Dente: “Santa tenerezza? Un disco istintivo” – INTERVISTA

A tu per tu con Dente per parlare del nuovo disco “Santa tenerezza”, pubblicato lo scorso venerdì 28 marzo da INRI Records / Metatron
Dopo l’uscita dei due singoli “Senza di me” e “Favola“, che hanno anticipato questo nuovo capitolo, è finalmente disponibile il nuovo disco di Dente, intitolato “Santa tenerezza”, fuori da venerdì 28 marzo su tutte le piattaforme digitali.
Si tratta di un’ode alla bellezza della fragilità, all’amore che cambia ma non svanisce mai. “Santa tenerezza” è un racconto di ricordi, di emozioni che persistono influenzando sempre il nostro sguardo sul mondo. Una riflessione intima sulla presenza perpetua di un sentimento che, pur trasformandosi, rimane indelebile nel cuore e nella memoria.
Archi, fiati, chitarre e tastiere creano un muro di suoni caldi e avvolgenti, mentre ogni nota evoca una sensazione di sospensione che ci trattiene tra realtà e sogno, come se il tempo stesso fosse rimasto fermo ad un istante preciso. Ecco cosa ci ha raccontato Dente in occasione di questa release.
Dente presenta il nuovo disco “Santa tenerezza”, l’intervista
“Santa tenerezza” è stato scritto quasi tutto d’un fiato, in pochissimi giorni. Da dove nasce questa urgenza espressiva e quali riflessioni l’hanno innescata?
«Sì, buona parte del disco è stata scritta di getto, più della metà in una decina di giorni, per appunto un’urgenza. Tutto è nato da una rottura, da un allontanamento, una storia che aveva preso una piega che mi ha fatto chiudere in casa per scrivere queste canzoni, perché rappresenta il momento in cui mi escono meglio».
C’è una forte coerenza emotiva tra i brani del disco. È stato pensato come un concept album oppure è nato in modo più istintivo, lasciandoti guidare dai brani?
«Non è nato come un concept, ma lo è un po’ diventato, perché appunto le canzoni scritte in poco tempo sono tante, quindi parlano un po’ tutte della stessa situazione, quindi potrebbe sembrare un concept. Però diciamo che sempre nella stessa situazione ho cercato di restituire più punti di vista diversi per raccontare questo momento».
Com’è cambiato il tuo rapporto con la scrittura rispetto ai tuoi esordi?
«In questo disco in particolare, rispetto agli esordi, è cambiato pochissimo. Sono tornato un po’ indietro, nel senso che anche allora mi uscivano tante canzoni velocemente, guidate da uno stato d’anima. Anche questa volta è successa un po’ la stessa cosa e spero che si senta. Nel tempo ho provato a usare anche un approccio diverso, quasi aspettando che le canzoni arrivassero, ed è anche quella una formula che mi piace e convince molto, perché credo che i pezzi siano più forti quando arrivano da soli».
Per concludere, quali elementi e quali caratteristiche ti rendono orgoglioso di “Santa tenerezza”?
«Quando l’ascolto, quando sento come stato prodotto da Federico Nardelli che ha fatto un lavoro eccellente, mi dico di aver fatto un buon lavoro. La cosa che mi rende più orgoglioso di questo disco è il sound, che è po’ diverso da quello dei miei precedenti progetti».