A tu per tu con il duo electro-pop romano, in uscita con il loro nuovo singolo “Via del Macello

Si intitola “Che Diamine” il disco d’esordio di Andrea Purpura e Niccolò Cesanelli, al secolo Diamine, la cui uscita è prevista il prossimo 1° maggio. Ad anticiparlo è il singolo “Via del Macello”, prodotto da Federico Nardelli, un brano dal sound ipnotico, coinvolgente e accattivante, che evidenzia lo stile fresco e originale del duo elettro-pop romano. Approfondiamo la loro conoscenza.

Ciao ragazzi, benvenuti. Partiamo dal vostro nuovo singolo “Via del Macello”, cosa racconta?

«”Via del Macello” è un dubbio, è il dubbio. Un uomo si chiede, in una sua giornata qualunque, cosa è autentico, cosa è attendibile di quello che sta sentendo e cosa invece è solo indotto dall’esterno. Infondo se l’amore fosse solo chimica l’MDMA sarebbe amore, giusto? C’è qualcosa che ci sfugge, c’è qualcosa di più alto a cui non possiamo neanche ambire ma siamo così presuntuosi che evitiamo disperatamente tutto quello che non è conosciuto. Questo brano invece si fa un bagno nell’incertezza più totale con la leggerezza di un bambino che non ha paura e non si interessa più di tanto al suo personale destino». 

A livello musicale, invece, cosa aggiunge questo brano rispetto ai precedenti “Bolle di sapone”, “Ma di che” e “Isolamento”?

«Ogni brano ha la sua esperienza, cosa aggiunge alla nostra vita un giorno in più? Sono esperienze si spera il più possibile intense, l’unica cosa che di certo abbiamo».

Pensate di aver trovato una vostra direzione artistica o, più semplicemente, ne siete ancora alla ricerca?

«Un giorno un ragazzo chiese a Diamine: “E’ più vicina Latina o la luna? Diamine rispose: “La luna, perché la luna posso vederla alzando la testa”. Della nostra direzione futura non ne abbiamo traccia quindi ci limitiamo a fare musica lasciandoci sempre ogni porta aperta. Di sicuro la ritmica per noi è il passo che ci consente di rappresentare il movimento che le nostre teste di legno fanno».

Come vi siete conosciuti e quando avete deciso di mettere in piedi il vostro progetto?

«Ci siamo conosciuti alle scuole medie, siamo stati insieme in trincea e poi abbiamo deposto i nostri strumenti a mano per un esercito di musicisti virtuali di cui disponiamo grazie a Prometeo. Abbiamo deciso nel 2017 di dimenticarci e ricominciare con un senso critico diverso e una consapevolezza che a 20 anni non avevamo di certo».

Quali ascolti hanno influenzato e accompagnato i vostri rispettivi percorsi?

«Sarebbe una lista infinita, siamo stati influenzati da qualsiasi cosa e poi abbiamo cercato di abbandonare i nostri riferimenti per viaggiare più leggeri».

In questo ultimo periodo stiamo vivendo una situazione inedita a livello mondiale, l’emergenza Covid-19 ha mutando, seppur momentaneamente, la nostra quotidianità. Come state vivendo tutto questo?

«La natura sta cominciando a farsi sentire, vuole ricordarci la sua superiorità su di noi. Non siamo invincibili come credevamo e sarà bene ricordarcelo. Ora che sappiamo quanto fragili sono le cose a cui dedichiamo la vita improvvisamente ci rendiamo conto che avere un’arte, una passione o semplicemente comunicare tra esseri viventi sia un privilegio del tutto raro. Crediamo che la tecnologia possa aiutarci soprattutto in questo, abbiamo a disposizione una quantità infinita di informazioni e possibilità che fino a ieri venivano sfruttate soltanto per un profitto più grande e più rapido. Se smettiamo di trattare il mondo come roba da buttare lo stesso faremo con il genere umano».

Se dovessimo trovare un aspetto positivo da tutta questa situazione, in cosa lo individuereste?

«I lati negativi li conosciamo tutti ed è per questo che già nella risposta precedente abbiamo evidenziato le possibilità che stiamo vivendo. Siamo ben consapevoli che non tutti hanno gli strumenti per coglierli ma per molti è già inevitabile». 

Il prossimo primo maggio uscirà il vostro album d’esordio “Che Diamine”, cosa dobbiamo aspettarci a riguardo?

«Si tratta di un lavoro molto onesto, risultato della nostra personale ricerca della felicità che comincia con il saper guardare in faccia cosa felicità non è affatto. Abbiamo sperimentato linguaggi diversi, sentiamo la necessità di essere essenziali e ogni brano ha la sua virtù, il suo demone».

Per concludere, a chi si rivolge oggi la vostra musica e a chi vi piacerebbe arrivare in futuro?

«Scriviamo per l’uomo del futuro, gente che si fa domande e si gode la vita con passione, “chi ha già tutte le risposte ha sicuramente sbagliato le domande”».

© foto di Sara Pellegrino

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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