Un libro, Una Canzone: Insieme

Secondo me, siamo tutti nient’altro che principianti, in fatto d’amore.

Le relazioni umane: un grande mistero

Di cosa parliamo quando parliamo d’amore? Di grandi gesti? Di passione? Di affinità? Secondo Raymond Carver, quando parliamo d’amore, ci riferiamo all’insieme di sentimenti che un essere umano può provare per un altro essere umano. Per questo motivo, se io dovessi trovare un titolo per la raccolta di racconti del 1981 Di cosa parliamo quando parliamo d’amore, opterei per un sicuramente meno orecchiabile Di cosa parliamo quando parliamo di relazioni. *Prego Raymond, sempre pronta ad elargire i miei pareri non richiesti e non professionali*.

Per questioni di tempo, qui parlerò solo dei racconti che mi sono piaciuti di più e tralascerò molti altri, cercando alla fine di tirare le somme del discorso considerando l’intera opera. Una premessa è però d’obbligo: non tutti i racconti mi sono piaciuti allo stesso modo. Molti mi sono scivolati addosso senza dirmi granché, alcuni mi hanno trasmesso fiducia nell’essere umano e altri me l’hanno tolta. Per gusto personale mi soffermerò su quelli che fanno un ritratto tutto sommato positivo delle relazioni umane, ma essi sono una piccola quantità rispetto a tutti quelli che ne parlano con toni più crudi e negativi.

A ben vedere, ogni racconto, anche quello dove le relazioni vengono dipinte con parole di ottimismo e dove traspare che gli uomini possano effettivamente nutrire sentimenti di amore e affetto per l’altro, è ricoperto da una patina malinconica e negativa.

πάντα ῥεῖ

È così, ad esempio, per i racconti Distanza e Di cosa parliamo quando parliamo d’amore, che dà il titolo all’intera raccolta. Essi ad una prima lettura non potrebbero risultare più diversi, ma contengono entrambi una riflessione che, pur partendo da premesse antitetiche, giunge alla medesima conclusione: πάντα ῥεῖ direbbero i greci, ovvero “tutto scorre”. Che sia un bene o un male, questo Carver non ce lo dice con chiarezza, ma si evince dalle sue parole la convinzione che sia proprio questo a renderci così forti e resilienti.

Carver e l’amore durante la vecchiaia

Il racconto più dolce e più tremendo di tutta la raccolta, invece, è Dopo i jeans, che parla dell’adorabile relazione tra due vecchi signori, Edith e James, che una sera decidono di andare al bingo. L’amore che intercorre tra i due anziani è quello tratteggiato con più positività dell’intera raccolta, ed è descritto tramite brevi momenti e dialoghi di vita quotidiana:

Lei disse – Prima di fumo una delle tue sigarette. – […]
– Quand’è che smetterai? – disse lui, accendendosi una sigaretta dopo aver acceso quella della moglie.
– Quando smetti tu, – disse lei – Smetto quando smetti tu. Come abbiamo fatto quando tu hai smesso di bere. Stessa cosa. Come hai fatto tu.
– Posso insegnarti a ricamare – disse lui.
– Ne basta uno di ricamatore in famiglia – disse lei.
Lui la prese sottobraccio e continuarono a camminare.

La vecchiaia viene mostrata in tutta la sua dolcezza, dunque, ma anche in tutta la sua crudezza, quando la malattia prende il sopravvento sulla vita quotidiana e porta alla tragedia:

Perché a Edith e non a qualcun altro? Perché non a quelle persone di stasera? Perché non a tutti quelli che volano nella vita liberi come uccelli? Perché non a loro invece che a Edith?

