A tu per tu con il giovane artista pugliese, in radio dal 30 giugno con il singolo “Soltanto stanotte

A qualche mese di distanza dalla nostra precedente chiacchierata, ritroviamo Daniele Lanave per parlare del suo nuovo singolo “Soltanto stanotte”. Il brano, disponibile in rotazione radiofonica e sulle piattaforme digitali dallo scorso 30 giugno, è stato composto a quattro mani con Giuseppe Giocondo, arrangiato da Franco Muggeo, prodotto da Luca Venturi per Prima La Musica Italiana.

Ciao Daniele, bentrovato. Partiamo dal singolo “Soltanto per stanotte”, cosa racconta?

«”Soltanto per stanotte” è nato da un incontro con una ragazza che appartiene al mio passato, durante il quale entrambi abbiamo fatto delle scelte sbagliate. Rivedendola quella sera sono riemerse in noi tutte le emozioni e i ricordi che ci avevano legati per tanti anni e prepotenti hanno riacceso la passione e l’amore soltanto per una notte».

C’è una frase che, secondo te, rappresenta e sintetizza l’intero significato della canzone?

«La frase che rappresenta e sintetizza il significato della canzone è: “Questa nostra storia è una bugia, da domani non sarai più mia …”». 

Dal punto di vista musicale, invece, che tipo di sonorità hai voluto abbracciare?

«Nell’arrangiamento del brano insieme al mio produttore Luca Venturi, Franco Muggeo e alla collaborazione artistica di Tempoxso abbiamo scelto di utilizzare dei suoni elettro pop, strizzando l’occhio al reggae con l’inserimento della tromba suonata da Tony Santoruvo».

A livello narrativo, cosa aggiungono le immagini del videoclip diretto da Marco D’andragora?

«Le immagini del videoclip aggiungono a livello narrativo, intensità emotiva coinvolgendo lo spettatore-ascoltatore all’interno della storia che può rivivere una situazione analoga alla mia attraverso i miei occhi».

Che ruolo gioca la musica nel tuo quotidiano?

«Nel mio quotidiano la musica rappresenta una costante in continuo mutamento per definire la mia identità».

Da ascoltatore, tendi a cibarti di un genere musicale particolare oppure ti reputi abbastanza onnivoro?

«Mi reputo abbastanza onnivoro perchè mi piace prestare attenzione nell’ascolto oltre ai generi musicali, alle storie che vengono raccontate e al messaggio che ogni artista intende trasmettere».

Venendo alla pandemia e a tutte le sue conseguenze socio-economiche, con quale spirito hai affrontato l’emergenza?

«Ho affrontato l’emergenza restando a casa come tutti gli italiani, abbiamo continuato a lavorare con il mio team di produzione, utilizzando tutti i mezzi tecnologici di condivisione a disposizione. L’emergenza l’abbiamo affrontata pensando sempre in modo positivo puntando agli obiettivi prestabiliti».

Al netto dell’attuale incertezza discografica dovuta al momento, cosa dobbiamo aspettarci dai tuoi prossimi progetti in cantiere? So che stai lavorando al tuo primo album

«E’ un dato di fatto che le incertezze nella vita sono tante, a prescindere da questa particolare situazione, per questo motivo continuiamo a lavorare alla realizzazione del mio primo album. Il progetto è di ampio respiro ma attualmente non posso rivelarne il contenuto».

Per concludere, a chi si rivolge la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare in futuro?

«La mia musica come primo impatto coinvolge il pubblico giovanile, non escludendo nel tempo di poter arrivare ad un pubblico più ampio».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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