A tu per tu con il cantautore toscano, in uscita con un nuovo singolo intitolato “Vivere a rate

“La vita è una, fragile e forte, magnifica e terribile e soprattutto imprevedibile” con queste parole Daniele Babbini presenta il suo nuovo inedito “Vivere a rate”, un pezzo scritto qualche tempo fa, ma che fotografa gli stati d’animo di questo difficile momento. Una riflessione sul tempo, sul valore che necessariamente andrebbe attribuito ad ogni nostro singolo giorno. In occasione di questa interessante e attuale pubblicazione, abbiamo incontrato per voi il cantautore toscano, per approfondire la conoscenza della sua personale visione di vita e di musica.

Ciao Daniele, benvenuto. Partiamo dal tuo nuovo singolo intitolato “Vivere a rate”, cosa racconta?

«”Vivere a rate” è una riflessione che parte dal mio modo di concepire il concetto di tempo. Talvolta viviamo la nostra vita in maniera dilazionata, quasi con timore e frenati da paure spesso inutili credendo di poter recuperare il tempo che sprechiamo. E’ un brano che non da risposte (io non ho risposte) ma che pone delle domande, ci sono molti punti interrogativi sulla quotidianità e sui sentimenti. Pensare che la nostra vita sia un abito ci fa correre il rischio di renderci conto, un giorno, che è la nostra stessa vita ad esser passata di moda e che abbiamo vissuto solo “per sentito dire”…».

In un momento storico come quello attuale, questo è un messaggio più che mai necessario. C’è una frase che, secondo te, rappresenta e sintetizza al meglio il senso del brano e quello che stiamo vivendo?

«E’ un testo abbastanza breve nel quale ogni parola ha il suo peso specifico, se dovessi scegliere una frase direi “domani è cominciato ieri e tutto può finire adesso”. Noi siamo il risultato delle nostre esperienze e le nostre conquiste sono date anche dalla somma dei nostri errori. E credo che il miglior modo per preparare il futuro sia dare il massimo valore al nostro presente».

Tu, personalmente, con quale spirito stai affrontando questo momento?

«Sicuramente sono preoccupato come tutti, credo sia normale esserlo, e il tanto tempo libero mi porta a riflettere molto ecco perchè ho deciso di pubblicare adesso questo brano scritto e registrato 5 anni fa. Devo dire però che ci sono anche degli aspetti positivi in questa pausa forzata, sicuramente l’aspetto più dolce è il tempo che posso passare con mia figlia, lei ha tre anni e ogni giorno scopre qualcosa di nuovo e me lo insegna col sorriso… sto imparando molto da lei».

E’ prematuro parlare di conseguenze precise, ma quale impatto emotivo credi potrà avere tutto questo sulle nostre vite? Ne usciremo davvero migliori come dicono?

«Me lo auguro… Il rinascimento è avvenuto dopo gli innumerevoli sconvolgimenti portati dal medio evo, un epoca sicuramente buia, quindi spero che quando riaccenderemo la luce inizieremo a guardare la realtà con occhi diversi. L’essere umano è un’entità magnifica e terribile, piena di contraddizioni e spesso con la memoria corta. Spero stavolta sia diverso, del resto dipende solo da noi decidere cosa mettere a fuoco, quali sono i valori reali della vita. La società moderna questo in parte lo ha disimparato».

Che ruolo può avere la musica in questa difficile situazione?

«La musica è una cura per l’anima (in modo diverso rispetto alla religione, per chi crede), la musica , quella vera, fa inevitabilmente riflettere, sorridere, piangere, viaggiare, è la voce della fantasia, è un rifugio, è uno specchio che ci permette di guardarci dentro e osservare il fuori. La Musica, e chi fa Musica, ha il dovere di svegliare le coscienze perchè c’è bisogno di toglierci di dosso questa buccia di superficialità e tornare a gustarci la polpa del vivere quotidiano. I nostri sapori sono addormentati e troppo omologati. In una situazione come questa abbiamo bisogno di tutto questo, ci serve per il dopo…».

Sempre ricollegandoci al tema della tua canzone, adesso che forzatamente e giustamente abbiamo a nostra disposizione del tempo per pensare, ci sono degli aspetti su cui hai riflettuto, delle considerazioni a cui hai fatto caso, delle cose che magari prima non avevi considerato?

«Ho riflettuto su molte cose, ovviamente partendo dal mio vissuto, se dovessi dirtele tutte staremmo qui delle ore (sorride, ndr). In sintesi ho ridefinito la mia scala delle priorità, non voglio più sprecare energie emotive per cose che prima mi sembravano “importanti” ma in sostanza non lo sono. Non voglio farmi bagnare dall’ ipocrisia, mi sto cucendo un bell’impermeabile».

Stai lavorando al tuo nuovo progetto discografico, cosa puoi anticiparci a riguardo?

«Il mio ultimo album è del 2013, negli ultimi anni, dopo una pausa per motivi personali, ho pubblicato un po’ di singoli in spagnolo per il mercato latino. E’ una cosa che non ho deciso ma che è accaduta e questo, visto che scrivo in italiano, mi ha portato comunque a realizzare delle nuove canzoni in italiano, alcune sono già uscite come singoli con delle belle collaborazioni, altre usciranno nei prossimi mesi e saranno raccolte in un album che abbraccia un arco temporale piuttosto ampio. La musica, o meglio tutto ciò che ruota intorno alla musica, è cambiata molto negli ultimi anni ed io sono un anacronostico quindi ho avuto bisogno di un po di tempo per metabolizzare questi cambiamenti, che comunque continuano a non piacermi e che non hanno scalfito il mio modo di concepire la musica stessa. Ho dovuto sviluppare gli anticorpi… visto che siamo in tema…».

Per concludere, a chi si rivolge oggi la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare in futuro?

«Difficile rispondere a questa domanda. Forse semplicemente a chiunque abbia voglia di ascoltarla. Il futuro è oggi, sono già arrivato a quello che volevo… per ora…».

© foto Davide Santucci

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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