Dimartino, tutto quello che c’è da sapere su “L’improbabile piena dell’Oreto”

Dimartino

Tempo di nuova musica per Dimartino che, a partire da venerdì 8 maggio 2026, ha reso disponibile il suo nuovo disco intitolato “L’improbabile piena dell’Oreto”

Esce oggi, venerdì 8 maggio, a sette anni dal precedente “Afrodite”, il nuovo album Dimartino, intitolato “L’improbabile piena dell’Oreto” (Numero Uno / Sony Music), il suo quinto lavoro in studio. Un ritorno alla dimensione solista che prende forma come un flusso continuo, un racconto sonoro in cui le canzoni si susseguono senza interruzioni, inseguendo l’idea di un movimento costante, organico, naturale.

Al centro del disco c’è il fiume, inteso come immagine simbolica e narrativa: luogo di mistero, trasformazione e accumulo, capace di custodire tanto l’oro quanto i rifiuti, attraversato da leggende e presenze immaginarie. Un immaginario che affonda anche nella memoria personale, come quella della creatura mitologica “u sugghio”, un anfibio dal corpo di lucertola e testa umana, evocata nei racconti familiari e oggi riprodotta nell’artwork del disco dall’artista Igor Scalisi Palminteri.

Il fiume diventa così una rappresentazione visiva del tempo che scorre e una chiave di lettura dell’intero progetto. Nei testi emerge un’atmosfera sospesa, vicina al realismo magico, dove luoghi reali e dimensioni interiori si sovrappongono: Maredolce, quartiere di Palermo, si trasforma in una cura immaginaria, mentre l’Oreto, con la sua duplice natura, tra degrado e vitalità, diventa metafora di una piena possibile, emotiva prima ancora che fisica.

Scritto tra Milano e Palermo in un periodo di profondo cambiamento personale, il disco raccoglie frammenti di memoria e inquietudini contemporanee, intrecciando l’incoscienza dell’adolescenza con le paure dell’età adulta. Ne nasce un racconto intimo e stratificato, che si interroga sulla possibilità stessa di emozionarsi nel presente.

La lavorazione del disco è strettamente legata ai luoghi: registrato nei pressi del quartiere Oreto di Palermo, prende forma anche dall’osservazione quotidiana del fiume, lento e silenzioso sotto un cavalcavia. Alcune tracce sono state incise in presa diretta, seguendo un “tempo” irregolare ispirato al flusso dell’acqua, ricreato attraverso synth analogici.

Prodotto da Roberto Cammarata, “L’improbabile piena dell’Oreto” costruisce la propria identità sonora attorno a un nucleo essenziale, in cui la chitarra è protagonista e gli arrangiamenti si sviluppano per sottrazione, lasciando spazio alle pause e alla naturalezza del suono.

Attorno a questo centro si muovono presenze musicali intermittenti: un coro di cinque voci femminili, una piccola orchestra, incursioni di elettronica organica. Il disco include anche momenti di sperimentazione, come l’adattamento musicale della poesia “Agua, ¿dónde vas?” di Federico García Lorca e l’inserimento di suggestioni tratte da “Cuore di tenebra” di Joseph Conrad, affidate alle voci del coro.

A rafforzare l’idea di continuità, ogni brano si prolunga in una coda strumentale che introduce il successivo, accompagnando l’ascolto in un unico respiro.

“L’oro del fiume” è il brano di apertura del disco, ne definisce immediatamente coordinate sonore e narrative: una ballad folk delicata costruita attorno a un arpeggio di chitarra dal sapore quasi popolare, su cui si innestano elementi di elettronica organica e mellotron. Il brano racconta la storia di un cercatore d’oro fermo nel mezzo del fiume, immerso in una riflessione sul senso della propria ricerca. La figura diventa metafora dell’uomo contemporaneo, spesso così concentrato sugli obiettivi da perdere il contatto con il tempo che scorre. Il gesto finale, lasciare l’oro nel mistero del fiume, introduce la prospettiva dell’intero album, che invita a sospendere la ricerca per tornare ad abitare il flusso. Nel finale, una chitarra classica accompagna il passaggio alla traccia successiva, rafforzando l’idea di continuità.

Scritto da Alessandra Locatelli
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