Dargen D’Amico torna a Sanremo con “Ai ai”: meno cassa, più stratificazione – RECENSIONE
Meno immediatezza rispetto a “Dove si balla”, più profondità da scoprire. Così Dargen D’Amico torna a Sanremo con “Ai ai”, tra ironia e profondità
Ritorna a Sanremo per la terza volta Dargen D’Amico e lo fa con un pezzo che si intitola “Ai ai”, firmato con Edwyn Roberts, Pietro Bagni e Gianluigi Fazio. Dopo aver anticipato il nostro giudizio con le consuete pagelle realizzate dopo l’ascolto in anteprima riservato alla stampa, approfondiamo il senso e il suono della canzone.
Dargen D’Amico, la recensione di “Ai ai”
Al terzo passaggio sul palco dell’Ariston, Dargen D’Amico sceglie di non replicare sé stesso. “Ai ai” non è l’erede diretto di “Dove si balla” né il prolungamento naturale di “Onda alta”, ma un pezzo “matrioska”, che non si concede tutto al primo ascolto.
Il testo è un dialogo continuo tra tempi diversi: presente e futuro si rincorrono, si interrogano, si contraddicono. C’è la consueta ironia tagliente, quasi disarmante nella sua leggerezza, ma sotto la superficie si avverte un’inquietudine sottile, un messaggio che si insinua tra le pieghe delle parole. I giochi linguistici sono ovunque, marchio di fabbrica di Dargen: doppi sensi, slittamenti semantici, frasi che sembrano semplici e invece aprono varchi più profondi.
Musicalmente, però, qualcosa cambia. La cassa dritta che aveva reso “Dove si balla” un tormentone da classifica lascia spazio a un arrangiamento più morbido, quasi carezzevole. Il brano resta dentro coordinate pop, ma sceglie una traiettoria meno esplosiva e più avvolgente. È una scelta coraggiosa, che sposta l’attenzione dalla pulsazione immediata alla stratificazione.
Al primo ascolto, ed è giusto ribadirlo, “Ai ai” convince meno rispetto alle sue precedenti incursioni sanremesi, entrambe capaci di colpire sin da subito. Qui l’impatto è più contenuto, meno travolgente. Ma le canzoni, spesso, si prendono il loro tempo. Crescono, sedimentano, si rivelano quando meno te lo aspetti. Forse è anche questo il caso di un brano che sconvolge nell’immediato. E che potrebbe trovare la sua dimensione definitiva sul palco dell’Ariston, dove la messa in scena gioca la sua parte.