“Destra-Sinistra” di Giorgio Gaber: te la ricordi questa?
Viaggio quotidiano nella colonna sonora della nostra memoria, tra melodie sospese nel tempo pronte a farci emozionare ancora. Oggi parliamo di “Destra-Sinistra” di Giorgio Gaber
La musica è la nostra macchina del tempo: basta una nota, un ritornello, ed eccoci di nuovo lì, in una stagione vicina o lontana, in un’auto con i finestrini abbassati o nella cameretta della nostra infanzia. “Te la ricordi questa?” è il nostro appuntamento quotidiano per riavvolgere il nastro delle emozioni, proprio come si faceva una volta con una semplice penna e una musicassetta. Oggi l’orologio del tempo ci riporta al 2001 con “Destra-Sinistra” di Giorgio Gaber.
Ogni giorno, alle 13:00, vi accompagneremo in un viaggio musicale alla riscoperta di queste gemme nascoste: canzoni che hanno detto tanto e che hanno ancora tanto da dire, pronte a sbloccare ricordi, evocare immagini, restituirci pezzi di passato con la potenza che solo la musica sa avere. Brani che forse oggi non passano più in radio, pezzi di artisti affermati lasciati in un angolo, o successi di nomi che il tempo ha sbiadito ma che, appena tornano nelle nostre orecchie, sanno ancora farci vibrare. Perché la musica non invecchia, si nasconde soltanto tra le pieghe del tempo, aspettando il momento giusto per colpire nel segno e farci esclamare sorpresi un: “Te la ricordi questa?”.
Ti sblocco un ricordo: “Destra-Sinistra” di Giorgio Gaber
Pubblicata per la prima volta nel 1994 all’interno dello spettacolo e dell’album dal vivo “Io come persona”, e successivamente riproposta in versione studio in “La mia generazione ha perso”, “Destra-Sinistra” è una delle opere più celebri e incisive del teatro-canzone di Giorgio Gaber. Un brano che, con ironia disarmante e lucidità feroce, mette a nudo la crisi dell’ideologia politica contemporanea, ridotta a un catalogo di luoghi comuni e contrapposizioni vuote.
Fin dall’incipit, Gaber ribalta la prospettiva: la colpa non è della Storia, ma delle persone. È un’accusa collettiva, rivolta a una società che ha smarrito il senso profondo delle parole “destra” e “sinistra”, trasformandole in etichette decorative, buone per dividere il mondo in modo arbitrario e spesso ridicolo. Il cuore del brano sta proprio in questa domanda martellante: “ma cos’è la destra, cos’è la sinistra?”, ripetuta fino allo sfinimento, come a sottolinearne l’irrisolvibilità.
La lunga sequenza di esempi è costruita su accostamenti volutamente paradossali. Oggetti quotidiani, abitudini banali, cibi, gesti, persino comportamenti fisiologici vengono catalogati politicamente in modo assurdo. È una satira che fa sorridere, ma soprattutto inquieta, perché rivela quanto il dibattito ideologico sia scivolato sul piano dell’apparenza e del folklore. Nulla ha più a che fare con visioni del mondo, giustizia sociale o responsabilità collettiva: tutto diventa superficie, stile, posa.
Il genio di Gaber sta nel non risparmiare nessuno. La sinistra è colpita nel suo moralismo stanco, la destra nella sua arroganza e nel vuoto etico. Non c’è equidistanza compiaciuta, ma una critica severa alla perdita di autenticità di entrambe le parti. Quando tutto può essere “di destra” o “di sinistra”, allora nulla lo è davvero. La distinzione si svuota, si annulla, diventa rumore di fondo.
Il momento più significativo del brano arriva con il riferimento esplicito all’ideologia. Gaber non ne decreta la morte definitiva, ma ne denuncia la sparizione dalla realtà. L’ideologia, intesa come passione, ossessione, bisogno di affermare la propria diversità attraverso un pensiero coerente, sembra essersi dissolta. Rimane solo il contrasto simulato, una contrapposizione di facciata che non affonda più le radici in un conflitto reale di idee.
Dal punto di vista espressivo, “Destra-Sinistra” è un perfetto esempio di teatro-canzone: il ritmo incalzante, la ripetizione ossessiva, la voce che alterna ironia e rabbia trasformano il brano in un monologo civile più che in una semplice canzone. Ancora oggi conserva una lucidità impressionante. È una canzone che non invecchia, perché non parla di partiti o contingenze storiche, ma di un meccanismo culturale profondo: la semplificazione del pensiero e la rinuncia alla complessità.
Il testo di “Destra-Sinistra” di Giorgio Gaber
Tutti noi ce la prendiamo con la storia
Ma io dico che la colpa è nostra
È evidente che la gente è poco seria
Quando parla di sinistra o destra
Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra
Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra
Fare il bagno nella vasca è di destra
Far la doccia invece è di sinistra
Un pacchetto di Marlboro è di destra
Di contrabbando è di sinistra
Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra
Una bella minestrina è di destra
Il minestrone è sempre di sinistra
Tutti i film che fanno oggi son di destra
Se annoiano son di sinistra
Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra
Le scarpette da ginnastica o da tennis
Hanno ancora un gusto un po’ di destra
Ma portarle tutte sporche e un po’ slacciate
È da scemi più che di sinistra
Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra
I blue-jeans che sono un segno di sinistra
Con la giacca vanno verso destra
Il concerto nello stadio è di sinistra
I prezzi sono un po’ di destra
Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra
I collant son quasi sempre di sinistra
Il reggicalze è più che mai di destra
La pisciata in compagnia è di sinistra
Il cesso è sempre in fondo a destra
Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra
La piscina bella azzurra e trasparente
È evidente che sia un po’ di destra
Mentre i fiumi, tutti i laghi e anche il mare
Sono di merda più che sinistra
Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra
L’ideologia, l’ideologia
Malgrado tutto credo ancora che ci sia
È la passione, l’ossessione della tua diversità
Che al momento dove è andata non si sa
Dove non si sa, dove non si sa
Io direi che il culatello è di destra
La mortadella è di sinistra
Se la cioccolata svizzera è di destra
La Nutella è ancora di sinistra
Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra
Il pensiero liberale è di destra
Ora è buono anche per la sinistra
Non si sa se la fortuna sia di destra
La sfiga è sempre di sinistra
Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra
Il saluto vigoroso a pugno chiuso
È un antico gesto di sinistra
Quello un po’ degli anni ’20, un po’ romano
È da stronzi oltre che di destra
Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra
L’ideologia, l’ideologia
Malgrado tutto credo ancora che ci sia
È il continuare ad affermare
Un pensiero e il suo perché
Con la scusa di un contrasto che non c’è
Se c’è chissà dov’è, se c’è chissà dov’è
Tutto il vecchio moralismo è di sinistra
La mancanza di morale è a destra
Anche il Papa ultimamente è un po’ a sinistra
È il demonio che ora è andato a destra
Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra
La risposta delle masse è di sinistra
Con un lieve cedimento a destra
Son sicuro che il bastardo è di sinistra
Il figlio di puttana è a destra
Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra
Una donna emancipata è di sinistra
Riservata è già un po’ più di destra
Ma un figone resta sempre un’attrazione
Che va bene per sinistra e destra
Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra
Tutti noi ce la prendiamo con la storia
Ma io dico che la colpa è nostra
È evidente che la gente è poco seria
Quando parla di sinistra o destra
Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra
Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra
Destra, sinistra
Destra, sinistra
Destra, sinistra
Destra, sinistra
Destra, sinistra
Basta!