In queste pagine si percepisce anche tutta la forza di un impatto intergenerazionale che pare catastrofico. Una coppia di giovani ragazzi entra senza permesso nella quotidianità dei due anziani ignorandone le regole, non avendo ancora idea di cosa voglia dire davvero vivere una vita insieme, invecchiare e affrontare la sofferenza insieme. Ed è proprio questo che pensa il vecchio James che, come lo stereotipo dell’anziano brontolone vuole, pensa:

Sarebbe andato dal dottor Crawford insieme a lei. Se solo quei due si fossero seduti accanto a lui nella sala d’attesa! Glielo avrebbe detto lui che cosa li aspettava! Li avrebbe rimessi in riga lui, quei debosciati. Glielo avrebbe detto che cosa li aspettava dopo i jeans e gli orecchini, dopo tutto quel toccarsi e barare al gioco.

Battiato e l’amore durante la vecchiaia

Dal momento che quello tra Edith e James è uno dei pochi rapporti in tutta la raccolta che io definirei effettivamente “d’amore”, quando ho letto questo racconto mi è subito venuta in mente La canzone dei vecchi amanti di Franco Battiato. Essa parla di un rapporto di anni e anni, che inevitabilmente muta e si evolve col tempo, ma che non è mai giunto ad una fine.

Certo ci fu qualche tempesta
Anni d’amore alla follia
Mille volte tu dicesti basta
Mille volte io me ne andai via
[…]
So che hai avuto degli amanti, bisogna pur passare il tempo
Bisogna pur che il corpo esulti
Ma c’è voluto del talento per riuscire ad invecchiare
Senza diventare adulti
[…]
Adesso piangi molto dopo, io mi dispero con ritardo
Non abbiamo più misteri
Si lascia meno fare al caso, scendiamo a patti con la terra
Però è la stessa dolce guerra

Conclusione: le relazioni tra persone comuni

L’intera raccolta mostra molte delle facce dell’essere umano, dalle più folli alle più razionali, dalle più dolci alle più crude e violente, dalle più forti alle più fragili. Nessuno viene salvato da questo ritratto perché le persone di cui si parla sono uomini e donne comuni. Quelle narrate sono per la maggior parte storie di vita quotidiana, che siano essi racconti di un amore profondo, di un amore malato e tossico, o di sentimenti inspiegabili che spingono le persone a commettere azioni atroci. Tutte queste storie sono narrate con parole semplici, parole che potrebbero essere usate per descrivere una passeggiata al parco o un signore che va a fare la spesa. Ed è proprio questo che rende alcuni di questi racconti così potenti: dal gesto più comune a quello più folle e aggressivo, tutto è narrato come si narra la quotidianità. Ed è questo, a mio parere, il punto forte della raccolta, ed è anche ciò che del narrato fa più paura.

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Elisa Cabiale

Fin da piccola mi interesso a qualsiasi cosa possa raccontarmi una storia, che sia un libro, un film o una canzone. Mi destreggio tra tanti interessi diversi, dal musical amatoriale (sono quella sullo sfondo) alle gite per musei. Dal 2019 sono dottoressa in Scienze dei beni culturali e attualmente frequento il corso di laurea magistrale in lettere moderne. Nel 2015 comincio a scrivere per la Junk Food Films, mentre dal 2018 collaboro con la NAC - Nuova Accademia di Cinema. Vado matta per il cantautorato anni '60-'70, le canzoni dei musical, le opere di klimt, il caffè e la carbonara.

By Elisa Cabiale

Fin da piccola mi interesso a qualsiasi cosa possa raccontarmi una storia, che sia un libro, un film o una canzone. Mi destreggio tra tanti interessi diversi, dal musical amatoriale (sono quella sullo sfondo) alle gite per musei. Dal 2019 sono dottoressa in Scienze dei beni culturali e attualmente frequento il corso di laurea magistrale in lettere moderne. Nel 2015 comincio a scrivere per la Junk Food Films, mentre dal 2018 collaboro con la NAC - Nuova Accademia di Cinema. Vado matta per il cantautorato anni '60-'70, le canzoni dei musical, le opere di klimt, il caffè e la carbonara.

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