Dimartino omaggia García Lorca nell’inedito “Agua, ¿dónde vas?”
Tempo di nuova musica per Dimartino che omaggia García Lorca nell’inedito “Agua, ¿dónde vas?”, tratto dall’album “L’improbabile piena dell’Oreto”
Dopo aver annunciato il ritorno discografico con “L’improbabile piena dell’Oreto”, in uscita l’8 maggio, Dimartino svela un nuovo tassello del progetto: da oggi è disponibile su tutte le piattaforme digitali “Agua, ¿dónde vas?”, un nuovo brano inedito che trasforma in musica una delle poesie più evocative di Federico García Lorca, accompagnato da un videoclip di animazione creato dall’artista Giulia Conoscenti che ne estende l’immaginario visivo portando sullo schermo il ciclo dell’acqua immaginandola come una ninfa che muore e rinasce in un fiume.
“Agua, ¿dónde vas?” fa parte di un disco costruito attorno all’immaginario del fiume e dello scorrere, la scelta di confrontarsi con Lorca nasce così in modo naturale: la sua scrittura, profondamente simbolica, si intreccia con il cuore tematico del progetto, amplificandone la dimensione poetica e metafisica.
In “Agua, ¿dónde vas?” una voce invisibile interroga l’acqua, chiedendole la direzione del suo fluire. È una domanda semplice, quasi infantile, che nei versi di Lorca si trasforma in una riflessione vertiginosa sul tempo, sul desiderio di tornare indietro e sull’impossibilità di trattenere ciò che scorre. Il movimento dell’acqua diventa così metafora dell’esistenza: un continuo perdersi, trasformarsi.
Accanto a Dimartino e al produttore Roberto Cammarata, il brano vede anche il contributo di Alessandro Trabace agli archi e di un coro di cinque voci femminili guidate da Serena Ganci, che restituiscono alla poesia una dimensione corale e popolare, quasi rituale.
«Ho pubblicato questa canzone in prossimità del 25 aprile – racconta Dimartino sui social – perché 90 anni fa Lorca è stato vittima di un pensiero fascista che ha fatto fuori artisti e intellettuali simile a quello di cui nove anni dopo ci siamo liberati noi».
Dimartino aggiunge un nuovo elemento al mosaico de “L’improbabile piena dell’Oreto”, proseguendo un percorso artistico che unisce scrittura personale e suggestioni letterarie, e che trova nella musica un luogo in cui il tempo può essere attraversato, interrogato e, per un istante, sospeso.