Esposito: “Il mio disco parla di relazioni, di amore, di viaggi e paranoie” – INTERVISTA

A tu per tu con il cantautore toscano, fuori con il disco “Biciclette rubate“, contenente dieci inediti

Si intitola Biciclette rubate il nuovo album di Diego Esposito, prodotto da Riccardo “Deepa” Di Paola, realizzato da iCompany/luovo. Dopo aver partecipato ai provini e agli home visit di X Factor nel 2015, aver vinto per due edizioni consecutive Area Sanremo, sia nel 2016 che nel 2017, e fatto parte del cast del Concertone del Primo Maggio nel 2018, il cantautore toscano affronta questo 2019 con un nuovo progetto in studio, che contiene i seguenti dieci inediti: “Bollani”, “Voglio stare con te”, l’omonima title track, “La casa di Margò”, “Solo quando sei ubriaca”, “Le canzoni tristi”, “Diego”, “L’amore cos’è”, “Marina di Pisa” e “Le viole”. Approfondiamo la sua conoscenza.

Ciao Diego, “Biciclette rubate” è il tuo nuovo album, cosa racconta?

«“Biciclette Rubate” parla di un senso di smarrimento che da sempre porto con me, pensavo che questa sensazione si alleviasse crescendo, invece sembra sempre peggio».

Da quali idee iniziali sei partito e a quali conclusioni sei arrivato?

«Ho iniziato a scrivere i brani di questo disco in maniera molto libera, non ho pensato troppo durante la creazione di questo lavoro. La conclusione è che mi piace molto di più di quanto pensassi, quindi ne sto scrivendo un altro».

A livello di tematiche, cosa hai voluto portare con te all’interno di questo tuo nuovo bagaglio musicale?

«“Biciclette Rubate” parla di relazioni, di amore, di viaggi e paranoie».

Dal punto di vista musicale, invece, quali sonorità hai voluto abbracciare?

«Dal punto di vista musicale ho cercato di sperimentare un po’ di più con i synth e l’elettronica in generale, di sicuro rispetto al mio primo disco questo è un po’ più “prodotto”».

Cosa lega e cosa differenzia le dieci tracce presenti?

«Ogni traccia parla di luoghi, forse è questo che  le lega fra loro, la cosa che le differenzia è il punto di vista. Si può dire che è un disco abbastanza romantico, si parla spesso di amore, ma in situazioni diverse».

Facciamo un passo indietro, e come hai scoperto la tua passione per la musica?

«Da bambino spesso giocavo da solo, canticchiavo melodie che inventavo così per gioco, ero un piccolo disagio ambulante. Di sicuro in quei pomeriggi assolati ed isolati ho capito di avere una predisposizione per la musica».

C’è un incontro che reputi fondamentale per la tua carriera?

«Ci sono stati molti incontri fondamentali per la mia carriera, forse uno dei più importanti è stato quello con Romina De Luca, è stata la mia prima Manager, ma soprattutto la prima persona che ha creduto veramente in me, mi ha insegnato a credere in me stesso, può sembrare banale ma è una cosa importante, non è facile credere in se stessi».

Ti senti rappresentato dall’attuale settore discografico?

«È una domanda molto difficile, in parte si, però è un argomento molto vasto. Ci sono molte realtà discografiche differenti tra loro. Di sicuro mi sento ben rappresentato dalla mia label attuale».

Come se la sta passando il cantautorato italiano?

«Io direi benone, oggi c’è una concorrenza spietata, tutte le settimane escono fuori nuovi progetti musicali. Forse siamo troppi, però secondo me questa cosa è positiva per la musica, alza il livello delle composizioni. Mi piace molto ascoltare la musica di oggi, la trovo brillante e piena di ispirazione. Fino a poco tempo fa ero costretto ad ascoltare cose di vent’anni fa almeno».

Dove vuoi arrivare con “Biciclette rubate”?

«Non credo che questo sia il disco della vita, è un passaggio importante che mi porterà fin dove può, per poi arrivare al prossimo disco che è già in lavorazione».

In che direzione pedalerà, d’ora in poi, la tua musica?

«La mia musica andrà sempre dove deciderà di andare, senza pensare troppo. Nel concreto ci saranno un po’ di date con questo album, nei giorni liberi mi chiudo in studio per lavorare a cose nuove, di sicuro a breve avrete notizie su un cortometraggio davvero fico che avrà le mie musiche».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Nico Donvito

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