamente popolari ed è così nascono i Måneskin. Per farsi le ossa, la famosa gavetta, suonano nella loro Roma, in via del Corso, un glam rock contaminato da tanti altri generi come il reggae in “Recovery” del 2016 e il funk nel primissimo inedito con cui raggiungono i vertici delle classifiche l’anno dopo, “Chosen”.
I puristi potrebbero storcere il naso, ma la fama di questi quattro giovani come rockstar è indiscussa a livello internazionale. Lo dimostrano la decisione di un mostro sacro come Iggy Pop di prestare la sua voce a una loro hit hard rock un po’ sadomaso che ha venduto l’astronomica cifra di cinque milioni di copie in tutto il mondo, “I wanna be your slave”, e l’incredibile onore di aprire un concerto dei Rolling Stones in America nel 2021.
Un’esperienza che rimarrà indelebile nelle loro memorie, annunciata nientedimeno che all’iconico Tonight show di Jimmy Fallon, dopo essersi esibiti con “Mammamia” quattro anni fa. Con la band, il frontman libera il suo lato più selvaggio e lo si evince anche dall’aspetto fisico – i capelli lunghi ribelli o corti rasati da skinhead, il trucco sugli occhi, lo smalto sulle unghie, i vestiti più aggressivi – e dallo staging.
La parola d’ordine di Damiano dei Måneskin è una sola: trasgressione. Alzi la mano chi non se lo ricorda con i boxer di pelle e i tacchi alti mentre si scatena con il palo durante una delle esibizioni a “X Factor” nel 2017. Grazie alla loro presenza scenica, portano sul palco performance rock ’n roll, con pezzi principalmente in lingua inglese, che scuotono la staticità del mainstream nostrano e che ritroviamo nei pezzi dei tre album del gruppo: da “New song” e “Close to the top” nel primo “Il ballo della vita” – frase incisa sul petto dell’artista – passando per “In nome del padre” e “Lividi sui gomiti” nel secondo “Teatro d’ira” in cui si rievocano i cliché del genere con tanto di ritmi martellanti e uso del turpiloquio nel testo fino ad arrivare alle più rap “Kool kids” e “La fine”, contenute nell’ultimo disco, “Rush” del 2023.
Nel mercato discografico, questi ragazzi portano un vulcano di energia che dissemina lava anche nei luoghi apparentemente a prova di fuoco come il Festival che vincono nel 2021 con una canzone che evoca le atmosfere più classiche del rock, le chitarre pesanti alla Led Zeppelin e l’orgogliosa e disperatamente ripetuta dichiarazione di follia nel ritornello. Una canzone che ottiene un successo tale da spingere la Barilla a dedicarle un tipo di pasta, “Zitti e buoni”. L’onda partita dalla riviera ligure inonda poi anche l’Europa con la strepitosa vittoria all’Eurovision Song Contest e da lì sfocia in tutti i luoghi, in tutti i laghi. Pensate che con la loro cover di “Beggin’” contano al momento quasi due miliardi di ascolti su Spotify.
Ma alla luce di questo boom, perché mai mettere in pausa la band? Non c’è nessun litigio stile Oasis alle spalle, nessuna Yoko Ono. Capita però a volte di temere la prigionia di un ruolo, l’etichetta inizia a stare sempre più stretta e vuoi che gli altri vedano altri lati di te. Essere esclusivamente Damiano dei Måneskin non rende giustizia alla sua anima così sfaccettata ed ecco che nasce artisticamente Damiano David.
Due artisti che convivono nella stessa persona senza annullarsi. Il primo è rock, il secondo è pop e dedito a pezzi più lenti come “The bruise”, un toccante duetto alla Robbie Williams e Nicole Kidman con Suki Waterhouse, la struggente “Sick of Myself” o la power ballad “The first time”, l’ultimo singolo estratto dall’album.
Due artisti nella stessa persona senza che si parli di bipolarismo perché, anche se con qualche riff di basso o di chitarra in più, il microcosmo delle ballad lo aveva già esplorato con la band a partire dal 2018 con “Torna a casa”, il primo capitolo della storia di Marlena (ripresa poi in “L’altra dimensione”). E poi sono arrivate “Le parole lontane”, “Vent’anni”, “The loneliest” e “Coraline”, presentata in una versione di impattante ed emotiva bellezza a Sanremo.
È per questo che l’evoluzione di Damiano non deve stupire, perché è fisiologica. Nei nostri armadi ci sono tanti abiti, tanti colori diversi ed è giusto mostrarli tutti, anche rischiando di perdere consensi o di non sentirsi capiti, come canta in “Solitude (No One Understands Me)”. Ciò che conta è essere come si vuole essere, poco importa se rock o pop.
Torneranno nuovi dischi da solista, nuovi pezzi con i Måneskin, magari ci sarà anche un debutto come attore. Ma se tutto è in divenire, una cosa rimane certa. L’amore di centinaia di migliaia di persone che prendono i biglietti per i suoi concerti e popolano i palazzetti in una linea continua che dall’Italia porta fino all’America, addirittura al Giappone. Tutto questo per lui, una diva educata che danza persino con le sue paure.